È ormai abbastanza pacifico pensare al panorama della lirica distinguendo “scuole” locali evolutesi nel tempo – senza dettagliare troppo, si può dire: Venezia e il Veneto, i centri padano-emiliani(Milano-Mantova-Parma-Ferrara, Urbino), Firenze, Siena e la Toscana, le corti papali e cardinalizie, Napoli e la Calabria –, anche se solo in parte gli studi hanno connesso luoghi e stili, e solo in parte – al di là dei casi fino ad ora trattati – è possibile associarli. Partendo da qui il convegno ha allora invitato ad assumere uno sguardo quanto più possibile multiprospettico su poeti, opere e tradizioni testuali, centri e fasi storiche, con l’obiettivo di ampliare la strumentazione ordinaria utile a inquadrare criticamente la lirica cinquecentesca. Da una parte l’opera di tre figure prime della prima metà del secolo è stata indagata da un punto di vista per così dire storico-tematico e geografico (Bembo e Trissino), o, a partire da uno studio sistematico della tradizione, se ne è ricostruita la diffusione e presenza in ambienti specifici e significativi (Sannazaro nel Veneto). Per un altro verso si è voluto insistere sull’importanza dei canoni che si definirono via via, in successione a volte molto rapida, utili certo per descrivere le tradizioni ma soprattutto per formulare valutazioni storico-critiche in grado di sostenere un’esegesi più esatta (e un’interpretazione più convincente) dei testi. Non per simpatia verso l’estetica o teoria della ricezione, ma in quanto si ritiene (ancora sulla scorta di Dionisotti) che la conoscenza dei contesti in cui i testi sono nati e si sono diffusi consenta di avvicinare l’intenzione o idea iniziale dell’autore: sia che si arrivi per quella via a individuarla tra le varie configurazioni testuali e critiche disponibili, sia che ci si metta così nella prospettiva migliore per riconoscere le patine che è necessario rimuovere (non senza servirsene, quando è il caso, come di interpretazioni storicamente rilevanti). Si tratta di un’idea prossima (quasi sovrapponibile) a quella che regge le operazioni della filologia, ispiratrice di fondo del percorso critico dionisottiano. Nell’ambito dei lavori sono state così studiate le antologie a stampa che precedono la grande stagione aperta nel 1545 dalle raccolte giolitine, i due tomi di quella particolare e fondamentale pubblicata da Dionigi Atanagi nel 1565, la configurazione dei lirici napoletani in antologia; e in diversa prospettiva (badando a come alcuni ambienti culturali ambissero ad autorappresentarsi) è stata percorsa la trattatistica d’amore; o ancora si è provato a ricostruire lo sguardo che un decisivo operatore dell’editoria (Girolamo Ruscelli) rivolse alla penisola nel suo insieme. Sono stati infine illustrati casi specifici in vario modo esemplari, luoghi (Ferrara, Venezia, la Dalmazia, Firenze, Siena, Roma), colti se è il caso in stagioni, o in relazione a persone particolarmente significative. Alcune personalità, viceversa, sono state illustrate per restituire la varietà degli ambienti che hanno attraversato e l’effetto di queste esperienze sulla loro opera (Bernardo Tasso) o per mostrare l’intrecciarsi della loro opera poetica con la situazione politica di un certo luogo in una determinata stagione (Benedetto Varchi), così da dare evidenza all’impossibilità di comprendere e interpretare la poesia lirica una volta che la si astragga dal contesto in cui è nata. Il percorso costruito dal convegno, che sarebbe utile estendere ulteriormente, ha perciò provato a coniugare la storia della tradizione con la geografia culturale d’Italia, tenendo conto che il settore cronologico prescelto è quello in cui si realizzò l’effettivo passaggio da un carattere locale delle esperienze letterarie a una dimensione peninsulare (con immediate ricadute europee), senza che per questo si perdessero del tutto i colori delle regioni e dei centri culturali, che, come è noto, in Italia hanno avuto vita lunga e in vari casi ancora perdurano.
Geografia e storia della tradizione lirica nell’Italia del Cinquecento, [Atti del Convegno, Losanna, 29 novembre-1 dicembre 2023] / Albonico, Simone. - In: ITALIQUE. - ISSN 1423-3983. - (2024).
