La costruzione in architettura è preceduta da due momenti fondamentali: la misurazione, azione svolta al fine di rapportare la misura umana a quella dell’esistente, e il “fare spazio”, “vale a dire «creare radure», interpretazione largamente sovrapponibile a quella suggerita etimologicamente dalla lingua latina, che vede lo spazio come un essere aperto, ciò che rinvia di nuovo a un’azione capace di liberare un’area manipolando così il campo visuale.” Il fare spazio si distingue però dall’operazione dello svuotare: “in realtà, una volta che si approfondisce la questione, emerge con una certa chiarezza che i due termini non sono del tutto equivalenti. In qualche modo la parola vuoto è più complessiva di quella di spazio, comportando un incremento semantico relativo al fatto che il vuoto è l’esito di un’operazione effettuata sullo spazio, è la sua derivata prima.” Questa sottile differenza introduce il tema del vuoto come autentica materia dell’architettura. Lungi dall’essere mera assenza, il vuoto costituisce elemento costruttivo, pausa e astrazione: un “pieno invisibile” che ordina e misura. La storia urbana europea dimostra come il rapporto tra pieni e vuoti sia da sempre principio regolatore della forma. Dalle piazze rinascimentali alle corti barocche, dagli assi prospettici della città ottocentesca ai voids della modernità, la città prende corpo nell’equilibrio dinamico tra edificato e apertura.

Ridefinire il Margine: Pianificazione adattiva e spazi pubblici tra città, campagna e campus universitario. Il caso di Viterbo / Bigiotti, Stefano; Marucci, Alvaro; Santarsiero, Mariangela Ludovica. - (2025), pp. 4-7.

Ridefinire il Margine: Pianificazione adattiva e spazi pubblici tra città, campagna e campus universitario. Il caso di Viterbo

Stefano Bigiotti;mariangela ludovica santarsiero
2025

Abstract

La costruzione in architettura è preceduta da due momenti fondamentali: la misurazione, azione svolta al fine di rapportare la misura umana a quella dell’esistente, e il “fare spazio”, “vale a dire «creare radure», interpretazione largamente sovrapponibile a quella suggerita etimologicamente dalla lingua latina, che vede lo spazio come un essere aperto, ciò che rinvia di nuovo a un’azione capace di liberare un’area manipolando così il campo visuale.” Il fare spazio si distingue però dall’operazione dello svuotare: “in realtà, una volta che si approfondisce la questione, emerge con una certa chiarezza che i due termini non sono del tutto equivalenti. In qualche modo la parola vuoto è più complessiva di quella di spazio, comportando un incremento semantico relativo al fatto che il vuoto è l’esito di un’operazione effettuata sullo spazio, è la sua derivata prima.” Questa sottile differenza introduce il tema del vuoto come autentica materia dell’architettura. Lungi dall’essere mera assenza, il vuoto costituisce elemento costruttivo, pausa e astrazione: un “pieno invisibile” che ordina e misura. La storia urbana europea dimostra come il rapporto tra pieni e vuoti sia da sempre principio regolatore della forma. Dalle piazze rinascimentali alle corti barocche, dagli assi prospettici della città ottocentesca ai voids della modernità, la città prende corpo nell’equilibrio dinamico tra edificato e apertura.
2025
Urbanpromo 2025. Fare spazio, dare spazio in urbanistica
978-88-7603-270-7
pianificazione; ruralità; Viterbo
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Ridefinire il Margine: Pianificazione adattiva e spazi pubblici tra città, campagna e campus universitario. Il caso di Viterbo / Bigiotti, Stefano; Marucci, Alvaro; Santarsiero, Mariangela Ludovica. - (2025), pp. 4-7.
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