La Grande Crisi Finanziaria 2007-2008, con le ripercussioni in Europa attraverso le crisi dei debiti sovrani, ha reso necessarie alcune riforme fondamentali nel sistema di regolamentazione finanziaria a livello inter- nazionale. Gran parte di queste riforme è stata effettivamente una risposta diretta alle debolezze emerse nel sistema pre-crisi. Infatti, l’approccio predominante, manifestatosi nelle evoluzioni della disciplina regolamentare in ambito prudenziale finanziario, si è configurato come di tipo “macroprudenziale” cioè concentrato sui rischi emergenti nei mercati finanziari in generale e sul potenziale impatto che potrebbe derivare da crisi finanziarie di istituzioni di rilevanza sistemica. Il controllo del rischio sistemico è un elemento cruciale nel perseguimento della stabilità finanziaria, sebbene il grado di comprensione di tale complesso fenomeno è ancora piuttosto limitata (Brunnermeier et al. 2008). Ultimamente si è assistito a un processo decisionale politico di progressiva inclusione motivato dall’impegno delle istituzioni internazionali e delle autorità di vigilanza a incentivare il fenomeno della finanza sostenibile nel perimetro di riferimento della regolazione bancaria di aspetti di natura sociale (compresa l’integrazione dei parametri ESG in un numero crescente di aspetti del sistema finanziario). In questo contesto, infatti, le banche potrebbero svolgere un ruolo di tipo sociale, essendo cruciali nel trasferire risorse finanziarie verso progetti a finalità sociali e ambientali, in ultima istanza contribuendo a uno sviluppo economico sostenibile. Le strategie politiche promosse dalla Commissione Europea diventeranno presto quadri normativi e potrebbero cambiare radicalmente l’attività delle banche. In particolare, le banche dovranno integrare i parame- tri ESG nelle loro strategie e nei loro processi di gestione del rischio per far fronte ai rischi transitori e materiali legati al cambiamento climatico. In questo contesto, gli intermediari finanziari dovranno istituire sistemi di governance, controlli interni adeguati, nonché sviluppare analisi appropriate a lungo termine per determinare l’impatto dei rischi climatici e integrare l’ESG nelle loro strategie aziendali. In questa prospettiva, le banche devono coinvolgere i fattori ESG nei loro processi di compliance tanto da modificare le loro strategie finanziarie con l’obiettivo di garantire la creazione di valore a lungo termine. Ad esempio, nelle modifiche alla legislazione bancaria che verranno discusse di seguito ci sarà una serie di definizioni molto ampie volte a coprire un ampio campo inerente alle sfere Environmental, Social e Go- vernance (ESG) affrontando anche temi ulteriori rispetto ai soli rischi cli- matici e ambientali. Data questa tendenza evolutiva del Regolatore, il trattamento dei rischi climatici e ambientali rappresenta forse solo il primo significativo incre- mento del grado di complessità del fenomeno oggetto della regolazione, lasciando presagire ulteriori ampliamenti del perimetro normativo il cui impatto sull’efficacia della regolazione è prevedibilmente condizionato da un forte aumento della complessità indotta. Sebbene l’obiettivo di utilizzare la regolamentazione per mantenere la stabilità finanziaria sia chiaro, non è altrettanto evidente l’approccio otti- male nella progettazione di un quadro normativo efficace che raggiunga l’obiettivo della stabilità finanziaria includendo rischi di natura climatica e ambientale, promuovendo le innovazioni finanziarie e mitigando al con- tempo le ripercussioni sul rischio sistemico. Questo lavoro evidenzia come, da un lato, vi sia un problema metodo- logico sul tipo di utilizzo dell’informazione sulle attività a supporto del- la transizione verso l’economia sostenibile. Un esempio in questo senso è la mancanza di una metodologia in grado di connettere direttamente un’attività di tipo ESG con un rischio presidiato da un punto di vista rego- lamentare. Dall’altro lato emerge come a limitare uno slancio verso un ap- proccio più quantitativo sia anche la mancanza di dati affidabili e sufficien- temente granulari e ampiamente disponibili. Nel Capitolo 1 è affrontata l’evoluzione del quadro regolamentare a partire dalle principali iniziative tra cui figurano il Green Deal dell’UE, il regolamento sulla divulgazione della finanza sostenibile (SFDR) e la tassonomia dell’UE per le attività so- stenibili fino alla CRD6. Viene quindi esaminato il contributo dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), fondamentale nel guidare l’integrazione