La presente proposta mira ad indagare il processo di implementazione della misura Reddito di Cittadinanza (D.L. 28 gennaio 2019, n. 4) e i rallentamenti subiti dai servizi sociali territoriali e dalle famiglie beneficiarie della misura in oggetto per effetto della sopravvenuta pandemia da Covid-19. Questi provvedimenti in qualche misura partono dall’idea che la povertà non sia solo una questione di mancanza di risorse economiche e che proprio per questo possa comportare processi di esclusione sociale che vanno contrastati in quanto tali. Perciò i problemi di povertà e dell’esclusione sociale non sono più, o tanto, problemi di disuguaglianze ingiuste e insostenibili, o di politiche inadeguate, ma problemi comportamentali da correggere e il problema dell’assistenza diviene quello della welfare dependency acuito dall’emergenza Covid-19. A tal fine è utile fornire una definizione preliminare di emergenza intesa come evento che provoca estesi e profondi danni, che vanno oltre la capacità di qualunque comunità di farvi fronte e richiedono pertanto interventi esterni (Perez, Thompson 1994). Questa definizione può essere assimilata all’emergenza Covid-19 che ha spinto i professionisti a confrontarsi con una maggiore flessibilità del lavoro riscoprendo il ruolo sempre più pervasivo della tecnologia come facilitatore (Mattiacci et al. 2020). All’atto pratico per l’implementazione della misura RdC, a partire dal maggio 2019, sul fronte della strumentazione è stata messa a disposizione la piattaforma informatica per la gestione dei PaIS (Patto per l'Inclusione Sociale) e l’attuazione dei PUC (Piattaforma GePI). Si tratta di uno strumento destinato a facilitare l’attività di presa in carico, ma anche a promuovere l’uniformità della relativa organizzazione, ovvero la qualità e la rispondenza del processo e delle relative procedure al modello prefigurato dalla norma (Relazione comitato scientifico 2021). Lo strumento ha anche aiutato i professionisti nelle attività di tutoring e formazione continua nella fase di emergenza, inoltre la tecnologia ha permesso la gestione di colloqui a distanza, per contro l’ITC (Information and Communication Technology) non è da intendersi unicamente come facilitatore per l’implementazione della misura: a titolo esemplificativo la percentuale di ATS (Ambiti Territoriali Sociali) accreditati sulla piattaforma GePI ha raggiunto il 99,7% solo a luglio 2020, dopo la fine del lockdown (Relazione comitato scientifico 2021). Diverse sono state le criticità riscontrate: l’ingente quantità di domande telematiche presentate, accanto al problema atavico della carenza di organico dei servizi sociali di territorio (Tassinari 2013); problemi gestionali di governance (Relazione comitato scientifico 2021); difformità territoriali nell’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali Assistenza) da intendersi come un insieme di erogazioni di beni e/o servizi appropriati ed esigibili, dimensionati per rispondere a bisogni predefiniti, in forma non minima, ma appropriata, tramite un’organizzazione efficace (Lippi 2013). A fronte della criticità appena esposte, le nuove sfide che attendono i professionisti operanti all’interno dei servizi sociali territoriali potrebbero essere: definire e coordinare tutte le risorse disponibili, individuare tavoli di progettazione comune, attivare sperimentazioni e ricerca con programmazione e gestione partecipata degli interventi e con verifica periodica dei risultati. Questi nuovi scenari del welfare accanto all’emergere del cittadino come soggetto attivo di diritti sociali hanno determinato la necessità di una riconfigurazione della prestazione professionale fondandola sul processo di empowerment e di cittadinanza attiva (Mordeglia 2013). La stesura di questa proposta ha una doppia valenza: corroborare la letteratura scientifica sull’argomento e rispondere all’esigenza deontologica che prevede che “[...] il professionista contribuisca alla ricerca, alla divulgazione della propria esperienza, anche fornendo elementi per la definizione di evidenze scientifiche (Codice Deontologico degli Assistenti Sociali, Titolo III, art. 24)” essendo stata personalmente impiegata in un ambito territoriale durante questo complesso periodo di transizione.

Una prospettiva sociologica per comprendere le nuove misure di welfare: il difficile cammino di implementazione del Reddito di Cittadinanza in relazione all’emergenza Covid-19 / Antonelli, Carlotta. - (2022). ((Intervento presentato al convegno Convegno AIS per una Sociologia di Posizione Politica, Diritti, Culture tenutosi a Rome; Italy.

