Il modello a grandezza naturale costituisce da sempre una fase delle vicende progettuali e costruttive degli edifici storici assai difficile da inquadrare e valutare, non solo perché destinato ad essere distrutto, ma anche perché il suo uso è raramente documentato e descritto con chiarezza. Eppure, la pratica della modellazione di singoli elementi, generalmente destinati a fungere da modani, o di parti più cospicue dell’edificio in scala naturale o reale si diffonde nel Seicento, anche in virtù del potere economico degli illustri committenti, contribuendo all’esito di alcuni grandi e delicati cantieri urbani di Roma. Divenuto già per Michelangelo una fase fondamentale nell’evoluzione del progetto, il modello a scala naturale è adottato spesso da Gian Lorenzo Bernini, anch’egli scultore oltre che architetto. Soprattutto, è un utile strumento per affrontare il problema della grande dimensione e le questioni percettive legate alla visione da lontano; ma finisce per promuovere un approccio di direct forming ed esplorazioni euristiche della forma e della materia architettonica. Così questo tipo di modello svolge una funzione critica sia rispetto ai canoni proporzionali e agli strumenti matematici della composizione, sia rispetto al corpus normativo architettonico, promuovendo innovativi approcci interdisciplinari e favorendo una generale circolazione di idee, tecniche e forme tra architettura, scultura, e arte dei giardini.
Modani e modelli a grandezza naturale nei cantieri barocchi / Colonnese, Fabio; Grieco, Lorenzo. - (2024), pp. 238-251.
Modani e modelli a grandezza naturale nei cantieri barocchi
colonnese, fabio
;
2024
Abstract
Il modello a grandezza naturale costituisce da sempre una fase delle vicende progettuali e costruttive degli edifici storici assai difficile da inquadrare e valutare, non solo perché destinato ad essere distrutto, ma anche perché il suo uso è raramente documentato e descritto con chiarezza. Eppure, la pratica della modellazione di singoli elementi, generalmente destinati a fungere da modani, o di parti più cospicue dell’edificio in scala naturale o reale si diffonde nel Seicento, anche in virtù del potere economico degli illustri committenti, contribuendo all’esito di alcuni grandi e delicati cantieri urbani di Roma. Divenuto già per Michelangelo una fase fondamentale nell’evoluzione del progetto, il modello a scala naturale è adottato spesso da Gian Lorenzo Bernini, anch’egli scultore oltre che architetto. Soprattutto, è un utile strumento per affrontare il problema della grande dimensione e le questioni percettive legate alla visione da lontano; ma finisce per promuovere un approccio di direct forming ed esplorazioni euristiche della forma e della materia architettonica. Così questo tipo di modello svolge una funzione critica sia rispetto ai canoni proporzionali e agli strumenti matematici della composizione, sia rispetto al corpus normativo architettonico, promuovendo innovativi approcci interdisciplinari e favorendo una generale circolazione di idee, tecniche e forme tra architettura, scultura, e arte dei giardini.| File | Dimensione | Formato | |
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