Con i suoi 8300 km di costa e i circa 16 milioni di residenti nei comuni costieri, l’Italia è un paese particolarmente esposto e vulnerabile al rischio tsunami. Si tratta di un’eventualità poco nota ma altamente probabile, come dimostrato da una serie di eventi di rilievo avvenuti in tempi storici, tra i quali vanno certamente menzionati il terremoto e maremoto di Reggio - Messina del 28 dicembre 1908, con onde alte fino a 11 metri (Platania 1909; Baratta, 1910) e il più recente avvenuto a Stromboli il 30 dicembre 2002 a seguito di un’eruzione vulcanica, con onde che localmente hanno superato i 10 metri (Maramai, 2005) nelle spiagge turistiche di Ficogrande (ME) e Spiaggia Lunga in località Piscità (ME). L’avanzamento della conoscenza scientifica sulle sorgenti in grado di generare tsunami, della modellazione con sistemi di calcolo ad alte prestazioni e dei sistemi d’allertamento rapido hanno certamente migliorato le capacità di previsione e di gestione di questo tipo di eventi (Amato et al., 2021). In particolare, le analisi storiche e geofisiche hanno consentito di mettere in evidenza la diversa esposizione al rischio dei versanti costieri italiani e la particolare funzione di distribuzione della probabilità di questo tipo di fenomeni: eventi di grande portata come lo tsunami di Creta del 365 D.C., che distrusse Alessandria d’Egitto o quello che colpì Napoli nel 1348, descritto da Francesco Petrarca (Polonia, 2013; Pararas-Carayannis, 2011; Stiros, 2001; Baratta, 1936) hanno una bassa probabilità di accadimento, mentre tsunami più piccoli ma potenzialmente distruttivi a livello locale come i cinque eventi che hanno colpito l’Egeo Orientale tra il 2017 e il 2021 (Dogan, 2021; Triantafyllou, 2021) hanno una probabilità di accadimento molto più alta. Tuttavia, l’avanzamento delle conoscenze scientifiche non corrisponde in modo automatico all’avanzamento delle conoscenze delle popolazioni esposte, che rappresenta invece un importante fattore predittivo della preparedness e quindi dell’efficacia delle misure di mitigazione del rischio (Bird e Dominey-Howes, 2006; Paton et al., 2008; Horan et al. 2010; Castañeda et al., 2020). Nelle zone più esposte al rischio tsunami (in particolare lungo le coste del Pacifico e in alcune aree dell’Oceano Indiano) forme di conoscenza tradizionale su questo tipo di fenomeni, generalmente basate sulla memoria di eventi passati, sono integrate nelle culture locali e preservate attraverso documenti scritti, storie tramandate oralmente e 1 Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza Università di Roma. 2 Centro Allerta Tsunami, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma. resoconti di testimoni diretti, rappresentando un potente fattore di adattamento delle comunità a questo tipo di eventi (Becker et al., 2008; Mercer et al., 2012; Rafliana et al., 2022). La presente relazione si concentra per l’appunto sulle forme e sulle fonti di conoscenza sulla natura, sull’entità e sulla pericolosità di questo fenomeni, basandosi sui dati di una survey con questionario che ha considerato un campione di 5.842 intervistati, residenti in 450 comuni situati in 8 regioni costiere italiane, e di un subcampione costituito dalle 2.635 interviste raccolte nei comuni di Sicilia e Calabria che ricadono nell’area colpita dal citato terremoto e maremoto di Reggio e Messina. Una prima analisi dei dati ha evidenziato una serie d’interessanti differenze, che non solo restituiscono rappresentazioni diverse del fenomeno e dei suoi effetti, ma anche diversi modi di approcciarsi alle fonti di conoscenza disponibili. Dal campione “nazionale” emerge una forte tendenza a identificare lo tsunami come fenomeno catastrofico e imprevedibile, evidenziando peraltro una forte influenza dell’immaginario mediale dei grandi tsunami di Sumatra del 2004, del Giappone settentrionale del 2011 mentre, nell’area del maremoto di Reggio e Messina, prevale una lettura più realistica del fenomeno e dei suoi effetti, che appare legata e assimilata a una memoria storica concreta e socialmente condivisa dell’evento. Nel corso della relazione saranno sinteticamente presentati alcuni dati della ricerca, discutendo le implicazioni sulle strategie di comunicazione scientifica e di comunicazione del rischio, sulle attività di previsione e di prevenzione e i possibili sviluppi futuri della ricerca.

Conoscenza e tsunami la percezione del rischio sulle coste italiane e nell’area del maremoto di Reggio/ Messina (1908) / Cerase, Andrea; Cugliari, Lorenzo. - (2023). ( Società Scientifica Italiana Sociologia Cultura Comunicazione Convegno Nazionale Università Federico II Napoli ).