Una prospettiva sociologica per comprendere le nuove misure di welfare: il difficile cammino di implementazione del Reddito di Cittadinanza in relazione all’emergenza Covid-19

Carlotta Antonelli
2022

Abstract

La presente proposta mira ad indagare il processo di implementazione della misura Reddito di Cittadinanza (D.L. 28 gennaio 2019, n. 4) e i rallentamenti subiti dai servizi sociali territoriali e dalle famiglie beneficiarie della misura in oggetto per effetto della sopravvenuta pandemia da Covid-19. Questi provvedimenti in qualche misura partono dall’idea che la povertà non sia solo una questione di mancanza di risorse economiche e che proprio per questo possa comportare processi di esclusione sociale che vanno contrastati in quanto tali. Perciò i problemi di povertà e dell’esclusione sociale non sono più, o tanto, problemi di disuguaglianze ingiuste e insostenibili, o di politiche inadeguate, ma problemi comportamentali da correggere e il problema dell’assistenza diviene quello della welfare dependency acuito dall’emergenza Covid-19. A tal fine è utile fornire una definizione preliminare di emergenza intesa come evento che provoca estesi e profondi danni, che vanno oltre la capacità di qualunque comunità di farvi fronte e richiedono pertanto interventi esterni (Perez, Thompson 1994). Questa definizione può essere assimilata all’emergenza Covid-19 che ha spinto i professionisti a confrontarsi con una maggiore flessibilità del lavoro riscoprendo il ruolo sempre più pervasivo della tecnologia come facilitatore (Mattiacci et al. 2020). All’atto pratico per l’implementazione della misura RdC, a partire dal maggio 2019, sul fronte della strumentazione è stata messa a disposizione la piattaforma informatica per la gestione dei PaIS (Patto per l'Inclusione Sociale) e l’attuazione dei PUC (Piattaforma GePI). Si tratta di uno strumento destinato a facilitare l’attività di presa in carico, ma anche a promuovere l’uniformità della relativa organizzazione, ovvero la qualità e la rispondenza del processo e delle relative procedure al modello prefigurato dalla norma (Relazione comitato scientifico 2021). Lo strumento ha anche aiutato i professionisti nelle attività di tutoring e formazione continua nella fase di emergenza, inoltre la tecnologia ha permesso la gestione di colloqui a distanza, per contro l’ITC (Information and Communication Technology) non è da intendersi unicamente come facilitatore per l’implementazione della misura: a titolo esemplificativo la percentuale di ATS (Ambiti Territoriali Sociali) accreditati sulla piattaforma GePI ha raggiunto il 99,7% solo a luglio 2020, dopo la fine del lockdown (Relazione comitato scientifico 2021). Diverse sono state le criticità riscontrate: l’ingente quantità di domande telematiche presentate, accanto al problema atavico della carenza di organico dei servizi sociali di territorio (Tassinari 2013); problemi gestionali di governance (Relazione comitato scientifico 2021); difformità territoriali nell’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali Assistenza) da intendersi come un insieme di erogazioni di beni e/o servizi appropriati ed esigibili, dimensionati per rispondere a bisogni predefiniti, in forma non minima, ma appropriata, tramite un’organizzazione efficace (Lippi 2013). A fronte della criticità appena esposte, le nuove sfide che attendono i professionisti operanti all’interno dei servizi sociali territoriali potrebbero essere: definire e coordinare tutte le risorse disponibili, individuare tavoli di progettazione comune, attivare sperimentazioni e ricerca con programmazione e gestione partecipata degli interventi e con verifica periodica dei risultati. Questi nuovi scenari del welfare accanto all’emergere del cittadino come soggetto attivo di diritti sociali hanno determinato la necessità di una riconfigurazione della prestazione professionale fondandola sul processo di empowerment e di cittadinanza attiva (Mordeglia 2013). La stesura di questa proposta ha una doppia valenza: corroborare la letteratura scientifica sull’argomento e rispondere all’esigenza deontologica che prevede che “[...] il professionista contribuisca alla ricerca, alla divulgazione della propria esperienza, anche fornendo elementi per la definizione di evidenze scientifiche (Codice Deontologico degli Assistenti Sociali, Titolo III, art. 24)” essendo stata personalmente impiegata in un ambito territoriale durante questo complesso periodo di transizione.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1649680
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