The chapter analyzes the complex definition and transformation of Rome's historic center, highlighting how it has been shaped by millennia of stratification and often contradictory urban planning choices. The delimitation of Rome's historic center presents objective difficulties: using 1870 as a temporal watershed, it emerges that the Renaissance-Baroque urban structure (16th-17th centuries) substantially coincides with the pre-unification city. Subsequent expansions (Viviani Plans 1873-1883, Sanjust Plan 1909, 1931 Plan) progressively distanced the center from the contemporary city, creating a fracture that consolidated through "oil stain" expansion along the consular roads and a monocentric structure with peripheries up to 20 km distant. While preservation culture was gaining ground nationally (Gubbio Charter 1960), Rome experienced a paradox: the historic center was being "rediscovered" precisely when it had already undergone irreversible transformations. The cultural debate of the 1960s-70s emphasized the need to protect not only physical structures but also the socioeconomic fabric; however, the envisaged social policies (Law 457/1978, protection of artisanal activities) were only sporadically implemented. The 1970s-80s, under the Argan and Petroselli administrations, witnessed recovery attempts (first intervention: Tor di Nona 1977-78) and innovative cultural policies (Roman Summer), yet simultaneously an ante litteram gentrification process began, with displacement of the original population through renovations that rendered properties inaccessible to previous residents. From the 2000 Jubilee and with the advent of Airbnb, the process accelerated: the historic center progressively emptied of stable residents in favor of "transitory" populations (tourists, diplomatic personnel, temporary workers). Short-term rentals established a "rentier logic" that transforms the historic center into a source of differential rent, dismantling the social and economic fabric and making the center be perceived as distant and disconnected from inhabitants' daily life. Rome's historic center thus emerges as a "social and political construction" rather than a physical place, an arena of perpetual contestation between preservation and transformation, where effective protection would require simultaneous attention to architectural "shells," urban functions, and social fabric, recognizing the interdependence between center and city as a whole—a principle systematically ignored in Roman urban policies.

Il capitolo analizza la complessa definizione e trasformazione del centro storico di Roma, evidenziando come questo sia stato plasmato da stratificazioni millenarie e da scelte urbanistiche spesso contraddittorie. La delimitazione del centro storico romano presenta difficoltà oggettive: utilizzando il 1870 come spartiacque temporale, emerge che la struttura urbana rinascimentale-barocca (XVI-XVII secolo) coincide sostanzialmente con quella preunitaria. Le espansioni successive (Piani Viviani 1873-1883, Piano Sanjust 1909, Piano 1931) hanno progressivamente allontanato il centro dalla città contemporanea, creando una frattura che si è consolidata attraverso l'espansione "a macchia d'olio" lungo le vie consolari e una struttura monocentrica con periferie distanti fino a 20 km. Mentre a livello nazionale si affermava la cultura della tutela (Carta di Gubbio 1960), a Roma si verificava un paradosso: il centro storico veniva “riscoperto” proprio quando aveva già subito trasformazioni irreversibili. Il dibattito culturale degli anni '60-'70 evidenziava la necessità di tutelare non solo le strutture fisiche ma anche il tessuto socioeconomico, tuttavia le politiche sociali previste (Legge 457/1978, tutela attività artigianali) furono attuate solo sporadicamente. Gli anni '70-'80, sotto le giunte Argan e Petroselli, videro tentativi di recupero (primo intervento: Tor di Nona 1977-78) e politiche culturali innovative (Estate Romana), ma simultaneamente iniziava un processo di gentrification ante litteram, con sostituzione della popolazione originaria attraverso ristrutturazioni che rendevano gli immobili inaccessibili ai precedenti abitanti. Dal Giubileo del 2000, e con l’avvento di Airbnb, il processo si è accelerato: il centro storico si è progressivamente svuotato di residenti stabili a favore di popolazioni "transitorie" (turisti, personale diplomatico, addetti temporanei). Gli short-term rentals hanno affermato una "logica dei rentier" che trasforma il centro storico in fonte di rendita, disgregando il tessuto sociale ed economico e trasformando il centro, che è percepito come sempre più “distante” dalla vita quotidiana degli abitanti. Il centro storico romano emerge così come “costruzione sociale e politica” più che come luogo fisico, teatro di perpetua contesa tra conservazione e trasformazione, dove la tutela efficace richiederebbe attenzione simultanea a "involucri" edilizi, funzioni urbane e tessuto sociale, riconoscendo l'interdipendenza tra centro e città intera - principio sistematicamente ignorato nelle politiche urbane romane.

Centri storici in trasformazione - Roma / Pizzo, Barbara. - (2024), pp. 51-64.

