Presentazione di Franco Salvatori Anche se con le recenti trasformazioni che investono l’Università va progressivamente declinando, la tradizione di onorare il lascito scientifico e di magistero del professore che ha servito con profitto la ricerca e la formazione degli studenti rimane tra le tradizioni accademiche più significative. Tradizione declinata, normalmente, specie in ambito umanistico, attraverso la dedicazione di un volume di scritti degli allievi diretti e di quanti, appartenenti alla comunità scientifica, avvertono il debito di gratitudine per il proprio progresso nell’apprendimento del non facile compito di ricercatore e di docente. Tra i vari modelli di festschrift che si sono nel tempo consolidati, quello adottato per festeggiare la personalità del professore Gino De Vecchis e di cui mi è dato l’onore e il piacere di presentare il risultato, è senza dubbio dei più efficaci. Nell’impianto della materia e della sua articolazione interna, così come nelle firme degli autori, che l’hanno alimentata e di coloro che l’hanno coordinata, infatti, si rispecchia con immediatezza il volto scientifico del festeggiato, il solco del suo percorso di ricerca, in definitiva, del suo retaggio culturale: che è quanto è felicemente sintetizzato nel titolo Il cammino di un geografo, un geografo in cammino. Le pagine che seguono, dunque, articolate in tre sezioni, si aprono a considerare, tra le aree di maggiore interesse del geografo De Vecchis, nel corso della feconda attività esercitata per intero nel prestigioso Istituto di Geografia della Sapienza, fondato da Giuseppe Dalla Vedova e che ha visto all’opera Roberto Almagià, Riccardo Riccardi, Elio Migliorini, Osvaldo Baldacci. La prima, curata da Cristiano Pesaresi, si richiama al contributo più classico della riflessione geografica, gli studi locali e regionali, cui De Vecchis non ha mancato di apportare uno specifico di considerevole rilievo: le ricerche sul territorio montano, che la Geografia italiana dall’atto del suo consolidamento disciplinare ha sempre coltivato e che il Nostro ha “riscoperto” ed affrontato in maniera sistematica, innovando sensibilmente nel metodo e negli obiettivi conoscitivi, aprendo una pista che molti giovani colleghi hanno ricominciato a battere in sintonia con gli orientamenti della Geografia internazionale, in particolare della Unione Geografica Internazionale. Ne è derivata una nuova attenzione, condivisa con altri settori di ricerca, in particolare per la montagna appenninica e per il pericolo di perdita irrimediabile del relativo patrimonio insediativo, che ha ricollocato la indagine geografica al centro di un più vasto movimento di opinione scientifico-culturale, con ricadute di impegno operativo di non poco momento. La seconda sezione, per la cura di Daniela Pasquinelli d’Allegra, si apre a considerare il rapporto tra ricerca e didattica della Geografia: tematica di assoluto rilievo nell’impegno scientifico di Gino De Vecchis che ha affrontato, dapprima in solitaria e poi da apripista per un gruppo molto attrezzato di geografi che, assieme, hanno alimentato un filone di vitale interesse per il sapere geografico. Si deve, infatti, al De Vecchis l’aver compreso quanto fosse stretto il legame tra la funzione educativa e civile e l’identità disciplinare della Geografia nel concerto delle scienze: una vera e propria “terza missione” ante litteram della Geografia universitaria nel processo di formazione della classe insegnante, dello sviluppo della Scuola italiana e, in definitiva, dei cittadini. Impegno, quest’ultimo, derivato da altri illustri geografi cattedratici che prima di lui si sono impegnati a favore della Geografia nelle Scuole e nella guida dell’Associazione Italiana degli Insegnanti di Geografia, ma che nel Nostro ha trovato una specifica curvatura proprio nel dare rilievo e dignità scientifica alla Didattica della Geografia. Impegno che gli ha valso una lunga e proficua guida dell’associazione che riunisce in Italia i docenti di Geografia nelle istituzioni formative di ogni ordine e grado, con il difficile obiettivo di veder riconosciuto all’insegnamento geografico il ruolo che gli compete negli ordinamenti scolastici del Paese. Un ruolo che, tanto più cresce la necessità, da