La cardiopatia ischemica cronica (CIC) è una delle più comuni patologie cardiovascolari, frequente causa di ricovero sopra i 65 anni, con significative differenze tra uomini e donne. Al tempo stesso è anche una importante comorbidità, che incide sulla durata del ricovero e sulla mortalità dei pazienti. Scopo del presente contributo è indagare l’impatto clinico ed economico della cardiopatia ischemica cronica sui ricoveri ospedalieri. La CIC ha origine dalla compromissione della circolazione coronarica, in genere causata dalla formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie. La progressiva ostruzione riduce il flusso sanguigno al miocardio, portando a un’ischemia cronica. Diversi fattori aumentano il rischio di sviluppare la CIC, tra cui l’ipertensione, il diabete mellito, la dislipidemia, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), il fumo e la predisposizione genetica. L’adozione di uno stile di vita sano, la gestione dei fattori di rischio e il monitoraggio regolare sono essenziali nella prevenzione della CIC. Il trattamento della CIC mira a migliorare la perfusione miocardica, alleviare i sintomi e prevenire complicanze. Le opzioni terapeutiche includono la gestione dei fattori di rischio, la terapia farmacologica, procedure di rivascolarizzazione come l’angioplastica coronarica e interventi chirurgici come il bypass aorto-coronarico, nonché la riabilitazione cardiologica. La prognosi della CIC dipende dalla gravità della malattia e dall’efficacia del trattamento. La gestione appropriata può migliorare la qualità della vita, ridurre il rischio di eventi cardiaci e prolungare la sopravvivenza. Tuttavia, la CIC richiede una sorveglianza a lungo termine e una gestione continua per prevenire il peggioramento della malattia. Il costo vivo dell’ospedalizzazione per la cardiopatia ischemica cronica (CIC) può variare significativamente in base a diversi fattori, tra cui la regione geografica, la struttura ospedaliera, la gravità della condizione, la durata dell’ospedalizzazione e i trattamenti specifici somministrati al paziente. La scelta di valutare l’impatto sulle ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari è dovuta al fatto che esse rappresentano la maggiore causa di morbidità e mortalità a livello mondiale e sono patologie notoriamente prevenibili modificando lo stile di vita. Il presente studio si focalizza sull’attività erogata in regime di ricovero ordinario nelle strutture per acuti: non si considera l’impatto sul sistema di emergenza-urgenza, ovvero sull’attività erogata in regime di Pronto Soccorso che non esita in un ricovero in reparto per acuti, né l’attività erogata in regime ambulatoriale, semiresidenziale o domiciliare. Sono stati considerati solo tre Unità Operative: Medicina Interna, Cardiologia e Geriatria per valutare l’impatto delle comorbidità tipiche nei pazienti anziani che vengono preferenzialmente ricoverati in Medicina Interna e Geriatria e per meglio comprendere come si diversifica l’utenza nei tre reparti e se le differenze risultano significative tra maschi e femmine.
Cardiopatia ischemica cronica. L’impatto economico e organizzativo sulle strutture ospedaliere / Pietrantonio, Filomena; Carrieri, Ciro; Rosiello, Francesco; Spandonaro, Federico; Vinci, Antonio. - (2023), pp. 375-383.
Cardiopatia ischemica cronica. L’impatto economico e organizzativo sulle strutture ospedaliere
Pietrantonio Filomena
Conceptualization
;Rosiello Francesco
Writing – Original Draft Preparation
;Spandonaro Federico;
2023
Abstract
La cardiopatia ischemica cronica (CIC) è una delle più comuni patologie cardiovascolari, frequente causa di ricovero sopra i 65 anni, con significative differenze tra uomini e donne. Al tempo stesso è anche una importante comorbidità, che incide sulla durata del ricovero e sulla mortalità dei pazienti. Scopo del presente contributo è indagare l’impatto clinico ed economico della cardiopatia ischemica cronica sui ricoveri ospedalieri. La CIC ha origine dalla compromissione della circolazione coronarica, in genere causata dalla formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie. La progressiva ostruzione riduce il flusso sanguigno al miocardio, portando a un’ischemia cronica. Diversi fattori aumentano il rischio di sviluppare la CIC, tra cui l’ipertensione, il diabete mellito, la dislipidemia, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), il fumo e la predisposizione genetica. L’adozione di uno stile di vita sano, la gestione dei fattori di rischio e il monitoraggio regolare sono essenziali nella prevenzione della CIC. Il trattamento della CIC mira a migliorare la perfusione miocardica, alleviare i sintomi e prevenire complicanze. Le opzioni terapeutiche includono la gestione dei fattori di rischio, la terapia farmacologica, procedure di rivascolarizzazione come l’angioplastica coronarica e interventi chirurgici come il bypass aorto-coronarico, nonché la riabilitazione cardiologica. La prognosi della CIC dipende dalla gravità della malattia e dall’efficacia del trattamento. La gestione appropriata può migliorare la qualità della vita, ridurre il rischio di eventi cardiaci e prolungare la sopravvivenza. Tuttavia, la CIC richiede una sorveglianza a lungo termine e una gestione continua per prevenire il peggioramento della malattia. Il costo vivo dell’ospedalizzazione per la cardiopatia ischemica cronica (CIC) può variare significativamente in base a diversi fattori, tra cui la regione geografica, la struttura ospedaliera, la gravità della condizione, la durata dell’ospedalizzazione e i trattamenti specifici somministrati al paziente. La scelta di valutare l’impatto sulle ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari è dovuta al fatto che esse rappresentano la maggiore causa di morbidità e mortalità a livello mondiale e sono patologie notoriamente prevenibili modificando lo stile di vita. Il presente studio si focalizza sull’attività erogata in regime di ricovero ordinario nelle strutture per acuti: non si considera l’impatto sul sistema di emergenza-urgenza, ovvero sull’attività erogata in regime di Pronto Soccorso che non esita in un ricovero in reparto per acuti, né l’attività erogata in regime ambulatoriale, semiresidenziale o domiciliare. Sono stati considerati solo tre Unità Operative: Medicina Interna, Cardiologia e Geriatria per valutare l’impatto delle comorbidità tipiche nei pazienti anziani che vengono preferenzialmente ricoverati in Medicina Interna e Geriatria e per meglio comprendere come si diversifica l’utenza nei tre reparti e se le differenze risultano significative tra maschi e femmine.| File | Dimensione | Formato | |
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