Durante la prima metà del Cinquecento l’architettura francese vive ancora un momento di interazione tra Flamboyant e Rinascimento. La natura addizionale degli impianti dei castelli, residenze principali dei sovrani e della nobiltà, dà luogo a edifici i cui corpi di fabbrica, in genere appartenenti a campagne costruttive diverse, cingono corti irregolari, sia nelle disposizioni planimetriche sia nelle soluzioni dei prospetti, tanto nell’impaginato quanto nel dettaglio ornamentale. Si tratta di un presupposto fondamentale per comprendere il carattere ancora estremamente libero dell’architettura francese del primo Rinascimento, in cui maestranze formatesi nei cantieri tardogotici accolgono motivi ornamentali derivati dall’esperienza italiana del XV secolo, principalmente di area lombarda e toscana, declinandoli sempre con grande varietà e invenzione. Questo modus operandi, che appare legato più alla prassi esecutiva che non a una volontà di varietas di derivazione albertiana, viene mantenuto anche nel caso dell’adozione di schemi compositivi regolari, caratterizzati sempre da continue variazioni nel dettaglio ornamentale. Il saggio esaminerà alcuni esempi di facciate o di microarchitetture in cui schemi compositivi simmetrici o regolari accolgono variazioni linguistiche nel dettaglio ornamentale e si interrogherà su come questa modalità, indice della continuità nella prassi esecutiva delle maestranze, abbia potuto influenzare anche la progettazione ex novo degli edifici, passando dalla scala del dettaglio a quella dell’impaginato delle facciate, regolari per dimensioni e proporzioni, ma in cui una “varietas progettata” si manifesta nei ritmi generati dagli ordini architettonici e dalla loro alternanza con i pieni e i vuoti.
Consapevole varietas o fantasia delle maestranze? Riflessioni sull’architettura francese del primo Rinascimento / Bardati, Flaminia. - (2025), pp. 243-256.
Consapevole varietas o fantasia delle maestranze? Riflessioni sull’architettura francese del primo Rinascimento
Bardati, Flaminia
2025
Abstract
Durante la prima metà del Cinquecento l’architettura francese vive ancora un momento di interazione tra Flamboyant e Rinascimento. La natura addizionale degli impianti dei castelli, residenze principali dei sovrani e della nobiltà, dà luogo a edifici i cui corpi di fabbrica, in genere appartenenti a campagne costruttive diverse, cingono corti irregolari, sia nelle disposizioni planimetriche sia nelle soluzioni dei prospetti, tanto nell’impaginato quanto nel dettaglio ornamentale. Si tratta di un presupposto fondamentale per comprendere il carattere ancora estremamente libero dell’architettura francese del primo Rinascimento, in cui maestranze formatesi nei cantieri tardogotici accolgono motivi ornamentali derivati dall’esperienza italiana del XV secolo, principalmente di area lombarda e toscana, declinandoli sempre con grande varietà e invenzione. Questo modus operandi, che appare legato più alla prassi esecutiva che non a una volontà di varietas di derivazione albertiana, viene mantenuto anche nel caso dell’adozione di schemi compositivi regolari, caratterizzati sempre da continue variazioni nel dettaglio ornamentale. Il saggio esaminerà alcuni esempi di facciate o di microarchitetture in cui schemi compositivi simmetrici o regolari accolgono variazioni linguistiche nel dettaglio ornamentale e si interrogherà su come questa modalità, indice della continuità nella prassi esecutiva delle maestranze, abbia potuto influenzare anche la progettazione ex novo degli edifici, passando dalla scala del dettaglio a quella dell’impaginato delle facciate, regolari per dimensioni e proporzioni, ma in cui una “varietas progettata” si manifesta nei ritmi generati dagli ordini architettonici e dalla loro alternanza con i pieni e i vuoti.| File | Dimensione | Formato | |
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