Fin dal suo travagliato inizio, ma anche nel suo prosieguo, nella XVIII legislatura si sono attraversati diversi e - per alcuni versi - del tutto peculiari momenti di crisi istituzionale. In questi passaggi si sono manifestate nuove prassi e consolidate alcune tendenze già in atto nelle evoluzioni della nostra forma di governo, le quali hanno suscitato l’interesse della dottrina costituzionalistica e che meritano di essere ulteriormente indagate. In particolare, si è assistito a un’azione particolarmente incisiva del Presidente della Repubblica all’interno del processo di formazione dei Governi, pur a fronte di un atteggiamento dell’attuale titolare della carica che non si è caratterizzato come particolarmente interventista. Com’è noto, in relazione alla figura del Capo dello Stato nell’ordinamento italiano, la Costituzione repubblicana ha delineato uno “schema molto aperto e molto elastico”, sul quale la successiva riflessione dottrinaria ha elaborato due modelli sostanzialmente antitetici: da un lato quello che valorizza la funzione di “struttura garantistica”, quale organo neutrale di garanzia estraneo all’attività di indirizzo politico, dall’altro quello che vede il Presidente della Repubblica quale “struttura governante”, organo di direzione politica, chiamato a svolgere un ruolo sì imparziale, ma anche politicamente attivo. Prima del cd. “caso Savona”, altre vicende istituzionali avevano spinto a considerare il secondo di questi modelli come quello maggiormente aderente alla realtà fattuale caratterizzata da un sistema dei partiti che – rispetto al passato – appare sempre più destrutturato e sempre meno capace di condizionare il processo di definizione dell’indirizzo politico. Tuttavia, la vicenda in questione, sembra segnare un’ulteriore spinta (per certi versi probabilmente eccessiva) in questa direzione; infatti, mai prima di allora si era assistito alla rimessione dell’incarico da parte del Presidente del Consiglio incaricato per il rifiuto opposto alla nomina di un ministro da parte del Capo dello Stato, e alla conseguente dichiarazione di quest’ultimo in cui vengono esplicitate all’opinione pubblica le ragioni di tale scelta. Non è la prima volta che una qualche personalità cambia posizione o esce in extremis dalla lista dei ministri, né probabilmente la prima volta che tra il Presidente del Consiglio incaricato e il Presidente della Repubblica si generi un conflitto per ragioni analoghe, ma è certamente la prima volta che quest’ultimo venga esplicitato pubblicamente. Non è l’unico elemento di peculiarità, particolare interesse destano le argomentazioni addotte dal Presidente Mattarella al fine di motivare la sua scelta, sostanzialmente legate alle opinioni del Prof. Savona in tema di moneta unica europea, le quali, tuttavia, non erano entrate a far parte del cd. “Contratto di Governo”. Proprio per quest’ultima ragione, si ritiene di approcciarsi al tema suesposto non nel verso di interrogarsi sul peso della pregiudiziale europea nel caratterizzare la nostra forma di Stato, ma nel verso di interrogarsi sulla estensione dei poteri presidenziali in ordine alle proposte di nomina dei ministri da parte del Presidente del Consiglio incaricato, nell’ambito della forma di governo parlamentare che caratterizza il nostro ordinamento. In quest’ottica, si ritiene, meglio si comprendono anche gli eventi che sono seguiti nel corso della legislatura e le dinamiche di evoluzione della forma di governo attualmente in corso.

I poteri di nomina del Presidente della Repubblica nelle più recenti evoluzioni della forma di governo italiana: considerazioni a partire dal “caso Savona”

Adolfo Russo
2022

Abstract

Fin dal suo travagliato inizio, ma anche nel suo prosieguo, nella XVIII legislatura si sono attraversati diversi e - per alcuni versi - del tutto peculiari momenti di crisi istituzionale. In questi passaggi si sono manifestate nuove prassi e consolidate alcune tendenze già in atto nelle evoluzioni della nostra forma di governo, le quali hanno suscitato l’interesse della dottrina costituzionalistica e che meritano di essere ulteriormente indagate. In particolare, si è assistito a un’azione particolarmente incisiva del Presidente della Repubblica all’interno del processo di formazione dei Governi, pur a fronte di un atteggiamento dell’attuale titolare della carica che non si è caratterizzato come particolarmente interventista. Com’è noto, in relazione alla figura del Capo dello Stato nell’ordinamento italiano, la Costituzione repubblicana ha delineato uno “schema molto aperto e molto elastico”, sul quale la successiva riflessione dottrinaria ha elaborato due modelli sostanzialmente antitetici: da un lato quello che valorizza la funzione di “struttura garantistica”, quale organo neutrale di garanzia estraneo all’attività di indirizzo politico, dall’altro quello che vede il Presidente della Repubblica quale “struttura governante”, organo di direzione politica, chiamato a svolgere un ruolo sì imparziale, ma anche politicamente attivo. Prima del cd. “caso Savona”, altre vicende istituzionali avevano spinto a considerare il secondo di questi modelli come quello maggiormente aderente alla realtà fattuale caratterizzata da un sistema dei partiti che – rispetto al passato – appare sempre più destrutturato e sempre meno capace di condizionare il processo di definizione dell’indirizzo politico. Tuttavia, la vicenda in questione, sembra segnare un’ulteriore spinta (per certi versi probabilmente eccessiva) in questa direzione; infatti, mai prima di allora si era assistito alla rimessione dell’incarico da parte del Presidente del Consiglio incaricato per il rifiuto opposto alla nomina di un ministro da parte del Capo dello Stato, e alla conseguente dichiarazione di quest’ultimo in cui vengono esplicitate all’opinione pubblica le ragioni di tale scelta. Non è la prima volta che una qualche personalità cambia posizione o esce in extremis dalla lista dei ministri, né probabilmente la prima volta che tra il Presidente del Consiglio incaricato e il Presidente della Repubblica si generi un conflitto per ragioni analoghe, ma è certamente la prima volta che quest’ultimo venga esplicitato pubblicamente. Non è l’unico elemento di peculiarità, particolare interesse destano le argomentazioni addotte dal Presidente Mattarella al fine di motivare la sua scelta, sostanzialmente legate alle opinioni del Prof. Savona in tema di moneta unica europea, le quali, tuttavia, non erano entrate a far parte del cd. “Contratto di Governo”. Proprio per quest’ultima ragione, si ritiene di approcciarsi al tema suesposto non nel verso di interrogarsi sul peso della pregiudiziale europea nel caratterizzare la nostra forma di Stato, ma nel verso di interrogarsi sulla estensione dei poteri presidenziali in ordine alle proposte di nomina dei ministri da parte del Presidente del Consiglio incaricato, nell’ambito della forma di governo parlamentare che caratterizza il nostro ordinamento. In quest’ottica, si ritiene, meglio si comprendono anche gli eventi che sono seguiti nel corso della legislatura e le dinamiche di evoluzione della forma di governo attualmente in corso.
979-12-5976-379-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1657347
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