Attraverso un’analisi del contenuto dei post Facebook e Instagram pubblicati sulle pagine ufficiali dei principali attori politici italiani, la ricerca individua un tòpos narrativo ricorrente nella comunicazione istituzionale di partiti e leader di centro-destra. Dall’esame del corpus testuale – raccolto nel contesto delle restrizioni sociali legate al fenomeno pandemico – emerge una peculiare caratterizzazione dello storytelling politico sul tema immigrazione. Nello specifico, l’indagine porta alla luce un’evoluzione della tradizionale narrativa che contrappone italiani e migranti: una riformulazione del dualismo dialettico “nativo-straniero,” nei termini di una capitalizzazione delle libertà. Lo scritto individua e classificata come post-razzismo un peculiare trend retorico che ridefinisce i diritti come una risorsa limitata e regolata da un ferreo monopolio di stato. Non un bene inalienabile ed immateriale, quanto piuttosto un bene da amministrare e distribuire, secondo politiche socioeconomiche – ed ideologiche – più o meno inclusive o protezioniste. Tale tendenza non si configura unicamente come una inedita, più sottile, forme di discriminazione: è un sintomo intellettuale – e un rischio umanitario – di come la società tenda a ripensare valori e vite come risorse quantificabili. Risorse il cui sfruttamento esclusivo, all’interno di una narrativa propagandistica della scarsità, possa essere garantito solo a un numero limitato di azionisti.

Premio giovane ricercatore 2021

Livio Calabresi
2021

Abstract

Attraverso un’analisi del contenuto dei post Facebook e Instagram pubblicati sulle pagine ufficiali dei principali attori politici italiani, la ricerca individua un tòpos narrativo ricorrente nella comunicazione istituzionale di partiti e leader di centro-destra. Dall’esame del corpus testuale – raccolto nel contesto delle restrizioni sociali legate al fenomeno pandemico – emerge una peculiare caratterizzazione dello storytelling politico sul tema immigrazione. Nello specifico, l’indagine porta alla luce un’evoluzione della tradizionale narrativa che contrappone italiani e migranti: una riformulazione del dualismo dialettico “nativo-straniero,” nei termini di una capitalizzazione delle libertà. Lo scritto individua e classificata come post-razzismo un peculiare trend retorico che ridefinisce i diritti come una risorsa limitata e regolata da un ferreo monopolio di stato. Non un bene inalienabile ed immateriale, quanto piuttosto un bene da amministrare e distribuire, secondo politiche socioeconomiche – ed ideologiche – più o meno inclusive o protezioniste. Tale tendenza non si configura unicamente come una inedita, più sottile, forme di discriminazione: è un sintomo intellettuale – e un rischio umanitario – di come la società tenda a ripensare valori e vite come risorse quantificabili. Risorse il cui sfruttamento esclusivo, all’interno di una narrativa propagandistica della scarsità, possa essere garantito solo a un numero limitato di azionisti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1658017
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