C’è un’area dell’audiovisivo italiano da sempre presidiata dalle donne, autrici, conduttrici, registe o inviate: la cronaca nera, oppure, con un termine più riconoscibile per le nuove generazioni, il “true crime”, sottogenere riconosciuto come significativo spazio di innovazione e modello di riferimento per altre forme narrative televisive (Fishman e Cavender, 1998). Si tratta di un tipo di prodotto che in Italia viene sdoganato con il laboratorio degli Anni Ottanta, nella Rai Tre di Angelo Guglielmi, quando si affermano anche quei generi riconducibili alla tv verità, quintessenza di cronaca e fiction, che permettono al telespettatore di salire sul grande palcoscenico mediatico, intervenendo direttamente o attraverso il telefono. Tra i programmi di Rai Tre di quel periodo spiccano Telefono Giallo (1997-1992), Un giorno in pretura (1988-attualmente in onda), Chi l’ha visto?(1989 - attualmente in onda), Storie maledette (1994 - attualmente in onda), trasmissioni riconducibili a “quel genere tutto nuovo di romanzo popolare” (Monteleone 1992: 478), che stanno ancora facendo storia, imponendo la piazza televisiva quale sostituto della piazza del paese, luogo di condivisione, di indiscrezioni e di messa in scena dei sentimenti e degli stereotipi, che svela casi umani, illumina il dolore e la pietà (Balassone e Guglielmi, 1993, Gavrila 2010). A queste si aggiungono nel periodo più recente, tra gli altri, programmi come Amore criminale, in onda sempre sulla RAI e, a fare da contraltare negli interstizi della Rete, ormai portatrice di mainstream per le generazioni più giovani, Elisa True Crime. Sono quasi tutte trasmissioni che hanno in comune alcune caratteristiche: linguaggi e formati narrativi a metà tra informazione e finzione, una composizione che vede la presenza di vittime, criminali, forze di polizia (Fishman e Cavender, 1998; Cavender e Bond-Maupin 2007; Kort-Butler e Hartshorn, 2011), e persino dei telespettatori, coinvolti attraverso telefonate, testimonianze, presenza in studio, tutti investigatori in cerca di persone scomparse o partecipi alla risoluzione dei grandi misteri italiani (ma non solo), da una parte; la conduzione (e spesso anche la dimensione autoriale, registica etc.) al femminile, dall’altra. Quest’ultimo aspetto è centrale per la riflessione qui proposta: dopo aver mappato il panorama italiano e delineato alcuni aspetti caratterizzanti per la narrazione dei misteri e della cronaca nera, verrà indagato il ruolo e le modalità attuate dalle soggettività e dalle professionalità femminili, con un particolare focus sulla figura della prima conduttrice e autrice di alcuni di questi programmi, Donatella Raffai. Nota soprattutto come autrice e conduttrice di Telefono giallo (1987), la trasmissione che rappresentò l'ingresso ufficiale della cronaca nera nella televisione italiana e, negli anni a seguire (1989-1994) di Chi l’ha visto?, Donatella Raffai ha una carriera completa, che attraversa il media entertainment nella sua complessità. Attrice cinematografica, curatrice dell’immagine di alcuni importanti protagonisti del mondo della musica italiana, imprenditrice dello spettacolo (proprietaria di alcune quote del Piper), regista e autrice di alcuni documentari del ciclo “I mestieri delle donne” dell’Istituto Luce, regista e conduttrice di varie trasmissioni radiofoniche di RadioRai, tra le quali Radio anch'io e Chiamate Roma 3131, si avvicina alla televisione proprio alla fine degli Anni Ottanta, con l’avvio della Rai 3 di Angelo Guglielmi, ottenendo molteplici riconoscimenti pubblici e riscontri di ascolto particolarmente rilevanti, in particolare con Chi l’ha visto?. Il racconto della “nera” caratterizzerà anche il suo lavoro per “Domenica In” (1997-1998) e il rapporto con le reti Mediaset, dove è stata autrice e conduttrice di “Giallo 4” (1999-2000), un tentativo di remake del Telefono Giallo. Al suo contributo all’innovazione della narrazione della cronaca nera italiana e alle strategie adottate per sensibilizzare su tematiche come il femmicidio e i crimini d’odio, verrà dedicata la parte di ricerca del capitolo. Il presupposto è quello che Donatella Raffai, “grondante d’umanità” (Broccoli, Ferretti e Scaramucci, 1997), come la definiscono alcuni dei suoi colleghi, è stata una delle autrici e conduttrici di programmi di cronaca nera che più è riuscita a usare la parola e il linguaggio audiovisivo per contrastare gli stereotipi di genere nella narrazione dei casi di scomparse, di violenza sulle donne e di femminicidio. Il percorso su questi temi è tracciato da un’ampia letteratura scientifica internazionale, che affronta il ruolo delle trasmissioni televisive di “reality crime” nella costruzione del genere (Madriz 1997 a) e b); Cavender, Bond-Maupin, Jurik 1999) e delle narrative basate su modelli egemonici maschili (Benedict 1992; Ewick e Silbey, 1995). Sul piano metodologico, accanto allo sguardo storiografico e alla ricognizione dei programmi e delle puntate da studiare, attraverso l’analisi del contenuto (Losito 2002; Riessman 2002; Faggiano 2016), si punterà a evidenziare stili di rappresentazione del genere e della vertenza femminile in Italia, anche nell’ottica di proposte capaci di innovare profondamente le routine professionali e produttive, attraverso l’analisi del doppio coinvolgimento di Donatella Raffai sia nei processi produttivi “behind-the-screen”, sia in quelli “in front of the screen” (Buonanno 2020, Gavrila 2023). Il lavoro verrà integrato, inoltre, con alcune interviste in profondità (Kvale, 1996) a professioniste e professionisti dei media che hanno avuto modo di lavorare con Donatella Raffai, per meglio illuminare la sua figura, e il ruolo delle donne professioniste dell’audiovisivo nello sradicamento degli stereotipi, nell’attuazione di strategie di contronarrazione e nella prevenzione e il contrasto del femminicidio.