Centri storici in trasformazione - Roma

Barbara Pizzo
2024

Abstract

The chapter analyzes the complex definition and transformation of Rome's historic center, highlighting how it has been shaped by millennia of stratification and often contradictory urban planning choices. The delimitation of Rome's historic center presents objective difficulties: using 1870 as a temporal watershed, it emerges that the Renaissance-Baroque urban structure (16th-17th centuries) substantially coincides with the pre-unification city. Subsequent expansions (Viviani Plans 1873-1883, Sanjust Plan 1909, 1931 Plan) progressively distanced the center from the contemporary city, creating a fracture that consolidated through "oil stain" expansion along the consular roads and a monocentric structure with peripheries up to 20 km distant. While preservation culture was gaining ground nationally (Gubbio Charter 1960), Rome experienced a paradox: the historic center was being "rediscovered" precisely when it had already undergone irreversible transformations. The cultural debate of the 1960s-70s emphasized the need to protect not only physical structures but also the socioeconomic fabric; however, the envisaged social policies (Law 457/1978, protection of artisanal activities) were only sporadically implemented. The 1970s-80s, under the Argan and Petroselli administrations, witnessed recovery attempts (first intervention: Tor di Nona 1977-78) and innovative cultural policies (Roman Summer), yet simultaneously an ante litteram gentrification process began, with displacement of the original population through renovations that rendered properties inaccessible to previous residents. From the 2000 Jubilee and with the advent of Airbnb, the process accelerated: the historic center progressively emptied of stable residents in favor of "transitory" populations (tourists, diplomatic personnel, temporary workers). Short-term rentals established a "rentier logic" that transforms the historic center into a source of differential rent, dismantling the social and economic fabric and making the center be perceived as distant and disconnected from inhabitants' daily life. Rome's historic center thus emerges as a "social and political construction" rather than a physical place, an arena of perpetual contestation between preservation and transformation, where effective protection would require simultaneous attention to architectural "shells," urban functions, and social fabric, recognizing the interdependence between center and city as a whole—a principle systematically ignored in Roman urban policies.
2024
Centri storici in trasformazione
978-88-290-2424-7
Il capitolo analizza la complessa definizione e trasformazione del centro storico di Roma, evidenziando come questo sia stato plasmato da stratificazioni millenarie e da scelte urbanistiche spesso contraddittorie. La delimitazione del centro storico romano presenta difficoltà oggettive: utilizzando il 1870 come spartiacque temporale, emerge che la struttura urbana rinascimentale-barocca (XVI-XVII secolo) coincide sostanzialmente con quella preunitaria. Le espansioni successive (Piani Viviani 1873-1883, Piano Sanjust 1909, Piano 1931) hanno progressivamente allontanato il centro dalla città contemporanea, creando una frattura che si è consolidata attraverso l'espansione "a macchia d'olio" lungo le vie consolari e una struttura monocentrica con periferie distanti fino a 20 km. Mentre a livello nazionale si affermava la cultura della tutela (Carta di Gubbio 1960), a Roma si verificava un paradosso: il centro storico veniva “riscoperto” proprio quando aveva già subito trasformazioni irreversibili. Il dibattito culturale degli anni '60-'70 evidenziava la necessità di tutelare non solo le strutture fisiche ma anche il tessuto socioeconomico, tuttavia le politiche sociali previste (Legge 457/1978, tutela attività artigianali) furono attuate solo sporadicamente. Gli anni '70-'80, sotto le giunte Argan e Petroselli, videro tentativi di recupero (primo intervento: Tor di Nona 1977-78) e politiche culturali innovative (Estate Romana), ma simultaneamente iniziava un processo di gentrification ante litteram, con sostituzione della popolazione originaria attraverso ristrutturazioni che rendevano gli immobili inaccessibili ai precedenti abitanti. Dal Giubileo del 2000, e con l’avvento di Airbnb, il processo si è accelerato: il centro storico si è progressivamente svuotato di residenti stabili a favore di popolazioni "transitorie" (turisti, personale diplomatico, addetti temporanei). Gli short-term rentals hanno affermato una "logica dei rentier" che trasforma il centro storico in fonte di rendita, disgregando il tessuto sociale ed economico e trasformando il centro, che è percepito come sempre più “distante” dalla vita quotidiana degli abitanti. Il centro storico romano emerge così come “costruzione sociale e politica” più che come luogo fisico, teatro di perpetua contesa tra conservazione e trasformazione, dove la tutela efficace richiederebbe attenzione simultanea a "involucri" edilizi, funzioni urbane e tessuto sociale, riconoscendo l'interdipendenza tra centro e città intera - principio sistematicamente ignorato nelle politiche urbane romane.
centri storici; trasformazioni urbane; urbanistica; rendita urbana; tutela e recupero; abitare temporaneo; short term rental, Roma
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Centri storici in trasformazione - Roma / Pizzo, Barbara. - (2024), pp. 51-64.
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