Il silenzio è un potente strumento retorico e performativo all'interno della stand-up comedy e in tale prospettiva si intende dimostrare la sua forza espressiva e sovversiva attraverso l’analisi di clip di spettacoli selezionati nello scenario internazionale. Eco (1984) cita Pirandello per distinguere comico e umorismo: il primo prevede una rottura di un frame comunicativo, mentre il secondo è il “sentimento” del contrario, dove si compie la critica sociale perché gioca, appunto con il far sentire e patire, non solo sull’ilarità. Comiche femministe come Chelsea Peretti utilizzano il silenzio in modo strategico come una pausa consapevole che costringe il pubblico a contemplare i tabù della società patriarcale, ispirandolo a fare inferenze abduttive affinché possa impegnarsi attivamente nella performance e riflettere. Il silenzio nella stand-up comedy crea anche momenti di tensione e anticipazione, pause fondamentali per la configurazione guidata degli effetti di senso patemici: per esempio, il “non saper cosa dire” di Stefano Rapone, sostanzia il modo di esistenza semiotico della virtualità che disorienta il pubblico perché non riesce ad aspettarsi un esito. In questo caso il silenzio ritma il processo di temporalizzazione e manipola gli esiti passionali che oscillano tra attesa, angoscia, imbarazzo, per poi giungere all’ilarità, la rumorosa sanzione positiva. Chi fa stand-up comedy usa il silenzio anche per dare ritmo alle reazioni del pubblico aspettando a riprendere parola finché non c’è la risata. Pertanto, l’assenza o pausa dell’interazione acquisisce a maggior ragione uno statuto metasemiotico, soprattutto se il silenzio costruisce strutture narrative parallele che riflettono questioni politiche e sociale da mettere alla berlina. Dati questi elementi si intende dimostrare come il silenzio comico contribuisca a costruire un dialogo con il pubblico, stabilendo un comune terreno di comprensione essenziale per la ricezione dell'umorismo.
Il silenzio della stand-up: forza espressiva e sovversiva / Terracciano, Bianca. - (2025).
Il silenzio della stand-up: forza espressiva e sovversiva
Terracciano, Bianca
2025
Abstract
Il silenzio è un potente strumento retorico e performativo all'interno della stand-up comedy e in tale prospettiva si intende dimostrare la sua forza espressiva e sovversiva attraverso l’analisi di clip di spettacoli selezionati nello scenario internazionale. Eco (1984) cita Pirandello per distinguere comico e umorismo: il primo prevede una rottura di un frame comunicativo, mentre il secondo è il “sentimento” del contrario, dove si compie la critica sociale perché gioca, appunto con il far sentire e patire, non solo sull’ilarità. Comiche femministe come Chelsea Peretti utilizzano il silenzio in modo strategico come una pausa consapevole che costringe il pubblico a contemplare i tabù della società patriarcale, ispirandolo a fare inferenze abduttive affinché possa impegnarsi attivamente nella performance e riflettere. Il silenzio nella stand-up comedy crea anche momenti di tensione e anticipazione, pause fondamentali per la configurazione guidata degli effetti di senso patemici: per esempio, il “non saper cosa dire” di Stefano Rapone, sostanzia il modo di esistenza semiotico della virtualità che disorienta il pubblico perché non riesce ad aspettarsi un esito. In questo caso il silenzio ritma il processo di temporalizzazione e manipola gli esiti passionali che oscillano tra attesa, angoscia, imbarazzo, per poi giungere all’ilarità, la rumorosa sanzione positiva. Chi fa stand-up comedy usa il silenzio anche per dare ritmo alle reazioni del pubblico aspettando a riprendere parola finché non c’è la risata. Pertanto, l’assenza o pausa dell’interazione acquisisce a maggior ragione uno statuto metasemiotico, soprattutto se il silenzio costruisce strutture narrative parallele che riflettono questioni politiche e sociale da mettere alla berlina. Dati questi elementi si intende dimostrare come il silenzio comico contribuisca a costruire un dialogo con il pubblico, stabilendo un comune terreno di comprensione essenziale per la ricezione dell'umorismo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


