Abstract Capitolo in volume: Dall’Educazione interculturale alla competenza globale: approccio pedagogico e quadro normativo Il testo esamina la significativa evoluzione dell'educazione interculturale, che da un approccio settoriale, spesso limitato alla gestione della diversità culturale in contesti locali, è passata a una prospettiva globale che riconosce l'interdipendenza tra le culture e l'urgenza di sviluppare competenze globali. Alla base di questo approccio pedagogico si trova un concetto di cultura inteso come dinamico e in continua evoluzione, un sistema aperto e permeabile che si arricchisce tramite il confronto e il dialogo, abbandonando ogni forma di dogmatismo. Il principio fondamentale è la convinzione che tutte le culture condividano l'appartenenza al genere umano, creando un terreno comune per principi universali come il rispetto e la cooperazione. Nei paesi influenzati dai fenomeni migratori, l'Educazione interculturale si è definita attorno a concetti chiave: Dialogo (essenziale per superare stereotipi e pregiudizi), Interazione (basata su esperienze concrete di collaborazione) e Integrazione (mirata a creare un sistema educativo inclusivo). A livello storico-normativo, l'educazione multiculturale nasce negli Stati Uniti per contrastare le disuguaglianze razziali. In Europa, dopo una prima strategia di multiculturalismo focalizzata sull'integrazione e il mantenimento dei legami con il paese d'origine dei figli dei lavoratori emigrati negli anni '70, si è affermata l'Educazione Interculturale nel senso moderno del termine, ribadita nella Conferenza di Dublino del 1983. Organismi internazionali come l'UNESCO e l'ONU hanno svolto un ruolo cruciale, promuovendo la cooperazione culturale per la pace. Momenti topici includono la Conferenza di Nairobi del 1976 e la Dichiarazione sulla razza e i pregiudizi razziali di Parigi del 1978, che ha riconosciuto la diversità come ricchezza e fondamento della convivenza umana. L'UNESCO ha continuato a rafforzare il suo impegno con la Dichiarazione mondiale sull'educazione per tutti (Jomtien 1990) e la Conferenza di Ginevra (1992), che ha sottolineato la necessità di valorizzare le esperienze culturali nel curriculum scolastico. Il Consiglio d’Europa ha recepito questa visione con documenti fondamentali, come la Raccomandazione n.18 del 1984, che chiedeva l'inclusione della dimensione interculturale nella formazione degli insegnanti, e la Global Education Charter (1997), che promuoveva l'uguaglianza e il rispetto delle altre forme culturali. La Carta individua ambiti cruciali per la convivenza, tra cui l'interdipendenza globale, lo sviluppo sostenibile, la consapevolezza ambientale e i diritti umani. Tali principi richiedono metodologie basate sull'interattività e la partecipazione attiva, volte a sviluppare una mentalità aperta e a contrastare stereotipi e pregiudizi. Il Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa ha definito l'Educazione Interculturale (EI) come "un’educazione che apre gli occhi ai cittadini sulle realtà del mondo e li impegna a partecipare alla realizzazione di un mondo più giusto e più equo". La successiva Dichiarazione di Maastricht (2002) ha ribadito l'importanza di incrementare i fondi per l'EI e di promuovere una cittadinanza attiva e globale, orientata a modi di vita sostenibili. Tali sforzi si sono allineati agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e, successivamente, all'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In Italia, il percorso normativo ha incluso circolari ministeriali (come la n. 301 del 1989 e la 73 del 1994) e provvedimenti legislativi (D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 e D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394), che hanno sancito il diritto allo studio per tutti gli stranieri, la regolamentazione dell'italiano L2 e il divieto di classi con predominanza di alunni stranieri, ponendo l'Educazione Interculturale come orizzonte culturale. Di fronte alla globalizzazione e alle sfide globali (migrazioni, cambiamento climatico, disuguaglianze), la pedagogia è chiamata a evolversi profondamente. L'apprendimento interculturale deve mirare a sviluppare capacità critiche e la capacità di gestire le interdipendenze globali. Il Rapporto Delors (1996) ha individuato nei quattro pilastri dell’educazione (imparare a conoscere, a fare, a vivere insieme, ad essere) la strada per il futuro dei sistemi educativi, sottolineando lo sviluppo integrale della persona. La pedagogia interculturale si differenzia dalle pedagogie compensative nel momento in cui intende la migrazione e i contesti multiculturali non come rischio, ma come risorsa. L'OCSE, attraverso il framework sulle competenze globali, sottolinea l'importanza di sviluppare la capacità di comprendere le interdipendenze, di collaborare in contesti internazionali e di agire in modo responsabile e sostenibile. In conclusione, l'educazione interculturale è vista come un compito continuo e indispensabile per creare una scuola inclusiva e una società capace di abbattere gli ostacoli a una pacifica convivenza globale
Dall’Educazione interculturale alla competenza globale: approccio pedagogico e quadro normativo / Camarda, Roberta; De Conti, Manuele; Gramigna Anita Et, Al:. - (2025), pp. 9-36.
