Nella prima metà degli anni Ottanta Raffaella Carrà accetta di diventare testimonial di una nota azienda produttrice di cucine. Il primo spot che viene girato e poi trasmesso nel 1984 si basa su una struttura narrativa che, giocando sul tema della ribalta e del retroscena, prevede la giustapposizione tra la dimensione professionale (rappresentata idealmente da un balletto in cui si esibisce la show woman) e quella privata (la cucina in cui accoglie i telespettatori). Nonostante la (implicita?) riproposizione del tradizionale cliché donna-cucina, il claim della pubblicità “la più amata dagli italiani” finisce per diventare una delle definizioni spesso utilizzate per indicarla e ricordarla. In considerazione di tali aspetti, il presente contributo punta ad analizzare la figura di Raffaella Carrà a partire da un periodo altrettanto rilevante per il nostro paese come gli anni Ottanta. Nell’ambito di quel decennio, infatti, si innesca una ridefinizione complessiva del rapporto tra media e società. In particolare, è la televisione a porsi come un habitat comunicativo estremamente centrale al cui interno, accanto alle moltiplicate forme di mediazione, si affiancano anche iniziali processi di mediatizzazione in grado di ri-produrre, oltre che di rappresentare, la realtà italiana dell’epoca. Da questo punto di vista, allora, le modalità di abitazione e di interazione che Raffaella Carrà instaura all’interno di un simile scenario appaiono particolarmente interessanti sia per comprenderne l’impatto socio-culturale e mediale, sia per coglierne la valenza anche in termini di empowerment femminile. In tal senso, si intende effettuare un’analisi approfondita del percorso e della trasformazione professionale intrapresi da Raffaella Carrà dall’inizio degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta, alla luce di tre fondamentali tappe (la consacrazione in Rai, il passaggio a Mediaset, il ritorno in Italia con ‘Carramba! Che sorpresa’), esaminando le caratteristiche dei diversi ruoli svolti (cantante, ballerina, attrice, soubrette, conduttrice, autrice, etc.), dei diversi programmi e dei prodotti culturali che ne hanno visto il coinvolgimento e delle derivanti forme di rappresentazione e di auto-rappresentazione. L’obiettivo del saggio non è soltanto quello di elaborare una ricostruzione storica di un importante personaggio televisivo, ma di delineare un ritratto multidimensionale di una donna capace di veicolare, attraverso il suo lavoro, e di incorporare, attraverso il suo agire, modelli, tematiche e valori complessi (dalla sessualità alla emancipazione) del femminile.
La più amata dagli italiani. Raffaella Carrà tra televisione, mediatizzazione ed empowerment femminile / Ciofalo, Giovanni; Ugolini, Lorenzo. - (2024), pp. 67-83.
La più amata dagli italiani. Raffaella Carrà tra televisione, mediatizzazione ed empowerment femminile
Giovanni Ciofalo;Lorenzo Ugolini
2024
Abstract
Nella prima metà degli anni Ottanta Raffaella Carrà accetta di diventare testimonial di una nota azienda produttrice di cucine. Il primo spot che viene girato e poi trasmesso nel 1984 si basa su una struttura narrativa che, giocando sul tema della ribalta e del retroscena, prevede la giustapposizione tra la dimensione professionale (rappresentata idealmente da un balletto in cui si esibisce la show woman) e quella privata (la cucina in cui accoglie i telespettatori). Nonostante la (implicita?) riproposizione del tradizionale cliché donna-cucina, il claim della pubblicità “la più amata dagli italiani” finisce per diventare una delle definizioni spesso utilizzate per indicarla e ricordarla. In considerazione di tali aspetti, il presente contributo punta ad analizzare la figura di Raffaella Carrà a partire da un periodo altrettanto rilevante per il nostro paese come gli anni Ottanta. Nell’ambito di quel decennio, infatti, si innesca una ridefinizione complessiva del rapporto tra media e società. In particolare, è la televisione a porsi come un habitat comunicativo estremamente centrale al cui interno, accanto alle moltiplicate forme di mediazione, si affiancano anche iniziali processi di mediatizzazione in grado di ri-produrre, oltre che di rappresentare, la realtà italiana dell’epoca. Da questo punto di vista, allora, le modalità di abitazione e di interazione che Raffaella Carrà instaura all’interno di un simile scenario appaiono particolarmente interessanti sia per comprenderne l’impatto socio-culturale e mediale, sia per coglierne la valenza anche in termini di empowerment femminile. In tal senso, si intende effettuare un’analisi approfondita del percorso e della trasformazione professionale intrapresi da Raffaella Carrà dall’inizio degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta, alla luce di tre fondamentali tappe (la consacrazione in Rai, il passaggio a Mediaset, il ritorno in Italia con ‘Carramba! Che sorpresa’), esaminando le caratteristiche dei diversi ruoli svolti (cantante, ballerina, attrice, soubrette, conduttrice, autrice, etc.), dei diversi programmi e dei prodotti culturali che ne hanno visto il coinvolgimento e delle derivanti forme di rappresentazione e di auto-rappresentazione. L’obiettivo del saggio non è soltanto quello di elaborare una ricostruzione storica di un importante personaggio televisivo, ma di delineare un ritratto multidimensionale di una donna capace di veicolare, attraverso il suo lavoro, e di incorporare, attraverso il suo agire, modelli, tematiche e valori complessi (dalla sessualità alla emancipazione) del femminile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