parte delle giovani generazioni, di sapere del Mondo e delle dinamiche che lo coinvolgono, altrettanto vede il suo declassamento da parte di chi, in Italia e non solo, ha in mano la pubblica istruzione. Affidata a Riccardo Morri la terza sezione, che ha inteso far risaltare la attenzione con la quale De Vecchis ha costantemente sviluppato lo scambio culturale e scientifico con altri saperi, nella intima convinzione che solo dalla reciprocità potesse derivare una ritrovata essenzialità della Geografia. Tensione intellettuale, prima che concreta prassi, con la quale chi scrive si è ritrovato in piena sintonia avendo maturato la convinzione che il timore di contaminazioni o di meticciati disciplinari nascondesse una intrinseca e perniciosa debolezza foriera di forme di isolamento, di certo per nulla “splendido”. La rivendicazione del fondamentale contributo dato dalla Geografia alla storia del pensiero, in quanto fondata e incontrovertibile, perché possa essere efficace momento di altrui considerazione, comporta, come in molti hanno rinvenuto nell’agire del Nostro, l’apertura su un piano paritario del contributo del pensiero geografico e della sua evoluzione attuale al progresso del pensiero tout court e, dunque, un atteggiamento intellettuale, culturale e scientifico conseguente. Così come si alimenta da e, a sua volta, alimenta una Geografia civile e di pubblico interesse da cui, a causa dello stesso timore di contaminazione – in questo caso “politica” – per lungo tempo, la comunità geografica italiana si era ritirata. La ricchezza del contributo di riflessione che si ricava dall’insieme dei saggi raccolti nelle pagine che seguono è senza dubbio, quindi, il riflesso della dovizia dell’operato di Gino De Vecchis e un omaggio concreto a un percorso che può essere proposto a quanti si affacciano all’impegno accademico nel difficile ma entusiasmante terreno della ricerca e della docenza proprio della Geografia. Gratitudine e omaggio cui mi sia permesso associarmi.

Il cammino di un geografo, un geografo in cammino. Scritti in onore di Gino De Vecchis

Morri, Riccardo;Pesaresi, Cristiano
2022

Abstract

Presentazione di Franco Salvatori Anche se con le recenti trasformazioni che investono l’Università va progressivamente declinando, la tradizione di onorare il lascito scientifico e di magistero del professore che ha servito con profitto la ricerca e la formazione degli studenti rimane tra le tradizioni accademiche più significative. Tradizione declinata, normalmente, specie in ambito umanistico, attraverso la dedicazione di un volume di scritti degli allievi diretti e di quanti, appartenenti alla comunità scientifica, avvertono il debito di gratitudine per il proprio progresso nell’apprendimento del non facile compito di ricercatore e di docente. Tra i vari modelli di festschrift che si sono nel tempo consolidati, quello adottato per festeggiare la personalità del professore Gino De Vecchis e di cui mi è dato l’onore e il piacere di presentare il risultato, è senza dubbio dei più efficaci. Nell’impianto della materia e della sua articolazione interna, così come nelle firme degli autori, che l’hanno alimentata e di coloro che l’hanno coordinata, infatti, si rispecchia con immediatezza il volto scientifico del festeggiato, il solco del suo percorso di ricerca, in definitiva, del suo retaggio culturale: che è quanto è felicemente sintetizzato nel titolo Il cammino di un geografo, un geografo in cammino. Le pagine che seguono, dunque, articolate in tre sezioni, si aprono a considerare, tra le aree di maggiore interesse del geografo De Vecchis, nel corso della feconda attività esercitata per intero nel prestigioso Istituto di Geografia della Sapienza, fondato da Giuseppe Dalla Vedova e che ha visto all’opera Roberto Almagià, Riccardo Riccardi, Elio Migliorini, Osvaldo Baldacci. La prima, curata da Cristiano Pesaresi, si richiama al contributo più classico della riflessione geografica, gli studi locali e regionali, cui De Vecchis non ha mancato di apportare uno specifico di considerevole rilievo: le ricerche sul territorio montano, che la Geografia italiana dall’atto del suo consolidamento disciplinare ha sempre coltivato e che il Nostro ha “riscoperto” ed affrontato in maniera