Conoscenza e tsunami la percezione del rischio sulle coste italiane e nell’area del maremoto di Reggio/ Messina (1908)

ANDREA CERASE
;
LORENZO CUGLIARI
2023

Abstract

Con i suoi 8300 km di costa e i circa 16 milioni di residenti nei comuni costieri, l’Italia è un paese particolarmente esposto e vulnerabile al rischio tsunami. Si tratta di un’eventualità poco nota ma altamente probabile, come dimostrato da una serie di eventi di rilievo avvenuti in tempi storici, tra i quali vanno certamente menzionati il terremoto e maremoto di Reggio - Messina del 28 dicembre 1908, con onde alte fino a 11 metri (Platania 1909; Baratta, 1910) e il più recente avvenuto a Stromboli il 30 dicembre 2002 a seguito di un’eruzione vulcanica, con onde che localmente hanno superato i 10 metri (Maramai, 2005) nelle spiagge turistiche di Ficogrande (ME) e Spiaggia Lunga in località Piscità (ME). L’avanzamento della conoscenza scientifica sulle sorgenti in grado di generare tsunami, della modellazione con sistemi di calcolo ad alte prestazioni e dei sistemi d’allertamento rapido hanno certamente migliorato le capacità di previsione e di gestione di questo tipo di eventi (Amato et al., 2021). In particolare, le analisi storiche e geofisiche hanno consentito di mettere in evidenza la diversa esposizione al rischio dei versanti costieri italiani e la particolare funzione di distribuzione della probabilità di questo tipo di fenomeni: eventi di grande portata come lo tsunami di Creta del 365 D.C., che distrusse Alessandria d’Egitto o quello che colpì Napoli nel 1348, descritto da Francesco Petrarca (Polonia, 2013; Pararas-Carayannis, 2011; Stiros, 2001; Baratta, 1936) hanno una bassa probabilità di accadimento, mentre tsunami più piccoli ma potenzialmente distruttivi a livello locale come i cinque eventi che hanno colpito l’Egeo Orientale tra il 2017 e il 2021 (Dogan, 2021; Triantafyllou, 2021) hanno una probabilità di accadimento molto più alta. Tuttavia, l’avanzamento delle conoscenze scientifiche non corrisponde in modo automatico all’avanzamento delle conoscenze delle popolazioni esposte, che rappresenta invece un importante fattore predittivo della preparedness e quindi dell’efficacia delle misure di mitigazione del rischio (Bird e Dominey-Howes, 2006; Paton et al., 2008; Horan et al. 2010; Castañeda et al., 2020). Nelle zone più esposte al rischio tsunami (in particolare lungo le coste del Pacifico e in alcune aree dell’Oceano Indiano) forme di conoscenza tradizionale su questo tipo di fenomeni, generalmente basate sulla memoria di eventi passati, sono integrate nelle culture locali e preservate attraverso documenti scritti, storie tramandate oralmente e 1 Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza Università di Roma. 2 Centro Allerta Tsunami, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma. resoconti di testimoni diretti, rappresentando un potente fattore di adattamento delle comunità a questo tipo di eventi (Becker et al., 2008; Mercer et al., 2012; Rafliana et al., 2022). La presente relazione si concentra per l’appunto sulle forme e sulle fonti di conoscenza sulla natura, sull’entità e sulla pericolosità di questo fenomeni, basandosi sui dati di una survey con questionario che ha considerato un campione di 5.842 intervistati, residenti in 450 comuni situati in 8 regioni costiere italiane, e di un subcampione costituito dalle 2.635 interviste raccolte nei comuni di Sicilia e Calabria che ricadono nell’area colpita dal citato terremoto e maremoto di Reggio e Messina. Una prima analisi dei dati ha evidenziato una serie d’interessanti differenze, che non solo restituiscono rappresentazioni diverse del fenomeno e dei suoi effetti, ma anche diversi modi di approcciarsi alle fonti di conoscenza disponibili. Dal campione “nazionale” emerge una forte tendenza a identificare lo tsunami come fenomeno catastrofico e imprevedibile, evidenziando peraltro una forte influenza dell’immaginario mediale dei grandi tsunami di Sumatra del 2004, del Giappone settentrionale del 2011 mentre, nell’area del maremoto di Reggio e Messina, prevale una lettura più realistica del fenomeno e dei suoi effetti, che appare legata e assimilata a una memoria storica concreta e socialmente condivisa dell’evento. Nel corso della relazione saranno sinteticamente presentati alcuni dati della ricerca, discutendo le implicazioni sulle strategie di comunicazione scientifica e di comunicazione del rischio, sulle attività di previsione e di prevenzione e i possibili sviluppi futuri della ricerca.
2023
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