l presente intervento non presenta dati di scavo nuovi, bensì discute in parte i risultati di ricerche non ancora pubblicate, nonché alcune situazioni per noi degne di attenzione nel dibattito sulle dinamiche pericoloniali della Sibaritide. Proviamo a decodificare questo testo, precedente a tutto il dibattito sorto in seguito sulla colonizzazione morbida o dura, sulla partecipazione del mondo indigeno (nel nostro caso enotrio) alla gestione del processo coloniale, sul rifiuto stesso del concetto di colonizzazione. È nostra opinione che le letture volta a volta buoniste, confusamente ibride e apparentemente post-coloniali coprano sostanzialmente una ricerca contemporanea di de-storicizzazione della limpida effettività dei processi: al momento indicato dalle fonti per la colonizzazione, infatti, in pochi anni o decenni si instaura un regime di dominio culturale, simbolico, politico ed economico in cui i gruppi dominanti delle neonate urbanizzazioni greche informano di sé il territorio, dove la partecipazione indigena non può che essere letta come assolutamente subalterna; non eliminata alla radice, né necessariamente alterizzata in un processo essenzialista (greci vs. barbari), bensì resa funzionale alle dinamiche di un diverso potere e delle sue strutture gerarchiche e sacrali. Si impone secondo noi l’uso di qualche elemento di sana lettura del potere, blandamente marxista, rispetto alle logiche attuali, figlie invece del mondo post-crollo del muro e del socialismo reale, caratterizzate da una strisciante e dominante lettura neocapitalistica dei comportamenti degli umani di questo recente passato quali free entrepreneurs, liberi attori in un mondo aperto, disponibile, modificabile a piacere.

Divisi alla fine. le comunità enotrie della sibaritide prima della fondazione di sibari

Marino, Sara
;
Vanzetti, Alessandro
;
Di Renzoni, Andrea
;
Castagna, Maria Antonietta
2021

Abstract

l presente intervento non presenta dati di scavo nuovi, bensì discute in parte i risultati di ricerche non ancora pubblicate, nonché alcune situazioni per noi degne di attenzione nel dibattito sulle dinamiche pericoloniali della Sibaritide. Proviamo a decodificare questo testo, precedente a tutto il dibattito sorto in seguito sulla colonizzazione morbida o dura, sulla partecipazione del mondo indigeno (nel nostro caso enotrio) alla gestione del processo coloniale, sul rifiuto stesso del concetto di colonizzazione. È nostra opinione che le letture volta a volta buoniste, confusamente ibride e apparentemente post-coloniali coprano sostanzialmente una ricerca contemporanea di de-storicizzazione della limpida effettività dei processi: al momento indicato dalle fonti per la colonizzazione, infatti, in pochi anni o decenni si instaura un regime di dominio culturale, simbolico, politico ed economico in cui i gruppi dominanti delle neonate urbanizzazioni greche informano di sé il territorio, dove la partecipazione indigena non può che essere letta come assolutamente subalterna; non eliminata alla radice, né necessariamente alterizzata in un processo essenzialista (greci vs. barbari), bensì resa funzionale alle dinamiche di un diverso potere e delle sue strutture gerarchiche e sacrali. Si impone secondo noi l’uso di qualche elemento di sana lettura del potere, blandamente marxista, rispetto alle logiche attuali, figlie invece del mondo post-crollo del muro e del socialismo reale, caratterizzate da una strisciante e dominante lettura neocapitalistica dei comportamenti degli umani di questo recente passato quali free entrepreneurs, liberi attori in un mondo aperto, disponibile, modificabile a piacere.
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