Il concetto di “progresso morale” si riferisce al processo di miglioramento delle nostre riflessioni, decisioni e azioni, sia su un piano individuale che sociale. All’interno della metaetica contemporanea possiamo distinguere due diverse modalità di interpretazione di questo concetto: realismo e antirealismo morale. Tuttavia, la proposta realista, secondo la quale il progresso consiste nella scoperta di verità morali a priori, appare problematica se inquadrata all’interno di una cornice metodologicamente e ontologicamente naturalista, giacché non riesce a rendere conto né dell’origine delle credenze morali, se non nella forma dell’intuizione, né della pretesa di oggettività e normatività che esse avanzano. Per evitare questa debolezza epistemologica Kitcher (2021) ha sviluppato una propria posizione antirealista, la quale attribuisce al progresso una natura pragmatica legata alla risoluzione dei problemi morali concreti che emergono nel corso della storia, piuttosto che allo statuto ontologico delle leggi morali. Le verità morali, secondo questa lettura, emergono a posteriori nel corso del processo di risoluzione dei problemi, vengono approvate dalla maggioranza delle persone e mantenute nel tempo in quanto ritenute soluzioni appropriate. Una volta identificato il significato del concetto di progresso morale nell’idea di “problem solving”, Kitcher tenta di sviluppare una metodologia pratica per guidare la ricerca di queste soluzioni. Essa consiste, sul piano collettivo, nella creazione di nuove istituzioni sociali, le quali agiscono per mezzo di un meccanismo di “conversazione” il cui fine è la revisione periodica delle credenze dominanti e il cui compito è quello di coinvolgere tutti i membri della società nella discussione pubblica. Scopo di questo contributo è fornire una critica al modello di Kitcher, definito “democratic contractualism”, in quanto esso non risponde allo scopo postulato dal suo stesso autore. Se, infatti, lo scopo è quello di fornire una metodologia pratica per identificare le soluzioni morali appropriate, il modello della “conversazione ideale” che avviene tra gruppi sociali diversi ma “mutually engaged” (2021, p. 37) non appare convincente perché: 1) non tiene conto delle reali condizioni d’esistenza degli individui e ignora gli ostacoli strutturali di natura socioeconomica determinati dal sistema di potere dominante; 2) non analizza la dimensione culturale dei problemi che affliggono la società e che forniscono i punti di partenza per il progresso; 3) non riconosce che nel corso della storia il progresso morale non è stato frutto di conversazioni ideali ma di periodi di crisi sociale e lotta politica, spesso violenta, che si sono verificati in determinate circostanze concrete e contingenti. Ciò che si vuole sostenere è che la “conversazione ideale” che dovrebbe condurre al progresso morale non è ostacolata soltanto da errori epistemici, limiti biologici delle nostre facoltà morali e false opinioni, come sostenuto da Kitcher, ma anche da strutture di potere profondamente consolidate che non possono non venire messe in discussione al fine di giungere a una revisione stabile del senso comune, delle istituzioni e delle pratiche considerate moralmente giuste.

I limiti applicativi del progresso morale. Una critica al democratic contractualism di Philip Kitcher / Faustini, Antonia. - (2025), pp. 449-469.

I limiti applicativi del progresso morale. Una critica al democratic contractualism di Philip Kitcher

Antonia Faustini
Primo
2025

Abstract

Il concetto di “progresso morale” si riferisce al processo di miglioramento delle nostre riflessioni, decisioni e azioni, sia su un piano individuale che sociale. All’interno della metaetica contemporanea possiamo distinguere due diverse modalità di interpretazione di questo concetto: realismo e antirealismo morale. Tuttavia, la proposta realista, secondo la quale il progresso consiste nella scoperta di verità morali a priori, appare problematica se inquadrata all’interno di una cornice metodologicamente e ontologicamente naturalista, giacché non riesce a rendere conto né dell’origine delle credenze morali, se non nella forma dell’intuizione, né della pretesa di oggettività e normatività che esse avanzano. Per evitare questa debolezza epistemologica Kitcher (2021) ha sviluppato una propria posizione antirealista, la quale attribuisce al progresso una natura pragmatica legata alla risoluzione dei problemi morali concreti che emergono nel corso della storia, piuttosto che allo statuto ontologico delle leggi morali. Le verità morali, secondo questa lettura, emergono a posteriori nel corso del processo di risoluzione dei problemi, vengono approvate dalla maggioranza delle persone e mantenute nel tempo in quanto ritenute soluzioni appropriate. Una volta identificato il significato del concetto di progresso morale nell’idea di “problem solving”, Kitcher tenta di sviluppare una metodologia pratica per guidare la ricerca di queste soluzioni. Essa consiste, sul piano collettivo, nella creazione di nuove istituzioni sociali, le quali agiscono per mezzo di un meccanismo di “conversazione” il cui fine è la revisione periodica delle credenze dominanti e il cui compito è quello di coinvolgere tutti i membri della società nella discussione pubblica. Scopo di questo contributo è fornire una critica al modello di Kitcher, definito “democratic contractualism”, in quanto esso non risponde allo scopo postulato dal suo stesso autore. Se, infatti, lo scopo è quello di fornire una metodologia pratica per identificare le soluzioni morali appropriate, il modello della “conversazione ideale” che avviene tra gruppi sociali diversi ma “mutually engaged” (2021, p. 37) non appare convincente perché: 1) non tiene conto delle reali condizioni d’esistenza degli individui e ignora gli ostacoli strutturali di natura socioeconomica determinati dal sistema di potere dominante; 2) non analizza la dimensione culturale dei problemi che affliggono la società e che forniscono i punti di partenza per il progresso; 3) non riconosce che nel corso della storia il progresso morale non è stato frutto di conversazioni ideali ma di periodi di crisi sociale e lotta politica, spesso violenta, che si sono verificati in determinate circostanze concrete e contingenti. Ciò che si vuole sostenere è che la “conversazione ideale” che dovrebbe condurre al progresso morale non è ostacolata soltanto da errori epistemici, limiti biologici delle nostre facoltà morali e false opinioni, come sostenuto da Kitcher, ma anche da strutture di potere profondamente consolidate che non possono non venire messe in discussione al fine di giungere a una revisione stabile del senso comune, delle istituzioni e delle pratiche considerate moralmente giuste.
2025
Il progresso morale. Sfide, opportunità e prospettive future.
9788855292672
metaetica; antirealismo; progresso morale
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
I limiti applicativi del progresso morale. Una critica al democratic contractualism di Philip Kitcher / Faustini, Antonia. - (2025), pp. 449-469.
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