Donatella Raffai, una donna controcorrente. Dalle narrazioni in giallo alle radici sociali del disagio / Gavrila, Mihaela. - (2025), pp. 106-132.

Donatella Raffai, una donna controcorrente. Dalle narrazioni in giallo alle radici sociali del disagio

Gavrila, Mihaela
2025

Abstract

C’è un’area dell’audiovisivo italiano da sempre presidiata dalle donne, autrici, conduttrici, registe o inviate: la cronaca nera, oppure, con un termine più riconoscibile per le nuove generazioni, il “true crime”, sottogenere riconosciuto come significativo spazio di innovazione e modello di riferimento per altre forme narrative televisive (Fishman e Cavender, 1998). Si tratta di un tipo di prodotto che in Italia viene sdoganato con il laboratorio degli Anni Ottanta, nella Rai Tre di Angelo Guglielmi, quando si affermano anche quei generi riconducibili alla tv verità, quintessenza di cronaca e fiction, che permettono al telespettatore di salire sul grande palcoscenico mediatico, intervenendo direttamente o attraverso il telefono. Tra i programmi di Rai Tre di quel periodo spiccano Telefono Giallo (1997-1992), Un giorno in pretura (1988-attualmente in onda), Chi l’ha visto?(1989 - attualmente in onda), Storie maledette (1994 - attualmente in onda), trasmissioni riconducibili a “quel genere tutto nuovo di romanzo popolare” (Monteleone 1992: 478), che stanno ancora facendo storia, imponendo la piazza televisiva quale sostituto della piazza del paese, luogo di condivisione, di indiscrezioni e di messa in scena dei sentimenti e degli stereotipi, che svela casi umani, illumina il dolore e la pietà (Balassone e Guglielmi, 1993, Gavrila 2010). A queste si aggiungono nel periodo più recente, tra gli altri, programmi come Amore criminale, in onda sempre sulla RAI e, a fare da contraltare negli interstizi della Rete, ormai portatrice di mainstream per le generazioni più giovani, Elisa True Crime. Sono quasi tutte trasmissioni che hanno in comune alcune caratteristiche: linguaggi e formati narrativi a metà tra informazione e finzione, una composizione che vede la presenza di vittime, criminali, forze di polizia (Fishman e Cavender, 1998; Cavender e Bond-Maupin 2007; Kort-Butler e Hartshorn, 2011), e persino dei telespettatori, coinvolti attraverso telefonate, testimonianze, presenza in studio, tutti investigatori in cerca di persone scomparse o partecipi alla risoluzione dei grandi misteri italiani (ma non solo), da una parte; la conduzione (e spesso anche la dimensione autoriale, registica etc.) al femminile, dall’altra. Quest’ultimo aspetto è centrale per la riflessione qui proposta: dopo aver mappato il panorama italiano e delineato alcuni aspetti caratterizzanti per la narrazione dei misteri e della cronaca nera, verrà indagato il ruolo e le modalità attuate dalle soggettività e dalle professionalità femminili, con un particolare focus sulla figura della prima conduttrice e autrice di alcuni di questi programmi, Donatella Raffai. Nota soprattutto come autrice e conduttrice di Telefono giallo (1987), la trasmissione che rappresentò l'ingresso ufficiale della cronaca nera nella televisione italiana e, negli anni a seguire (1989-1994) di Chi l’ha visto?, Donatella Raffai ha una carriera completa, che attraversa il media entertainment nella sua complessità. Attrice