La mostra Check List – Luanda Pop organizzata all’interno della Biennale di Venezia del 2007 come “Padiglione africano” viene considerata la prima partecipazione nazionale dell’Africa subsahariana all’interno del palinsesto ufficiale della rassegna. Già nel 1922 in realtà, la Biennale aveva ospitato – nel contesto profondamente diverso di un’Italia colonialista e che si preparava al ventennio fascista – una mostra di scultura africana largamente contestata e presto dimenticata. Il mio saggio si propone dunque di ripercorrere le ragioni della mostra del 2007, costruita su una selezione della collezione privata angolana Sindika Dokolo, le scelte curatoriali di Simon Njami e Fernando Alvim e le problematicità sollevate dall’occasione, in primo luogo dalla decisione di creare un unico padiglione per un intero continente. Si darà particolare rilievo all’accoglienza della mostra sulla stampa nazionale e internazionale e nell’ambiente artistico italiano alla luce dell’emersione di una sensibilità postcoloniale e multiculturale, mantenendo un dialogo con il precedente storico del 1922 e con il lungo silenzio degli 85 anni nel mezzo
Check List Luanda Pop. Il Padiglione africano alla Biennale di Venezia del 2007 / Beatrice, Giulia. - (2025), pp. 146-156.
Check List Luanda Pop. Il Padiglione africano alla Biennale di Venezia del 2007
Giulia Beatrice
2025
Abstract
La mostra Check List – Luanda Pop organizzata all’interno della Biennale di Venezia del 2007 come “Padiglione africano” viene considerata la prima partecipazione nazionale dell’Africa subsahariana all’interno del palinsesto ufficiale della rassegna. Già nel 1922 in realtà, la Biennale aveva ospitato – nel contesto profondamente diverso di un’Italia colonialista e che si preparava al ventennio fascista – una mostra di scultura africana largamente contestata e presto dimenticata. Il mio saggio si propone dunque di ripercorrere le ragioni della mostra del 2007, costruita su una selezione della collezione privata angolana Sindika Dokolo, le scelte curatoriali di Simon Njami e Fernando Alvim e le problematicità sollevate dall’occasione, in primo luogo dalla decisione di creare un unico padiglione per un intero continente. Si darà particolare rilievo all’accoglienza della mostra sulla stampa nazionale e internazionale e nell’ambiente artistico italiano alla luce dell’emersione di una sensibilità postcoloniale e multiculturale, mantenendo un dialogo con il precedente storico del 1922 e con il lungo silenzio degli 85 anni nel mezzoI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


