Camon esordisce nel 1970 con Il quinto stato, romanzo di impianto neorealista, pubblicato da Garzanti con una prefazione di Pasolini. Questa prefazione – fortemente elogiativa – muove da considerazioni sul rapporto tra la voce narrante e la lingua dei personaggi, per giungere a un’interpretazione del romanzo alla luce dei rapporti di forza tra le classi sociali. Centrale è la nozione di contaminazione linguistica che viene da Camon portata avanti tra il dialetto dei personaggi e quella che Pasolini definisce «la koiné che si apprende nelle cattive scuole tecniche». Pochi anni dopo, nel 1973, Pasolini scrive la prefazione al volume fenogliano edito da Palazzi Editore, che raccoglie I ventitré giorni della città di Alba e Il partigiano Johnny. Più che di una prefazione si tratta di una vera e propria stroncatura, che – come nel caso della prefazione a Camon – muove da considerazioni linguistiche e formali per giungere a criticare la postura del narratore, borghese e pertanto distante dai suoi personaggi, nonché l’assenza di una vera e propria mimesi dialettale. A partire dal confronto di queste due prefazioni si metteranno in luce le convinzioni di Pasolini circa il rapporto tra «letteratura e classi subalterne», e si tenterà di comprendere quale immagine di scrittore impegnato e militante emerge dai due testi critici. L’obiettivo implicito è quello di mostrare la profonda inattualità di Pasolini nella scelta del canone tra gli scrittori suoi contemporanei.
Due prefazioni inattuali: Pasolini lettore di Camon e di Fenoglio / Macori, Agnese. - (2023), pp. 213-226. - ARCHIVIO CAETANI.
Due prefazioni inattuali: Pasolini lettore di Camon e di Fenoglio
Agnese Macori
2023
Abstract
Camon esordisce nel 1970 con Il quinto stato, romanzo di impianto neorealista, pubblicato da Garzanti con una prefazione di Pasolini. Questa prefazione – fortemente elogiativa – muove da considerazioni sul rapporto tra la voce narrante e la lingua dei personaggi, per giungere a un’interpretazione del romanzo alla luce dei rapporti di forza tra le classi sociali. Centrale è la nozione di contaminazione linguistica che viene da Camon portata avanti tra il dialetto dei personaggi e quella che Pasolini definisce «la koiné che si apprende nelle cattive scuole tecniche». Pochi anni dopo, nel 1973, Pasolini scrive la prefazione al volume fenogliano edito da Palazzi Editore, che raccoglie I ventitré giorni della città di Alba e Il partigiano Johnny. Più che di una prefazione si tratta di una vera e propria stroncatura, che – come nel caso della prefazione a Camon – muove da considerazioni linguistiche e formali per giungere a criticare la postura del narratore, borghese e pertanto distante dai suoi personaggi, nonché l’assenza di una vera e propria mimesi dialettale. A partire dal confronto di queste due prefazioni si metteranno in luce le convinzioni di Pasolini circa il rapporto tra «letteratura e classi subalterne», e si tenterà di comprendere quale immagine di scrittore impegnato e militante emerge dai due testi critici. L’obiettivo implicito è quello di mostrare la profonda inattualità di Pasolini nella scelta del canone tra gli scrittori suoi contemporanei.| File | Dimensione | Formato | |
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