Il tema proposto dal volume Architettura Manifesta della serie Underconstruction del dottorato in Architettura e Costruzione della città di Sapienza Università di Roma si presta a un’esplorazione ampia e stratificata, che invita a riflettere e mettere ancora una volta in discussione categorie consolidate da diversi decenni nel dibattito disciplinare, come autonomia ed eteronomia, ponendole in rapporto, tra le altre cose, anche con le recenti teorie sui media. Negli ultimi venti anni, soprattutto in alcuni contesti accademici, questo insieme articolato di questioni ha sollecitato alcune interpretazioni revisioniste, sebbene già nel decennio precedente fosse stato chiarito da altre letture che l’autonomia stessa è una nozione intrinsecamente ambigua, e che la modernità è segnata dalla tensione tra il desiderio di progresso e la perdita di stabilità. Alcune posizioni revisioniste tendono ad enfatizzare il conflitto come elemento fondante del progetto dell’autonomia, ma lo fanno in modo retrospettivo, sistematizzando un periodo storico molto più fluido e disomogeneo, come un tentativo di riorganizzare il passato per legittimare un presente teorico. E, occorre evidenziarlo, distorcendo in parte anche la lettura adorniana secondo la quale modernità e autonomia non possono essere intese in termini assoluti, ma come dialettica tra progresso e perdita, tra programma e transitorietà. L’autonomia disciplinare, quindi, è da intendersi spesso come un’illusione, poiché l’architettura è sempre inserita in un contesto economico e politico più ampio. L’architettura che persegue i valori dell’autonomia, secondo alcune letture, è diventata uno strumento di riproduzione culturale del post-fordismo, integrandosi nei processi di flessibilità, globalizzazione e frammentazione tipici del sistema economico post-industriale. Il manifesto può essere uno strumento per affrontare crisi disciplinari ed economiche, offrendo una riflessione critica e proiettandosi verso nuove possibilità. Ma raramente diventa una condizione permanente.
Radicalità a confronto. Tra il Verismo di Lucio Barbera e il Visionario di Andrea Branzi / Del Monaco, Anna. - (2025), pp. 20-27.
Radicalità a confronto. Tra il Verismo di Lucio Barbera e il Visionario di Andrea Branzi
Del Monaco Anna
2025
Abstract
Il tema proposto dal volume Architettura Manifesta della serie Underconstruction del dottorato in Architettura e Costruzione della città di Sapienza Università di Roma si presta a un’esplorazione ampia e stratificata, che invita a riflettere e mettere ancora una volta in discussione categorie consolidate da diversi decenni nel dibattito disciplinare, come autonomia ed eteronomia, ponendole in rapporto, tra le altre cose, anche con le recenti teorie sui media. Negli ultimi venti anni, soprattutto in alcuni contesti accademici, questo insieme articolato di questioni ha sollecitato alcune interpretazioni revisioniste, sebbene già nel decennio precedente fosse stato chiarito da altre letture che l’autonomia stessa è una nozione intrinsecamente ambigua, e che la modernità è segnata dalla tensione tra il desiderio di progresso e la perdita di stabilità. Alcune posizioni revisioniste tendono ad enfatizzare il conflitto come elemento fondante del progetto dell’autonomia, ma lo fanno in modo retrospettivo, sistematizzando un periodo storico molto più fluido e disomogeneo, come un tentativo di riorganizzare il passato per legittimare un presente teorico. E, occorre evidenziarlo, distorcendo in parte anche la lettura adorniana secondo la quale modernità e autonomia non possono essere intese in termini assoluti, ma come dialettica tra progresso e perdita, tra programma e transitorietà. L’autonomia disciplinare, quindi, è da intendersi spesso come un’illusione, poiché l’architettura è sempre inserita in un contesto economico e politico più ampio. L’architettura che persegue i valori dell’autonomia, secondo alcune letture, è diventata uno strumento di riproduzione culturale del post-fordismo, integrandosi nei processi di flessibilità, globalizzazione e frammentazione tipici del sistema economico post-industriale. Il manifesto può essere uno strumento per affrontare crisi disciplinari ed economiche, offrendo una riflessione critica e proiettandosi verso nuove possibilità. Ma raramente diventa una condizione permanente.| File | Dimensione | Formato | |
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