cinematografica, curatrice dell’immagine di alcuni importanti protagonisti del mondo della musica italiana, imprenditrice dello spettacolo (proprietaria di alcune quote del Piper), regista e autrice di alcuni documentari del ciclo “I mestieri delle donne” dell’Istituto Luce, regista e conduttrice di varie trasmissioni radiofoniche di RadioRai, tra le quali Radio anch'io e Chiamate Roma 3131, si avvicina alla televisione proprio alla fine degli Anni Ottanta, con l’avvio della Rai 3 di Angelo Guglielmi, ottenendo molteplici riconoscimenti pubblici e riscontri di ascolto particolarmente rilevanti, in particolare con Chi l’ha visto?. Il racconto della “nera” caratterizzerà anche il suo lavoro per “Domenica In” (1997-1998) e il rapporto con le reti Mediaset, dove è stata autrice e conduttrice di “Giallo 4” (1999-2000), un tentativo di remake del Telefono Giallo. Al suo contributo all’innovazione della narrazione della cronaca nera italiana e alle strategie adottate per sensibilizzare su tematiche come il femmicidio e i crimini d’odio, verrà dedicata la parte di ricerca del capitolo. Il presupposto è quello che Donatella Raffai, “grondante d’umanità” (Broccoli, Ferretti e Scaramucci, 1997), come la definiscono alcuni dei suoi colleghi, è stata una delle autrici e conduttrici di programmi di cronaca nera che più è riuscita a usare la parola e il linguaggio audiovisivo per contrastare gli stereotipi di genere nella narrazione dei casi di scomparse, di violenza sulle donne e di femminicidio. Il percorso su questi temi è tracciato da un’ampia letteratura scientifica internazionale, che affronta il ruolo delle trasmissioni televisive di “reality crime” nella costruzione del genere (Madriz 1997 a) e b); Cavender, Bond-Maupin, Jurik 1999) e delle narrative basate su modelli egemonici maschili (Benedict 1992; Ewick e Silbey, 1995). Sul piano metodologico, accanto allo sguardo storiografico e alla ricognizione dei programmi e delle puntate da studiare, attraverso l’analisi del contenuto (Losito 2002; Riessman 2002; Faggiano 2016), si punterà a evidenziare stili di rappresentazione del genere e della vertenza femminile in Italia, anche nell’ottica di proposte capaci di innovare profondamente le routine professionali e produttive, attraverso l’analisi del doppio coinvolgimento di Donatella Raffai sia nei processi produttivi “behind-the-screen”, sia in quelli “in front of the screen” (Buonanno 2020, Gavrila 2023). Il lavoro verrà integrato, inoltre, con alcune interviste in profondità (Kvale, 1996) a professioniste e professionisti dei media che hanno avuto modo di lavorare con Donatella Raffai, per meglio illuminare la sua figura, e il ruolo delle donne professioniste dell’audiovisivo nello sradicamento degli stereotipi, nell’attuazione di strategie di contronarrazione e nella prevenzione e il contrasto del femminicidio.
2025
Donne nella storia dei media
9788835163398
Donatella Raffai; professioniste della televisione; stereotipi di genere; cronaca nera; solidarietà; television studies; public television
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Donatella Raffai, una donna controcorrente. Dalle narrazioni in giallo alle radici sociali del disagio / Gavrila, Mihaela. - (2025), pp. 106-132.
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