The introductory essay of the volume addresses the issue of recognizing violence, tracing its emergence through linguistic, historical, and legal dimensions. While violence against women is deeply rooted in the history and cultures of humanity, its identification is a far more recent development—and, as the reasons behind this book’s creation illustrate, it is still far from complete. Sexual violence appears throughout art and mythology as a recurring theme, yet the major ancient languages—Greek and Latin—lack precise and contextualized terms to describe the phenomenon. The words that come closest to its contemporary meaning encompass a semantic field that blends different concepts but fails to include the element we now recognize as essential: free and informed consent. In ancient languages, the modern understanding of the word “rape” does not exist, because its underlying condition is absent: freedom belongs exclusively to men. Their actions are limited only by social order, not by a concept of female autonomy that had yet to be imagined or achieved. The path forged by women has profoundly transformed the structures of our societies, breaking with the patriarchal order in which the use of force was legitimized to uphold male dominance. Beginning in the second half of the 20th century, feminist movements began to link the issue of violence directly to the question of freedom. Only in 1996 was a law passed in Italy that defined rape as a violation of personal liberty. And it was not until the adoption of the Istanbul Convention that the cultural roots of violence were formally acknowledged for the first time, allowing the phenomenon to be addressed ;

Il saggio introduttivo del volume affronta il tema del riconoscimento della violenza, descrivendone il percorso di emersione, che investe aspetti linguistici, storici e giuridici. Se la a violenza contro le donne affonda le sue radici nella storia e nelle culture dell’umanità̀, la sua identificazione è un dato molto più recente e, come mostrano le ragioni che hanno sostenuto la nascita del libro, non può̀ dirsi ancora del tutto compiuto. La violenza sessuale attraversa l’arte e il mito come tratto ricorrente, eppure le grandi lingue antiche, greco e latino, non hanno parole per esprimere in modo puntuale e circostanziato il fenomeno. Quelle che più si avvicinano al significato odierno coprono un’area semantica che intreccia istanze diverse ma non comprende il tratto che oggi identifichiamo come distintivo, ossia il consenso libero. Nelle lingue antiche non troviamo il significato che oggi associamo alla parola “stupro” perché́ manca il presupposto: gli uomini sono i soli liberi, la loro azione incontra il limite solo nel rispetto dell’ordine sociale, non in una libertà femminile ancora tutta da conquistare. Il cammino compiuto dalle donne ha trasformato profondamente gli assetti delle nostre società̀, portando alla rottura dell’ordine patriarcale nel quale l’uso della forza è contemplato per mantenere il comando maschile. A partire dalla seconda metà del ‘900, su impulso la riflessione elaborata dai movimenti delle donne lega da subito il tema della violenza a quello della libertà. Solo nel 1996 viene approvata la norma che punisce lo stupro intendendolo come lesione della libertà personale e occorrerà aspettare il varo della Convenzione di Istanbul, per la prima volta vengono riconosciute le radici culturali della violenza, per affrontare in modo organico il fenomeno, riconoscendo che in esso si esprime il rifiuto di una libertà inedita che ha cambiato equilibri millenari.

Il riconoscimento come problema / Giuliani, Fabrizia. - (2024), pp. 15-23.

Il riconoscimento come problema

Fabrizia Giuliani
2024

Abstract

The introductory essay of the volume addresses the issue of recognizing violence, tracing its emergence through linguistic, historical, and legal dimensions. While violence against women is deeply rooted in the history and cultures of humanity, its identification is a far more recent development—and, as the reasons behind this book’s creation illustrate, it is still far from complete. Sexual violence appears throughout art and mythology as a recurring theme, yet the major ancient languages—Greek and Latin—lack precise and contextualized terms to describe the phenomenon. The words that come closest to its contemporary meaning encompass a semantic field that blends different concepts but fails to include the element we now recognize as essential: free and informed consent. In ancient languages, the modern understanding of the word “rape” does not exist, because its underlying condition is absent: freedom belongs exclusively to men. Their actions are limited only by social order, not by a concept of female autonomy that had yet to be imagined or achieved. The path forged by women has profoundly transformed the structures of our societies, breaking with the patriarchal order in which the use of force was legitimized to uphold male dominance. Beginning in the second half of the 20th century, feminist movements began to link the issue of violence directly to the question of freedom. Only in 1996 was a law passed in Italy that defined rape as a violation of personal liberty. And it was not until the adoption of the Istanbul Convention that the cultural roots of violence were formally acknowledged for the first time, allowing the phenomenon to be addressed ;
2024
Libro Bianco per la Formazione. Violenza maschile contro le donne
9791221084764
Il saggio introduttivo del volume affronta il tema del riconoscimento della violenza, descrivendone il percorso di emersione, che investe aspetti linguistici, storici e giuridici. Se la a violenza contro le donne affonda le sue radici nella storia e nelle culture dell’umanità̀, la sua identificazione è un dato molto più recente e, come mostrano le ragioni che hanno sostenuto la nascita del libro, non può̀ dirsi ancora del tutto compiuto. La violenza sessuale attraversa l’arte e il mito come tratto ricorrente, eppure le grandi lingue antiche, greco e latino, non hanno parole per esprimere in modo puntuale e circostanziato il fenomeno. Quelle che più si avvicinano al significato odierno coprono un’area semantica che intreccia istanze diverse ma non comprende il tratto che oggi identifichiamo come distintivo, ossia il consenso libero. Nelle lingue antiche non troviamo il significato che oggi associamo alla parola “stupro” perché́ manca il presupposto: gli uomini sono i soli liberi, la loro azione incontra il limite solo nel rispetto dell’ordine sociale, non in una libertà femminile ancora tutta da conquistare. Il cammino compiuto dalle donne ha trasformato profondamente gli assetti delle nostre società̀, portando alla rottura dell’ordine patriarcale nel quale l’uso della forza è contemplato per mantenere il comando maschile. A partire dalla seconda metà del ‘900, su impulso la riflessione elaborata dai movimenti delle donne lega da subito il tema della violenza a quello della libertà. Solo nel 1996 viene approvata la norma che punisce lo stupro intendendolo come lesione della libertà personale e occorrerà aspettare il varo della Convenzione di Istanbul, per la prima volta vengono riconosciute le radici culturali della violenza, per affrontare in modo organico il fenomeno, riconoscendo che in esso si esprime il rifiuto di una libertà inedita che ha cambiato equilibri millenari.
Violenza contro le donne; Gender Studies; Convenzione di Istanbul; Semantica
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Il riconoscimento come problema / Giuliani, Fabrizia. - (2024), pp. 15-23.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1736775
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