sistematica, innovando sensibilmente nel metodo e negli obiettivi conoscitivi, aprendo una pista che molti giovani colleghi hanno ricominciato a battere in sintonia con gli orientamenti della Geografia internazionale, in particolare della Unione Geografica Internazionale. Ne è derivata una nuova attenzione, condivisa con altri settori di ricerca, in particolare per la montagna appenninica e per il pericolo di perdita irrimediabile del relativo patrimonio insediativo, che ha ricollocato la indagine geografica al centro di un più vasto movimento di opinione scientifico-culturale, con ricadute di impegno operativo di non poco momento. La seconda sezione, per la cura di Daniela Pasquinelli d’Allegra, si apre a considerare il rapporto tra ricerca e didattica della Geografia: tematica di assoluto rilievo nell’impegno scientifico di Gino De Vecchis che ha affrontato, dapprima in solitaria e poi da apripista per un gruppo molto attrezzato di geografi che, assieme, hanno alimentato un filone di vitale interesse per il sapere geografico. Si deve, infatti, al De Vecchis l’aver compreso quanto fosse stretto il legame tra la funzione educativa e civile e l’identità disciplinare della Geografia nel concerto delle scienze: una vera e propria “terza missione” ante litteram della Geografia universitaria nel processo di formazione della classe insegnante, dello sviluppo della Scuola italiana e, in definitiva, dei cittadini. Impegno, quest’ultimo, derivato da altri illustri geografi cattedratici che prima di lui si sono impegnati a favore della Geografia nelle Scuole e nella guida dell’Associazione Italiana degli Insegnanti di Geografia, ma che nel Nostro ha trovato una specifica curvatura proprio nel dare rilievo e dignità scientifica alla Didattica della Geografia. Impegno che gli ha valso una lunga e proficua guida dell’associazione che riunisce in Italia i docenti di Geografia nelle istituzioni formative di ogni ordine e grado, con il difficile obiettivo di veder riconosciuto all’insegnamento geografico il ruolo che gli compete negli ordinamenti scolastici del Paese. Un ruolo che, tanto più cresce la necessità, da parte delle giovani generazioni, di sapere del Mondo e delle dinamiche che lo coinvolgono, altrettanto vede il suo declassamento da parte di chi, in Italia e non solo, ha in mano la pubblica istruzione. Affidata a Riccardo Morri la terza sezione, che ha inteso far risaltare la attenzione con la quale De Vecchis ha costantemente sviluppato lo scambio culturale e scientifico con altri saperi, nella intima convinzione che solo dalla reciprocità potesse derivare una ritrovata essenzialità della Geografia. Tensione intellettuale, prima che concreta prassi, con la quale chi scrive si è ritrovato in piena sintonia avendo maturato la convinzione che il timore di contaminazioni o di meticciati disciplinari nascondesse una intrinseca e perniciosa debolezza foriera di forme di isolamento, di certo per nulla “splendido”. La rivendicazione del fondamentale contributo dato dalla Geografia alla storia del pensiero, in quanto fondata e incontrovertibile, perché possa essere efficace momento di altrui considerazione, comporta, come in molti hanno rinvenuto nell’agire del Nostro, l’apertura su un piano paritario del contributo del pensiero geografico e della sua evoluzione attuale al progresso del pensiero tout court e, dunque, un atteggiamento intellettuale, culturale e scientifico conseguente. Così come si alimenta da e, a sua volta, alimenta una Geografia civile e di pubblico interesse da cui, a causa dello stesso timore di contaminazione – in questo caso “politica” – per lungo tempo, la comunità geografica italiana si era ritirata. La ricchezza del contributo di riflessione che si ricava dall’insieme dei saggi raccolti nelle pagine che seguono è senza dubbio, quindi, il riflesso della dovizia dell’operato di Gino De Vecchis e un omaggio concreto a un percorso che può essere proposto a quanti si affacciano all’impegno accademico nel difficile ma entusiasmante terreno della ricerca e della docenza proprio della Geografia. Gratitudine e omaggio cui mi sia permesso associarmi.
Morri, Riccardo; Pasquinelli d’Allegra, Daniela; Pesaresi, Cristiano
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