L’articolo si propone di indagare la metamorfosi della funzione pubblica nella tutela dell’ambiente, ricostruendone il passaggio da un modello di intervento limitativo dell’iniziativa economica privata ad uno propositivo, ove la tutela dell’ambiente diviene parametro interno di conformazione dell’ordinamento economico. La riforma costituzionale del’11 febbraio 2022, n. 1, unitamente all’attuazione del principio “do no significant harm”, segnano il punto di emersione di un paradigma che integra la sostenibilità ambientale nel tessuto di una c.d. “programmazione economica lato sensu” ridefinendo la ratio dell’intervento pubblico come funzione di orientamento e di mediazione tra interessi in conflitto. Tale mutamento, tuttavia, si colloca in un contesto di progressiva concentrazione decisionale, in cui la governance multilivello del PNRR e la logica emergenziale della transizione ecologica tendono a dilatare l’area della discrezionalità esecutiva e a ridurre la dialettica parlamentare a momento recessivo. L’articolo si propone di indagare la metamorfosi della funzione pubblica nella tutela dell’ambiente, ricostruendone il passaggio da un modello di intervento limitativo dell’iniziativa economica privata ad uno propositivo, ove la tutela dell’ambiente diviene parametro interno di conformazione dell’ordinamento economico. La riforma costituzionale del’11 febbraio 2022, n. 1, unitamente all’attuazione del principio “do no significant harm”, segnano il punto di emersione di un paradigma che integra la sostenibilità ambientale nel tessuto di una c.d. “programmazione economica lato sensu” ridefinendo la ratio dell’intervento pubblico come funzione di orientamento e di mediazione tra interessi in conflitto. Tale mutamento, tuttavia, si colloca in un contesto di progressiva concentrazione decisionale, in cui la governance multilivello del PNRR e la logica emergenziale della transizione ecologica tendono a dilatare l’area della discrezionalità esecutiva e a ridurre la dialettica parlamentare a momento recessivo. L’indagine evidenzia il rischio di una transizione “costituzionale” implicita, in cui la tutela ambientale, pur presentandosi come principio strutturale, viene attuata prevalentemente attraverso strumenti emergenziali e temporanei, con una normalizzazione dell’emergenza che può alterare l’equilibrio costituzionale e comprimere il principio di separazione dei poteri. In tale quadro, emerge la necessità di scongiurare che la transizione ambientale avvenga in un contesto di “transizione costituzionale”, a scapito dei principi costitutivi del costituzionalismo moderno.
Amministrazione e transizione ecologica. Il superamento della tutela dell'ambiente quale mero interesse-limite alla libertà economica privata. Una “transizione” tra vecchie e nuove contraddizioni / Cerquozzi, Flaviana. - (2025), pp. 243-279.
Amministrazione e transizione ecologica. Il superamento della tutela dell'ambiente quale mero interesse-limite alla libertà economica privata. Una “transizione” tra vecchie e nuove contraddizioni
Flaviana Cerquozzi
2025
Abstract
L’articolo si propone di indagare la metamorfosi della funzione pubblica nella tutela dell’ambiente, ricostruendone il passaggio da un modello di intervento limitativo dell’iniziativa economica privata ad uno propositivo, ove la tutela dell’ambiente diviene parametro interno di conformazione dell’ordinamento economico. La riforma costituzionale del’11 febbraio 2022, n. 1, unitamente all’attuazione del principio “do no significant harm”, segnano il punto di emersione di un paradigma che integra la sostenibilità ambientale nel tessuto di una c.d. “programmazione economica lato sensu” ridefinendo la ratio dell’intervento pubblico come funzione di orientamento e di mediazione tra interessi in conflitto. Tale mutamento, tuttavia, si colloca in un contesto di progressiva concentrazione decisionale, in cui la governance multilivello del PNRR e la logica emergenziale della transizione ecologica tendono a dilatare l’area della discrezionalità esecutiva e a ridurre la dialettica parlamentare a momento recessivo. L’articolo si propone di indagare la metamorfosi della funzione pubblica nella tutela dell’ambiente, ricostruendone il passaggio da un modello di intervento limitativo dell’iniziativa economica privata ad uno propositivo, ove la tutela dell’ambiente diviene parametro interno di conformazione dell’ordinamento economico. La riforma costituzionale del’11 febbraio 2022, n. 1, unitamente all’attuazione del principio “do no significant harm”, segnano il punto di emersione di un paradigma che integra la sostenibilità ambientale nel tessuto di una c.d. “programmazione economica lato sensu” ridefinendo la ratio dell’intervento pubblico come funzione di orientamento e di mediazione tra interessi in conflitto. Tale mutamento, tuttavia, si colloca in un contesto di progressiva concentrazione decisionale, in cui la governance multilivello del PNRR e la logica emergenziale della transizione ecologica tendono a dilatare l’area della discrezionalità esecutiva e a ridurre la dialettica parlamentare a momento recessivo. L’indagine evidenzia il rischio di una transizione “costituzionale” implicita, in cui la tutela ambientale, pur presentandosi come principio strutturale, viene attuata prevalentemente attraverso strumenti emergenziali e temporanei, con una normalizzazione dell’emergenza che può alterare l’equilibrio costituzionale e comprimere il principio di separazione dei poteri. In tale quadro, emerge la necessità di scongiurare che la transizione ambientale avvenga in un contesto di “transizione costituzionale”, a scapito dei principi costitutivi del costituzionalismo moderno.| File | Dimensione | Formato | |
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