dei rischi ESG nella regolamentazione prudenziale delle banche. Nel dicembre 2019, infatti, ha pubblicato un Piano d’azione sulla finanza sostenibile, che ha delineato una serie di passi per integrare i rischi ESG nel quadro normativo e di vigilanza delle banche dell’UE. Nel Capitolo 2 il tema della connessione tra criteri ESG e fattori di rischio viene analizzato da un punto di vista teorico, sempre secondo le indicazioni di EBA e con le principali risultanze della letteratura. Nel Capitolo 3 sono affrontate criticamente su un piano economico le tematiche dell’incertezza e del basso grado di coerenza tra le metriche ESG presenti sul mercato, e il loro impatto sugli investimenti. La prima sezione discute il ruolo della Tassonomia UE nella definizione delle informazioni ESG rilevanti per i mercati. Il secondo paragrafo esamina il modo in cui gli investimenti connessi alle metriche ESG possono essere influenzati da fenomeni di asimmetrie informative e costi di agenzia. Inoltre, poiché gli obiettivi ESG stano assumendo una rilevanza crescente nella gestione degli asset, il terzo paragrafo discute I fenome- ni della diluzione “green”, che si manifesta perchè le metriche ESG non sono necessariamente correlate con la carbon intensity, ed esaminando le principali conseguenze sugli investimenti “sostenibili” dell’incerto con- tenuto informativo delle metriche ESG da un punto di vista di asset pricing. Il Capitolo 4 rappresenta le implicazioni per le PMI in filiera derivanti dall’introduzione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), offrendo anche un contributo per l’utilizzo di un metodo quantitativo e oggettivo per la misurazione delle performance delle imprese in filiera, ampliabile alla valutazione delle attività ESG. Il Capitolo 5 presenta una serie di elaborazioni di dati sugli score ESG delle maggiori imprese italiane, mostrando uno spaccato della dinamica del grado di sostenibilità di queste imprese. Il Capitolo 6 analizza l’evoluzione regolamentare della finanza “green” con particolare riferimento alle obbligazioni e agli effetti positivi o critici inattesi che possono emergere in conseguenza di questa.
I criteri ESG e la vigilanza prudenziale: nuovi scenari per le PMI / Marzioni, Stefano. - (2024).
I criteri ESG e la vigilanza prudenziale: nuovi scenari per le PMI
Stefano Marzioni
2024
Abstract
La Grande Crisi Finanziaria 2007-2008, con le ripercussioni in Europa attraverso le crisi dei debiti sovrani, ha reso necessarie alcune riforme fondamentali nel sistema di regolamentazione finanziaria a livello inter- nazionale. Gran parte di queste riforme è stata effettivamente una risposta diretta alle debolezze emerse nel sistema pre-crisi. Infatti, l’approccio predominante, manifestatosi nelle evoluzioni della disciplina regolamentare in ambito prudenziale finanziario, si è configurato come di tipo “macroprudenziale” cioè concentrato sui rischi emergenti nei mercati finanziari in generale e sul potenziale impatto che potrebbe derivare da crisi finanziarie di istituzioni di rilevanza sistemica. Il controllo del rischio sistemico è un elemento cruciale nel perseguimento della stabilità finanziaria, sebbene il grado di comprensione di tale complesso fenomeno è ancora piuttosto limitata (Brunnermeier et al. 2008). Ultimamente si è assistito a un processo decisionale politico di progressiva inclusione motivato dall’impegno delle istituzioni internazionali e delle autorità di vigilanza a incentivare il fenomeno della finanza sostenibile nel perimetro di riferimento della regolazione bancaria di aspetti di natura sociale (compresa l’integrazione dei parametri ESG in un numero crescente di aspetti del sistema finanziario). In questo contesto, infatti, le banche potrebbero svolgere un ruolo di tipo sociale, essendo cruciali nel trasferire risorse finanziarie verso progetti a finalità sociali e ambientali, in ultima istanza contribuendo a uno sviluppo economico sostenibile. Le strategie politiche promosse dalla Commissione Europea diventeranno presto quadri normativi e potrebbero cambiare radicalmente l’attività delle banche. In particolare, le banche dovranno integrare i parame- tri ESG nelle loro strategie e nei loro processi di gestione del rischio per far fronte ai rischi transitori e materiali legati al cambiamento climatico. In questo contesto, gli intermediari finanziari dovranno istituire sistemi di governance, controlli interni adeguati, nonché sviluppare analisi appropriate a lungo termine per determinare l’impatto dei rischi climatici e integrare l’ESG nelle loro