Dall’Educazione interculturale alla competenza globale: approccio pedagogico e quadro normativo
Camarda Roberta;
2025
Abstract
Abstract Capitolo in volume: Dall’Educazione interculturale alla competenza globale: approccio pedagogico e quadro normativo Il testo esamina la significativa evoluzione dell'educazione interculturale, che da un approccio settoriale, spesso limitato alla gestione della diversità culturale in contesti locali, è passata a una prospettiva globale che riconosce l'interdipendenza tra le culture e l'urgenza di sviluppare competenze globali. Alla base di questo approccio pedagogico si trova un concetto di cultura inteso come dinamico e in continua evoluzione, un sistema aperto e permeabile che si arricchisce tramite il confronto e il dialogo, abbandonando ogni forma di dogmatismo. Il principio fondamentale è la convinzione che tutte le culture condividano l'appartenenza al genere umano, creando un terreno comune per principi universali come il rispetto e la cooperazione. Nei paesi influenzati dai fenomeni migratori, l'Educazione interculturale si è definita attorno a concetti chiave: Dialogo (essenziale per superare stereotipi e pregiudizi), Interazione (basata su esperienze concrete di collaborazione) e Integrazione (mirata a creare un sistema educativo inclusivo). A livello storico-normativo, l'educazione multiculturale nasce negli Stati Uniti per contrastare le disuguaglianze razziali. In Europa, dopo una prima strategia di multiculturalismo focalizzata sull'integrazione e il mantenimento dei legami con il paese d'origine dei figli dei lavoratori emigrati negli anni '70, si è affermata l'Educazione Interculturale nel senso moderno del termine, ribadita nella Conferenza di Dublino del 1983. Organismi internazionali come l'UNESCO e l'ONU hanno svolto un ruolo cruciale, promuovendo la cooperazione culturale per la pace. Momenti topici includono la Conferenza di Nairobi del 1976 e la Dichiarazione sulla razza e i pregiudizi razziali di Parigi del 1978, che ha riconosciuto la diversità come ricchezza e fondamento della convivenza umana. L'UNESCO ha continuato a rafforzare il suo impegno con la Dichiarazione mondiale sull'educazione per tutti (Jomtien 1990) e la Conferenza di Ginevra (1992), che ha sottolineato la necessità di valorizzare le esperienze culturali nel curriculum scolastico. Il Consiglio d’Europa ha recepito questa visione con documenti fondamentali, come la Raccomandazione n.18 del 1984, che chiedeva l'inclusione della dimensione interculturale nella formazione degli insegnanti, e la Global Education Charter (1997), che promuoveva l'uguaglianza e il rispetto delle altre forme culturali. La Carta individua ambiti cruciali per la convivenza, tra cui l'interdipendenza globale, lo sviluppo sostenibile, la consapevolezza ambientale e i diritti umani. Tali principi richiedono metodologie basate sull'interattività e la partecipazione attiva, volte a sviluppare una mentalità aperta e a contrastare stereotipi e pregiudizi. Il Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa ha definito l'Educazione Interculturale (EI) come "un’educazione che apre gli occhi ai cittadini sulle realtà del mondo e li impegna a partecipare alla realizzazione di un mondo più giusto e più equo". La successiva Dichiarazione di Maastricht (2002) ha ribadito l'importanza di incrementare i fondi per l'EI e di promuovere una cittadinanza attiva e globale, orientata a modi di vita sostenibili. Tali sforzi si sono allineati agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e, successivamente, all'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In Italia, il percorso normativo ha incluso circolari ministeriali (come la n. 301 del 1989 e la 73 del 1994) e provvedimenti legislativi (D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 e D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394), che hanno sancito il diritto allo studio per tutti gli stranieri, la regolamentazione dell'italiano L2 e il divieto di classi con predominanza di alunni stranieri, ponendo l'Educazione Interculturale come orizzonte culturale. Di fronte alla globalizzazione e alle sfide globali (migrazioni, cambiamento climatico, disuguaglianze), la pedagogia è chiamata a evolversi profondamente. L'apprendimento interculturale deve mirare a sviluppare capacità critiche e la capacità di gestire le interdipendenze globali. Il Rapporto Delors (1996) ha individuato nei quattro pilastri dell’educazione (imparare a conoscere, a fare, a vivere insieme, ad essere) la strada per il futuro dei sistemi educativi, sottolineando lo sviluppo integrale della persona. La pedagogia interculturale si differenzia dalle pedagogie compensative nel momento in cui intende la migrazione e i contesti multiculturali non come rischio, ma come risorsa. L'OCSE, attraverso il framework sulle competenze globali, sottolinea l'importanza di sviluppare la capacità di comprendere le interdipendenze, di collaborare in contesti internazionali e di agire in modo responsabile e sostenibile. In conclusione, l'educazione interculturale è vista come un compito continuo e indispensabile per creare una scuola inclusiva e una società capace di abbattere gli ostacoli a una pacifica convivenza globaleI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