Geografia e storia della tradizione lirica nell’Italia del Cinquecento, [Atti del Convegno, Losanna, 29 novembre-1 dicembre 2023]
SImone Albonico
Data Curation
2024
Abstract
È ormai abbastanza pacifico pensare al panorama della lirica distinguendo “scuole” locali evolutesi nel tempo – senza dettagliare troppo, si può dire: Venezia e il Veneto, i centri padano-emiliani(Milano-Mantova-Parma-Ferrara, Urbino), Firenze, Siena e la Toscana, le corti papali e cardinalizie, Napoli e la Calabria –, anche se solo in parte gli studi hanno connesso luoghi e stili, e solo in parte – al di là dei casi fino ad ora trattati – è possibile associarli. Partendo da qui il convegno ha allora invitato ad assumere uno sguardo quanto più possibile multiprospettico su poeti, opere e tradizioni testuali, centri e fasi storiche, con l’obiettivo di ampliare la strumentazione ordinaria utile a inquadrare criticamente la lirica cinquecentesca. Da una parte l’opera di tre figure prime della prima metà del secolo è stata indagata da un punto di vista per così dire storico-tematico e geografico (Bembo e Trissino), o, a partire da uno studio sistematico della tradizione, se ne è ricostruita la diffusione e presenza in ambienti specifici e significativi (Sannazaro nel Veneto). Per un altro verso si è voluto insistere sull’importanza dei canoni che si definirono via via, in successione a volte molto rapida, utili certo per descrivere le tradizioni ma soprattutto per formulare valutazioni storico-critiche in grado di sostenere un’esegesi più esatta (e un’interpretazione più convincente) dei testi. Non per simpatia verso l’estetica o teoria della ricezione, ma in quanto si ritiene (ancora sulla scorta di Dionisotti) che la conoscenza dei contesti in cui i testi sono nati e si sono diffusi consenta di avvicinare l’intenzione o idea iniziale dell’autore: sia che si arrivi per quella via a individuarla tra le varie configurazioni testuali e critiche disponibili, sia che ci si metta così nella prospettiva migliore per riconoscere le patine che è necessario rimuovere (non senza servirsene, quando è il caso, come di interpretazioni storicamente rilevanti). Si tratta di un’idea prossima (quasi sovrapponibile) a quella che regge le operazioni della filologia, ispiratrice di fondo del percorso critico dionisottiano. Nell’ambito dei lavori sono state così studiate le antologie a stampa che precedono la grande stagione aperta nel 1545 dalle raccolte giolitine, i due tomi di quella particolare e fondamentale pubblicata da Dionigi Atanagi nel 1565, la configurazione dei lirici napoletani in antologia; e in diversa prospettiva (badando a come alcuni ambienti culturali ambissero ad autorappresentarsi) è stata percorsa la trattatistica d’amore; o ancora si è provato a ricostruire lo sguardo che un decisivo operatore dell’editoria (Girolamo Ruscelli) rivolse alla penisola nel suo insieme. Sono stati infine illustrati casi specifici in vario modo esemplari, luoghi (Ferrara, Venezia, la Dalmazia, Firenze, Siena, Roma), colti se è il caso in stagioni, o in relazione a persone particolarmente significative. Alcune personalità, viceversa, sono state illustrate per restituire la varietà degli ambienti che hanno attraversato e l’effetto di queste esperienze sulla loro opera (Bernardo Tasso) o per mostrare l’intrecciarsi della loro opera poetica con la situazione politica di un certo luogo in una determinata stagione (Benedetto Varchi), così da dare evidenza all’impossibilità di comprendere e interpretare la poesia lirica una volta che la si astragga dal contesto in cui è nata. Il percorso costruito dal convegno, che sarebbe utile estendere ulteriormente, ha perciò provato a coniugare la storia della tradizione con la geografia culturale d’Italia, tenendo conto che il settore cronologico prescelto è quello in cui si realizzò l’effettivo passaggio da un carattere locale delle esperienze letterarie a una dimensione peninsulare (con immediate ricadute europee), senza che per questo si perdessero del tutto i colori delle regioni e dei centri culturali, che, come è noto, in Italia hanno avuto vita lunga e in vari casi ancora perdurano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