strategie aziendali. In questa prospettiva, le banche devono coinvolgere i fattori ESG nei loro processi di compliance tanto da modificare le loro strategie finanziarie con l’obiettivo di garantire la creazione di valore a lungo termine. Ad esempio, nelle modifiche alla legislazione bancaria che verranno discusse di seguito ci sarà una serie di definizioni molto ampie volte a coprire un ampio campo inerente alle sfere Environmental, Social e Go- vernance (ESG) affrontando anche temi ulteriori rispetto ai soli rischi cli- matici e ambientali. Data questa tendenza evolutiva del Regolatore, il trattamento dei rischi climatici e ambientali rappresenta forse solo il primo significativo incre- mento del grado di complessità del fenomeno oggetto della regolazione, lasciando presagire ulteriori ampliamenti del perimetro normativo il cui impatto sull’efficacia della regolazione è prevedibilmente condizionato da un forte aumento della complessità indotta. Sebbene l’obiettivo di utilizzare la regolamentazione per mantenere la stabilità finanziaria sia chiaro, non è altrettanto evidente l’approccio otti- male nella progettazione di un quadro normativo efficace che raggiunga l’obiettivo della stabilità finanziaria includendo rischi di natura climatica e ambientale, promuovendo le innovazioni finanziarie e mitigando al con- tempo le ripercussioni sul rischio sistemico. Questo lavoro evidenzia come, da un lato, vi sia un problema metodo- logico sul tipo di utilizzo dell’informazione sulle attività a supporto del- la transizione verso l’economia sostenibile. Un esempio in questo senso è la mancanza di una metodologia in grado di connettere direttamente un’attività di tipo ESG con un rischio presidiato da un punto di vista rego- lamentare. Dall’altro lato emerge come a limitare uno slancio verso un ap- proccio più quantitativo sia anche la mancanza di dati affidabili e sufficien- temente granulari e ampiamente disponibili. Nel Capitolo 1 è affrontata l’evoluzione del quadro regolamentare a partire dalle principali iniziative tra cui figurano il Green Deal dell’UE, il regolamento sulla divulgazione della finanza sostenibile (SFDR) e la tassonomia dell’UE per le attività so- stenibili fino alla CRD6. Viene quindi esaminato il contributo dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), fondamentale nel guidare l’integrazione dei rischi ESG nella regolamentazione prudenziale delle banche. Nel dicembre 2019, infatti, ha pubblicato un Piano d’azione sulla finanza sostenibile, che ha delineato una serie di passi per integrare i rischi ESG nel quadro normativo e di vigilanza delle banche dell’UE. Nel Capitolo 2 il tema della connessione tra criteri ESG e fattori di rischio viene analizzato da un punto di vista teorico, sempre secondo le indicazioni di EBA e con le principali risultanze della letteratura. Nel Capitolo 3 sono affrontate criticamente su un piano economico le tematiche dell’incertezza e del basso grado di coerenza tra le metriche ESG presenti sul mercato, e il loro impatto sugli investimenti. La prima sezione discute il ruolo della Tassonomia UE nella definizione delle informazioni ESG rilevanti per i mercati. Il secondo paragrafo esamina il modo in cui gli investimenti connessi alle metriche ESG possono essere influenzati da fenomeni di asimmetrie informative e costi di agenzia. Inoltre, poiché gli obiettivi ESG stano assumendo una rilevanza crescente nella gestione degli asset, il terzo paragrafo discute I fenome- ni della diluzione “green”, che si manifesta perchè le metriche ESG non sono necessariamente correlate con la carbon intensity, ed esaminando le principali conseguenze sugli investimenti “sostenibili” dell’incerto con- tenuto informativo delle metriche ESG da un punto di vista di asset pricing. Il Capitolo 4 rappresenta le implicazioni per le PMI in filiera derivanti dall’introduzione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), offrendo anche un contributo per l’utilizzo di un metodo quantitativo e oggettivo per la misurazione delle performance delle imprese in filiera, ampliabile alla valutazione delle attività ESG. Il Capitolo 5 presenta una serie di elaborazioni di dati sugli score ESG delle maggiori imprese italiane, mostrando uno spaccato della dinamica del grado di sostenibilità di queste imprese. Il Capitolo 6 analizza l’evoluzione regolamentare della finanza “green” con particolare riferimento alle obbligazioni e agli effetti positivi o critici inattesi che possono emergere in conseguenza di questa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


