È impressionante in questolembo di terra che si immette nelmare, lo “scivolamento” deifenomeni urbani lungo leprincipali infrastrutturemetropolitane: l’autostrada Roma- Fiumicino, la Portuense, la viadel Mare, l’Ostiense, la ferrovia ela metropolitana. Il potere delleinfrastrutture di produrresedimentazioni urbane è quieccezionalmente vero: leinfrastrutture generano città e lacittà si genera laddove sisnodano infrastrutture. E questoordine temporale, tutt’altro cheneutrale, determina la differenzatra città pianificata e cittàspontanea. Un paradossoconsueto della città attuale, dovesi programmano direzioni,intensità, frequenze dellospostamento e dell’insediamento,e dove simultaneamente siproducono le opportunità peraltre forme di vita, anarchiche,alle volte nostalgiche, alle voltepioniere, e le cui virtualità sonotutte da scoprire.L’accelerazione discontinua nelledue sponde del fiume produceuno strano senso di contiguità,continuità aerale ma nonfunzionale e visiva. Due muri diterra, bastioni naturali chetestimoniano l’origine depressa diquesta pianura, tagliano fuoridallo spazio visivo quel fiume cheinevitabilmente diventa segregatoe segregante. Inutile cercare iponti.Espressioni della logica delladifesa e del controllo il territorioda noi camminato si presentacome sequenza discontinua dienclaves la cui fragilità consistenel loro tracciare soglie rigide ebrusche. Soglie che invecespesso sfumano, inghiottite dagliarbusti, manomesse per ilpassaggio di chi conosce isegreti del luogo e cerca territoriesitanti, dove si temporeggia e sirimanda la pianificazione, pervivere la propria condizione diemarginato.Logiche dell’isolamento forse nonsufficientemente opportunistiche:la relazione che si stabilisce traqueste entità disperse non ètrasversale, inter-culturale einter-funzionale. È piuttosto unoscambio tra simili. I servizigenerano servizi e dialogano coni servizi, per prossimità, pertecnologie costruttive, per formadella produzione e del consumo.E cosi i quartieri residenzialiblindati, le aree protettearcheologiche e naturalistiche.Segni di una pianificazione“autoritaria” non negoziata.Dinamiche urbane chesmentiscono il principio diautosufficienza, per mancanza diun certo numero di anelli e primotra tutti la ricerca di un equilibrio,anche provvisorio, con le storienaturali di questo paesaggio.Laddove economie rigide egenerose, produconoomologazione e sono passibili didecadimento, nelle economie indeperimento, che sopravvivonoalle forze del mercato si coglie unequilibrio in divenire: coesistenzecomplesse alle volte conflittuali,ma che nell’intreccio dinamicodelle differenze mostrano stranifenomeni di adattamento aicambiamenti. La foce del Teveree le fattorie della Bonifica, nelterritorio delle Saline, presentanomanifestazioni di questo tipo.Tagliando per campi, l’argine delTevere l’abbiamo trovato. Di là dalfiume, di fronte a noi, ParcoLeonardo: a marcare anchevisivamente, una riva nord e unasud, una riva globalizzata e unapiccolo-borghese e agricolapost-feudale. Sotto di noi unastriscia di territorio a vocazioneagricola netta, campagnaordinata, di tagli più grandi, leprime persone a lavorarci, italianee non, cavando patate eammucchiando pomodori. E poi lafamiglia indiana, capitata adabitare una fattoria grande e avigilarla, forse, ma in qualchemodo legata a un noto ristoranteindiano di Trastevere, in uncortocircuito città-campagna (enord-sud del mondo) che a meappare molto insorgente.(daldiario di bordo di Danilo).

CAMPAGNA ROMANA OLTRECITTA’ PALAZZO CHIGI

PADOA SCHIOPPA, CATERINA
2007

Abstract

È impressionante in questolembo di terra che si immette nelmare, lo “scivolamento” deifenomeni urbani lungo leprincipali infrastrutturemetropolitane: l’autostrada Roma- Fiumicino, la Portuense, la viadel Mare, l’Ostiense, la ferrovia ela metropolitana. Il potere delleinfrastrutture di produrresedimentazioni urbane è quieccezionalmente vero: leinfrastrutture generano città e lacittà si genera laddove sisnodano infrastrutture. E questoordine temporale, tutt’altro cheneutrale, determina la differenzatra città pianificata e cittàspontanea. Un paradossoconsueto della città attuale, dovesi programmano direzioni,intensità, frequenze dellospostamento e dell’insediamento,e dove simultaneamente siproducono le opportunità peraltre forme di vita, anarchiche,alle volte nostalgiche, alle voltepioniere, e le cui virtualità sonotutte da scoprire.L’accelerazione discontinua nelledue sponde del fiume produceuno strano senso di contiguità,continuità aerale ma nonfunzionale e visiva. Due muri diterra, bastioni naturali chetestimoniano l’origine depressa diquesta pianura, tagliano fuoridallo spazio visivo quel fiume cheinevitabilmente diventa segregatoe segregante. Inutile cercare iponti.Espressioni della logica delladifesa e del controllo il territorioda noi camminato si presentacome sequenza discontinua dienclaves la cui fragilità consistenel loro tracciare soglie rigide ebrusche. Soglie che invecespesso sfumano, inghiottite dagliarbusti, manomesse per ilpassaggio di chi conosce isegreti del luogo e cerca territoriesitanti, dove si temporeggia e sirimanda la pianificazione, pervivere la propria condizione diemarginato.Logiche dell’isolamento forse nonsufficientemente opportunistiche:la relazione che si stabilisce traqueste entità disperse non ètrasversale, inter-culturale einter-funzionale. È piuttosto unoscambio tra simili. I servizigenerano servizi e dialogano coni servizi, per prossimità, pertecnologie costruttive, per formadella produzione e del consumo.E cosi i quartieri residenzialiblindati, le aree protettearcheologiche e naturalistiche.Segni di una pianificazione“autoritaria” non negoziata.Dinamiche urbane chesmentiscono il principio diautosufficienza, per mancanza diun certo numero di anelli e primotra tutti la ricerca di un equilibrio,anche provvisorio, con le storienaturali di questo paesaggio.Laddove economie rigide egenerose, produconoomologazione e sono passibili didecadimento, nelle economie indeperimento, che sopravvivonoalle forze del mercato si coglie unequilibrio in divenire: coesistenzecomplesse alle volte conflittuali,ma che nell’intreccio dinamicodelle differenze mostrano stranifenomeni di adattamento aicambiamenti. La foce del Teveree le fattorie della Bonifica, nelterritorio delle Saline, presentanomanifestazioni di questo tipo.Tagliando per campi, l’argine delTevere l’abbiamo trovato. Di là dalfiume, di fronte a noi, ParcoLeonardo: a marcare anchevisivamente, una riva nord e unasud, una riva globalizzata e unapiccolo-borghese e agricolapost-feudale. Sotto di noi unastriscia di territorio a vocazioneagricola netta, campagnaordinata, di tagli più grandi, leprime persone a lavorarci, italianee non, cavando patate eammucchiando pomodori. E poi lafamiglia indiana, capitata adabitare una fattoria grande e avigilarla, forse, ma in qualchemodo legata a un noto ristoranteindiano di Trastevere, in uncortocircuito città-campagna (enord-sud del mondo) che a meappare molto insorgente.(daldiario di bordo di Danilo).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1652754
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