Lo studio della categoria romana delle res in usu publico mostra come essa sfugga alla rigida classificazione tradizionale della divisio rerum. L’autore evidenzia che considerare tali beni semplicemente come una sottocategoria delle res publicae può apparire riduttivo: più correttamente, l’in publico usu esse rappresenta una condizione speciale delle cose, trasversale rispetto alle categorie giuridiche della classificazione delle cose, informate da un criterio di para-titolarità. Le res in usu publico sono beni destinati alla fruizione collettiva e caratterizzati da un regime di intangibilità e incommerciabilità, garantito da strumenti di tutela rafforzata e, spesso, diffusa; una tutela che garantisce l'utilitas publica, il benessere e la coesione della comunità civica, assicurando la pax hominum e l’ordinato svolgimento della vita sociale. L’autore mostra come, già in epoca arcaica, esistesse una pratica del relinquere: l’atto di “lasciare” certi spazi o beni fuori dai circuiti di gestione ordinaria e individuale; questa impostazione, di cui si ha evidenza sia nel campo civile che in quello religioso, rifletteva un’idea originaria di separazione e riserva collettiva delle cose necessarie alla sopravvivenza del gruppo. Le res divini iuris e le res in usu publico condividono così un medesimo fondamento: l'essere relictae, separate dalle altre, destinate nello specifico a nessun civis, e quindi a tutti. L’indagine si spinge infine alle radici più arcaiche di tale impostazione comunitaria, rintracciandone tracce nel linguaggio e nelle pratiche etrusche (da munis, moenia, commune), che influenzarono profondamente la nascita della civitas romana. In conclusione, il testo propone una rilettura del concetto di res in usu publico come manifestazione della coscienza collettiva romana, espressione di un ordine comunitario che unisce dimensione giuridica, sociale e religiosa sotto il principio del relinquere — lasciare per preservare e condividere.
RES PUBLICO USUI DESTINATAE: I BENI DI INTERESSE PUBBLICO A ROMA / Melone, M.. - (2025).
RES PUBLICO USUI DESTINATAE: I BENI DI INTERESSE PUBBLICO A ROMA
M. Melone
2025
Abstract
Lo studio della categoria romana delle res in usu publico mostra come essa sfugga alla rigida classificazione tradizionale della divisio rerum. L’autore evidenzia che considerare tali beni semplicemente come una sottocategoria delle res publicae può apparire riduttivo: più correttamente, l’in publico usu esse rappresenta una condizione speciale delle cose, trasversale rispetto alle categorie giuridiche della classificazione delle cose, informate da un criterio di para-titolarità. Le res in usu publico sono beni destinati alla fruizione collettiva e caratterizzati da un regime di intangibilità e incommerciabilità, garantito da strumenti di tutela rafforzata e, spesso, diffusa; una tutela che garantisce l'utilitas publica, il benessere e la coesione della comunità civica, assicurando la pax hominum e l’ordinato svolgimento della vita sociale. L’autore mostra come, già in epoca arcaica, esistesse una pratica del relinquere: l’atto di “lasciare” certi spazi o beni fuori dai circuiti di gestione ordinaria e individuale; questa impostazione, di cui si ha evidenza sia nel campo civile che in quello religioso, rifletteva un’idea originaria di separazione e riserva collettiva delle cose necessarie alla sopravvivenza del gruppo. Le res divini iuris e le res in usu publico condividono così un medesimo fondamento: l'essere relictae, separate dalle altre, destinate nello specifico a nessun civis, e quindi a tutti. L’indagine si spinge infine alle radici più arcaiche di tale impostazione comunitaria, rintracciandone tracce nel linguaggio e nelle pratiche etrusche (da munis, moenia, commune), che influenzarono profondamente la nascita della civitas romana. In conclusione, il testo propone una rilettura del concetto di res in usu publico come manifestazione della coscienza collettiva romana, espressione di un ordine comunitario che unisce dimensione giuridica, sociale e religiosa sotto il principio del relinquere — lasciare per preservare e condividere.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


