L’Ospedale del SS. Gonfalone di Monterotondo (Roma) è senza dubbio una delle più antiche istituzioni della città ancora esistenti. La sua origine si lega a quella della chiesa di San Nicola di Bari alla cui struttura è addossato l’edificio storico, dismesso nel 1937 e dal 1988 adibito a Biblioteca Comunale. Le origini del complesso risalgono almeno al 1343 quando la cappellam sancti Nicolay venne registrata tra le chiese della Sabina. Nel 1624, secondo le parole del medico di Franciotto Orsini, Leonardo Gisleni, la «fraternità del Confalone … tien la cura del ospedale … e per essere antico istituto pigliano… solo di tener i passaggeri per tre dì, l’amalati ne bisogni repentini curarli di chirurgo e fisico, ma per ordinario con vetture trasferirli all’Hospedali di Roma». Si può però seguire con più regolarità lo svolgersi delle attività dell’ente soprattutto a partire dalla fine del XV secolo quando le fonti sistematiche conservate nell’Archivio Notarile di Monterotondo consentono di delineare gli affari amministrativi e finanziari dell’Ospedale. Si tratta di documentazione diretta (gestione delle proprietà) e indiretta (lasciti testamentari) che, soprattutto a cavallo tra XVI e XVII secolo, risulta interessante per gettare una luce sullo sfruttamento della “pietrara” dell’Ospedale. Questa assicurava continui proventi attraverso l’appalto dell’attività estrattiva, squadre di professionisti lombardi ne ricavavano travertino e scaglia per molte fabbriche romane ed anche «per servitio de la Fabrica di S. Pietro». Sempre le parole di Gisleni informano sulla totalità dei beni dell’ente che consistevano in «terre lassateli dal cardinal Battista sopra il Casaletto … in alcune cave di sasso di travertino, in un molino da olio e censi et in case fabricate da detta compagnia o compre di quest’entrate del Hospedale che pur fruttano, tenendone conto un loro camerlengo e riscotendole annuatamente».

L’Ospedale del SS. Gonfalone a Monterotondo in Sabina: la gestione dei beni tra XVI e XVII secolo / Di Giovannandrea, Riccardo. - (2022). ((Intervento presentato al convegno GOVERNARE L’OSPEDALE MODELLI, REGOLAMENTI E PRATICHE TRA XIV E XVII SECOLO - XI ABRILS DE L’HOSPITAL tenutosi a Cagliari.

L’Ospedale del SS. Gonfalone a Monterotondo in Sabina: la gestione dei beni tra XVI e XVII secolo

Di Giovannandrea Riccardo
2022

Abstract

L’Ospedale del SS. Gonfalone di Monterotondo (Roma) è senza dubbio una delle più antiche istituzioni della città ancora esistenti. La sua origine si lega a quella della chiesa di San Nicola di Bari alla cui struttura è addossato l’edificio storico, dismesso nel 1937 e dal 1988 adibito a Biblioteca Comunale. Le origini del complesso risalgono almeno al 1343 quando la cappellam sancti Nicolay venne registrata tra le chiese della Sabina. Nel 1624, secondo le parole del medico di Franciotto Orsini, Leonardo Gisleni, la «fraternità del Confalone … tien la cura del ospedale … e per essere antico istituto pigliano… solo di tener i passaggeri per tre dì, l’amalati ne bisogni repentini curarli di chirurgo e fisico, ma per ordinario con vetture trasferirli all’Hospedali di Roma». Si può però seguire con più regolarità lo svolgersi delle attività dell’ente soprattutto a partire dalla fine del XV secolo quando le fonti sistematiche conservate nell’Archivio Notarile di Monterotondo consentono di delineare gli affari amministrativi e finanziari dell’Ospedale. Si tratta di documentazione diretta (gestione delle proprietà) e indiretta (lasciti testamentari) che, soprattutto a cavallo tra XVI e XVII secolo, risulta interessante per gettare una luce sullo sfruttamento della “pietrara” dell’Ospedale. Questa assicurava continui proventi attraverso l’appalto dell’attività estrattiva, squadre di professionisti lombardi ne ricavavano travertino e scaglia per molte fabbriche romane ed anche «per servitio de la Fabrica di S. Pietro». Sempre le parole di Gisleni informano sulla totalità dei beni dell’ente che consistevano in «terre lassateli dal cardinal Battista sopra il Casaletto … in alcune cave di sasso di travertino, in un molino da olio e censi et in case fabricate da detta compagnia o compre di quest’entrate del Hospedale che pur fruttano, tenendone conto un loro camerlengo e riscotendole annuatamente».
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