Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974) è stata una progettista di parchi e giardini, scrittrice di saggi e articoli su riviste1, docente alla Scuola Professionale Giardinieri del Governatorato di Roma e membro attivo di associazioni internazionali. Le sue molteplici attività hanno avuto un ruolo significativo nell’affermazione, in Italia, dell’architettura del paesaggio come disciplina autonoma, con un proprio campo di azione e specifiche competenze, differenti da quelle dell’orticoltura, del giardinaggio, dell’architettura e dell’urbanistica. Dai primi articoli su Domus negli anni ’30, al convegno internazionale a Bagni di Lucca nel 1973, Parpagliolo sottolineò sempre con forza il contributo dell’architettura del paesaggio per far fronte a processi in rapida evoluzione che mettevano in crisi rapporti di equilibrio di lunga durata tra uomo e ambiente; per interpretare nuove esigenze di vita all’aperto e di benessere individuale e collettivo; per risanare, dal punto di vista ecologico e sociale, le grandi aree urbane2. Allo sviluppo di un pensiero originale, moderno, internazionale, aperto al dialogo interdisciplinare e ancora oggi attuale, contribuirono indubbiamente le attività di ricerca, progetto e impegno istituzionale condotte oltre i confini nazionali. L’adesione al British Institute of Landscape Architects (1934), i viaggi in Germania (1935-36), la partecipazione ai Congressi internazionali di Parigi e Berlino (1937-38), le collaborazioni con la paesaggista Sylvia Crowe (1946-54) permisero a Parpagliolo di sviluppare una visione più ampia delle competenze dell’architetto del paesaggio. L’ambiente anglosassone, in particolare, alimentò in Parpagliolo la consapevolezza che per essere un moderno architetto del paesaggio, fosse necessario superare la logica ornamentale, ancora dominante nella cultura italiana, attraverso l’interpretazione progettuale del contesto ambientale, dei dinamismi naturali, l’integrazione tra competenze scientifiche e sensibilità estetica. I contatti internazionali e le collaborazioni con colleghi di altre nazioni le permisero inoltre di sviluppare una riflessione critica sulla tradizione del giardino italiano e le nuove istanze internazionali di modernità.3
Maria Teresa Parpagliolo, la dimensione internazionale della architettura del paesaggio del primo ’900 / Imbroglini, Cristina. - (2025), pp. 203-208.
Maria Teresa Parpagliolo, la dimensione internazionale della architettura del paesaggio del primo ’900
Cristina Imbroglini
2025
Abstract
Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974) è stata una progettista di parchi e giardini, scrittrice di saggi e articoli su riviste1, docente alla Scuola Professionale Giardinieri del Governatorato di Roma e membro attivo di associazioni internazionali. Le sue molteplici attività hanno avuto un ruolo significativo nell’affermazione, in Italia, dell’architettura del paesaggio come disciplina autonoma, con un proprio campo di azione e specifiche competenze, differenti da quelle dell’orticoltura, del giardinaggio, dell’architettura e dell’urbanistica. Dai primi articoli su Domus negli anni ’30, al convegno internazionale a Bagni di Lucca nel 1973, Parpagliolo sottolineò sempre con forza il contributo dell’architettura del paesaggio per far fronte a processi in rapida evoluzione che mettevano in crisi rapporti di equilibrio di lunga durata tra uomo e ambiente; per interpretare nuove esigenze di vita all’aperto e di benessere individuale e collettivo; per risanare, dal punto di vista ecologico e sociale, le grandi aree urbane2. Allo sviluppo di un pensiero originale, moderno, internazionale, aperto al dialogo interdisciplinare e ancora oggi attuale, contribuirono indubbiamente le attività di ricerca, progetto e impegno istituzionale condotte oltre i confini nazionali. L’adesione al British Institute of Landscape Architects (1934), i viaggi in Germania (1935-36), la partecipazione ai Congressi internazionali di Parigi e Berlino (1937-38), le collaborazioni con la paesaggista Sylvia Crowe (1946-54) permisero a Parpagliolo di sviluppare una visione più ampia delle competenze dell’architetto del paesaggio. L’ambiente anglosassone, in particolare, alimentò in Parpagliolo la consapevolezza che per essere un moderno architetto del paesaggio, fosse necessario superare la logica ornamentale, ancora dominante nella cultura italiana, attraverso l’interpretazione progettuale del contesto ambientale, dei dinamismi naturali, l’integrazione tra competenze scientifiche e sensibilità estetica. I contatti internazionali e le collaborazioni con colleghi di altre nazioni le permisero inoltre di sviluppare una riflessione critica sulla tradizione del giardino italiano e le nuove istanze internazionali di modernità.3| File | Dimensione | Formato | |
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