Il 23 aprile 2021 è stato un giorno importante per le biblioteche italiane: ISTAT pubblica Le biblioteche in Italia. Anno 2019, documento fondamentale che riporta i dati del primo long survey dedicato specificamente alle biblioteche italiane. Da questo documento emerge un dato drammatico: il 39,7% del totale delle biblioteche italiane ha un organico composto completamente da personale che opera in maniera volontaria e gratuita. Questo dato, che può essere letto e interpretato secondo diverse prospettive, si rivela emblematico di una professione che ha faticato nel corso degli anni, e fatica tuttora, sia a farsi riconoscere dal mondo esterno che a delineare internamente una sua identità. Torna utile riportare qui un concetto espresso da Carlo Revelli nelle sue lezioni di fisica: laddove non avviene uno scambio di calore il futuro si comporta esattamente come il passato, mentre laddove vi è scambio di calore il futuro diventa altro rispetto al passato. La professione bibliotecaria è una professione potenzialmente calda, potenzialmente capace di trasformare le sue forme, mantenendo la propria sostanza, insieme al divenire della società, potenzialmente pronta ad essere per quella stessa società – talvolta chiusa, confusa, indifferente, individualista – un punto di riferimento solido e rassicurante, uno strumento di crescita culturale e sociale. Tuttavia, la percezione e l’immaginario comune la macchiano come una professione fredda, sempre uguale a sé stessa, incapace di sconfiggere i propri stereotipi, in difficoltà davanti a una realtà di frenetici cambiamenti, spesso troppo arroccata nella torre del suo passato e delle sue ideologie. A partire daalcune evidenze emerse dall’attività di ricerca storica e applicata si vuole proporre una riflessione di ampio respiro sulla professione bibliotecaria italiana per ragionare su come la professione stessa possa passare dall’essere calda in “potenza” all’essere calda in “atto”.

Biblioteche e beni relazionali. Il bibliotecario come professione calda

Maddalena Battaggia
2022

Abstract

Il 23 aprile 2021 è stato un giorno importante per le biblioteche italiane: ISTAT pubblica Le biblioteche in Italia. Anno 2019, documento fondamentale che riporta i dati del primo long survey dedicato specificamente alle biblioteche italiane. Da questo documento emerge un dato drammatico: il 39,7% del totale delle biblioteche italiane ha un organico composto completamente da personale che opera in maniera volontaria e gratuita. Questo dato, che può essere letto e interpretato secondo diverse prospettive, si rivela emblematico di una professione che ha faticato nel corso degli anni, e fatica tuttora, sia a farsi riconoscere dal mondo esterno che a delineare internamente una sua identità. Torna utile riportare qui un concetto espresso da Carlo Revelli nelle sue lezioni di fisica: laddove non avviene uno scambio di calore il futuro si comporta esattamente come il passato, mentre laddove vi è scambio di calore il futuro diventa altro rispetto al passato. La professione bibliotecaria è una professione potenzialmente calda, potenzialmente capace di trasformare le sue forme, mantenendo la propria sostanza, insieme al divenire della società, potenzialmente pronta ad essere per quella stessa società – talvolta chiusa, confusa, indifferente, individualista – un punto di riferimento solido e rassicurante, uno strumento di crescita culturale e sociale. Tuttavia, la percezione e l’immaginario comune la macchiano come una professione fredda, sempre uguale a sé stessa, incapace di sconfiggere i propri stereotipi, in difficoltà davanti a una realtà di frenetici cambiamenti, spesso troppo arroccata nella torre del suo passato e delle sue ideologie. A partire daalcune evidenze emerse dall’attività di ricerca storica e applicata si vuole proporre una riflessione di ampio respiro sulla professione bibliotecaria italiana per ragionare su come la professione stessa possa passare dall’essere calda in “potenza” all’essere calda in “atto”.
978-88-9357-435-8
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