Il concetto di abilismo descrive una tendenza di gruppo sociale a considerare determinate abilità come essenziali per l’individuo. Esso si estrinseca in un fenomeno ideologico, intriso di un'eccessiva valutazione dell'abilità o della capacità che concerne il modo in cui le norme dei corpi abili trovano legittimità nella politica sociale, nelle leggi e nei valori culturali. Il termine ha la sua genesi all’interno del movimento per i diritti delle persone disabili (Wolbring, 2008b) e viene ulteriormente sviluppato attraverso le ricerche di Campbell (2009), esso è fondato sulla comprensione del legame esistente tra produzione socioculturale e abilità. Due elementi sono alla base di un sistema culturale fondato sull’ableism: il concetto di normatività, ovvero il concepire l’esistenza di un individuo “normale”; e il pensiero che possa esistere un binario attraverso cui la persona possa svilupparsi con le caratteristiche più adeguate secondo i canoni della società dominante (Campbell, 2015). In questa accezione l'attenzione si sta spostando dai processi che mantengono il disableism, inteso come concetto negativo di disabilità, ovvero oppressione di coloro che hanno menomazioni percepite, a quelli che, per contro, puntano a sviluppare l’ableism inteso come estrema valorizzazione delle abilità possedute (Campbell, 2009). Infatti, il concetto, di recente formazione, è stato spesso utilizzato per giustificare il mantenimento di certe disuguaglianze storiche e culturali, in ogni settore della vita sociale, nel tentativo di appiattire le specificità individuali. L’abilismo, in quest’ottica, è un termine politico in grado di orientare le scelte nel campo dell’istruzione post-secondaria, sia a livello individuale che istituzionale. Su tema Tullio De Mauro (2012) afferma che: “[…] Il faticato e faticoso affermarsi di queste norme e il loro largo impatto resero rapidamente popolare la parola handicappato e, com'era avvenuto per minorato, aprirono la via a usi negativi e offensivi. […] E l'ansia di trovare nuove espressioni non è finita e si sono lanciati neologismi come diversabile e diversabilità.”. Il concetto di abilismo può essere stato generato da un’errata lettura del concetto di inclusione basato sulla capacità. Tuttavia una corretta interpretazione del concetto di inclusione è sintetizzabile in una ricerca continua per trovare modi migliori di rispondere alla diversità, si tratta, perciò, di imparare a vivere con la differenza e imparare ad imparare dalla differenza. Questo processo legittima le interazioni delle persone all'interno dei gruppi sociali. L'inclusione implica la reciprocità comportando una particolare enfasi su quei gruppi a rischio di emarginazione ed esclusione.
Narrazioni: disabilità. Dall’inclusione all’abilismo: le implicazioni politiche di un concetto / Antonelli, Carlotta. - (2025), pp. 61-70. - COLLANA DI STUDI DI STORIA DEL DIRITTO MEDIEVALE E MODERNO.
Narrazioni: disabilità. Dall’inclusione all’abilismo: le implicazioni politiche di un concetto
Carlotta Antonelli
2025
Abstract
Il concetto di abilismo descrive una tendenza di gruppo sociale a considerare determinate abilità come essenziali per l’individuo. Esso si estrinseca in un fenomeno ideologico, intriso di un'eccessiva valutazione dell'abilità o della capacità che concerne il modo in cui le norme dei corpi abili trovano legittimità nella politica sociale, nelle leggi e nei valori culturali. Il termine ha la sua genesi all’interno del movimento per i diritti delle persone disabili (Wolbring, 2008b) e viene ulteriormente sviluppato attraverso le ricerche di Campbell (2009), esso è fondato sulla comprensione del legame esistente tra produzione socioculturale e abilità. Due elementi sono alla base di un sistema culturale fondato sull’ableism: il concetto di normatività, ovvero il concepire l’esistenza di un individuo “normale”; e il pensiero che possa esistere un binario attraverso cui la persona possa svilupparsi con le caratteristiche più adeguate secondo i canoni della società dominante (Campbell, 2015). In questa accezione l'attenzione si sta spostando dai processi che mantengono il disableism, inteso come concetto negativo di disabilità, ovvero oppressione di coloro che hanno menomazioni percepite, a quelli che, per contro, puntano a sviluppare l’ableism inteso come estrema valorizzazione delle abilità possedute (Campbell, 2009). Infatti, il concetto, di recente formazione, è stato spesso utilizzato per giustificare il mantenimento di certe disuguaglianze storiche e culturali, in ogni settore della vita sociale, nel tentativo di appiattire le specificità individuali. L’abilismo, in quest’ottica, è un termine politico in grado di orientare le scelte nel campo dell’istruzione post-secondaria, sia a livello individuale che istituzionale. Su tema Tullio De Mauro (2012) afferma che: “[…] Il faticato e faticoso affermarsi di queste norme e il loro largo impatto resero rapidamente popolare la parola handicappato e, com'era avvenuto per minorato, aprirono la via a usi negativi e offensivi. […] E l'ansia di trovare nuove espressioni non è finita e si sono lanciati neologismi come diversabile e diversabilità.”. Il concetto di abilismo può essere stato generato da un’errata lettura del concetto di inclusione basato sulla capacità. Tuttavia una corretta interpretazione del concetto di inclusione è sintetizzabile in una ricerca continua per trovare modi migliori di rispondere alla diversità, si tratta, perciò, di imparare a vivere con la differenza e imparare ad imparare dalla differenza. Questo processo legittima le interazioni delle persone all'interno dei gruppi sociali. L'inclusione implica la reciprocità comportando una particolare enfasi su quei gruppi a rischio di emarginazione ed esclusione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


