Il Palazzo degli Uffici è il cuore del borgo di Taranto e anche solo camminando per la città o vedendola su una cartina ci si rende conto di come esso sia il concio di chiave su cui si regge l’impianto a scacchiera del centro. Dove un tempo sorgeva l’Agorà, centro vitale della Polis, lì si è deciso di costruire nella fine del Settecento il primo grande edificio voluto dal regno delle due Sicilie. In asse con il ponte Girevole, esso segna i primi tracciati di quelle che saranno le vie principali, quando ancora intorno vi era campagna e solo qualche antica e importante preesistenza. Nel 1870 Ferdinando IV di Borbone deliberò la costruzione di questo imponente orfanotrofio con un impianto rettangolare a due corti interne che riprende per stile, linguaggio e funzione il reale Albergo dei Poveri di Napoli. Il progetto originario, redatto da Saverio Greco, prevedeva solo due piani e decorazioni molto più contenute. Ma i lavori nella fine del Settecento vennero interrotti per mancanza di fondi e seguirono 80 anni di abbandono, interrotti nel 1872, quando finalmente venne terminato il primo piano e nell’edificio si insediò il Ginnasio. Nel 1866 si decise di completare l’edificio affidando i lavori per il secondo e terzo piano a Nicola Greco, figlio di Saverio, ed è allora che l’orfanotrofio prese il nome e la funzione di Palazzo degli Uffici. I lavori terminarono nel 1896 e da allora il palazzo è stato sede della corte d’assise al terzo piano, del Liceo Archita, di altre scuole e di numerose botteghe al piano terra. Il declino dell’edificio è stato molto lento e frutto di mancate manutenzioni regolari che hanno portato nel tempo la chiusura di più aree e l’avvicendarsi di diverse configurazioni funzionali. Nel 2003 iniziano i lavori di riqualificazione e proseguono con ritmi altalenanti e avvicendamenti delle ditte appaltanti; nel 2011 subentra il gruppo Aedars che modifica l’esecutivo inserendo un albergo di lusso. Nel 2013 viene definitivamente chiusa la sede dell’Archita per permettere ai lavori di procedere più rapidamente, ma nel 2015 tutto viene interrotto, quando il gruppo Aedars viene accusato per appalti in associazione mafiosa. Da allora l’edificio è completamente abbandonato. La proposta progettuale scaturisce dagli studi fatti e dal sopralluogo e si divide in tre fasi pratiche-concettuali: A. ricollegare i flussi B. rinnovare gli impianti C. riorganizzare un piano funzionale Bisogna riaprire tutti e 4 gli accessi per ricollegare i due assi e garantire sistemi di risalita in corrispondenza di ogni ingresso e di ogni incrocio tra le gallerie interne. Gli impianti devono essere posti in copertura e nei locali tecnici delle corti per garantire, come in un sistema circolatorio, la perfetta capillarità dei servizi. Nel rispetto del Genius Loci della struttura, è previsto l’inserimento nei piani 1, 2 e 3 del Liceo Archita, unico ospite con tutti i suoi laboratori, uffici, l’aula magna e la biblioteca. Al piano terra le due corti e gli ambienti circostanti ospiteranno rispettivamente la palestra (dal lato di corso Umberto) e “le nuove botteghe” (dal lato di via d’Aquino). L’idea è prendere le due principali funzioni storiche, scuola e bottega, e rinnovarle iconicamente e tecnologicamente. Un nuovo tipo di scuola è già realtà grazie alle Avanguardie Educative, un progetto pioniere ideato da INDIRE, che prevede la riorganizzazione del modello scolastico italiano seguendo l’esempio nord-europeo e in particolare finlandese. Secondo le Avanguardie, la scuola deve offrire il massimo supporto tecnologico e gli arredi e le aule devono essere progettate a seconda della necessità degli studenti e della materia che deve essere insegnata. In questo progetto il nuovo liceo Archita rientra nei canoni delle Avanguardie, diventando una Casa della Cultura aperta anche oltre l’orario scolastico per offrire attività aperte alla città. Anche un nuovo tipo di bottega e di ristorazione coniugata con la cultura è possibile, grazie alla valorizzazione delle tradizioni e delle radici. Infatti, è previsto l’allestimento di botteghe-bistrot che vendano prodotti alimentari tipici della regione, che fungano sia da mensa per gli studenti che da locali per i cittadini. Esclusi gli interventi di consolidamento strutturale e di riapertura di varchi necessari a ricollegare gli ambienti, tutti gli altri interventi di allestimento e arredo saranno realizzati in strutture leggere in legno e ferro, chiaramente leggibili come una sovra-scrittura degli spazi esistenti, realizzata per rendere gli ambienti fruibili e aggiornati tecnologicamente. L’atto di Attrezzare l’Architettura risiede alla base di questo progetto: è possibile dare una nuova vita a un edificio storico senza stravolgerne la funzione e l’aspetto.

Riqualificazione del Palazzo degli Uffici di Taranto / Leogrande, Davide. - (2018).

Riqualificazione del Palazzo degli Uffici di Taranto

Davide Leogrande
2018

Abstract

Il Palazzo degli Uffici è il cuore del borgo di Taranto e anche solo camminando per la città o vedendola su una cartina ci si rende conto di come esso sia il concio di chiave su cui si regge l’impianto a scacchiera del centro. Dove un tempo sorgeva l’Agorà, centro vitale della Polis, lì si è deciso di costruire nella fine del Settecento il primo grande edificio voluto dal regno delle due Sicilie. In asse con il ponte Girevole, esso segna i primi tracciati di quelle che saranno le vie principali, quando ancora intorno vi era campagna e solo qualche antica e importante preesistenza. Nel 1870 Ferdinando IV di Borbone deliberò la costruzione di questo imponente orfanotrofio con un impianto rettangolare a due corti interne che riprende per stile, linguaggio e funzione il reale Albergo dei Poveri di Napoli. Il progetto originario, redatto da Saverio Greco, prevedeva solo due piani e decorazioni molto più contenute. Ma i lavori nella fine del Settecento vennero interrotti per mancanza di fondi e seguirono 80 anni di abbandono, interrotti nel 1872, quando finalmente venne terminato il primo piano e nell’edificio si insediò il Ginnasio. Nel 1866 si decise di completare l’edificio affidando i lavori per il secondo e terzo piano a Nicola Greco, figlio di Saverio, ed è allora che l’orfanotrofio prese il nome e la funzione di Palazzo degli Uffici. I lavori terminarono nel 1896 e da allora il palazzo è stato sede della corte d’assise al terzo piano, del Liceo Archita, di altre scuole e di numerose botteghe al piano terra. Il declino dell’edificio è stato molto lento e frutto di mancate manutenzioni regolari che hanno portato nel tempo la chiusura di più aree e l’avvicendarsi di diverse configurazioni funzionali. Nel 2003 iniziano i lavori di riqualificazione e proseguono con ritmi altalenanti e avvicendamenti delle ditte appaltanti; nel 2011 subentra il gruppo Aedars che modifica l’esecutivo inserendo un albergo di lusso. Nel 2013 viene definitivamente chiusa la sede dell’Archita per permettere ai lavori di procedere più rapidamente, ma nel 2015 tutto viene interrotto, quando il gruppo Aedars viene accusato per appalti in associazione mafiosa. Da allora l’edificio è completamente abbandonato. La proposta progettuale scaturisce dagli studi fatti e dal sopralluogo e si divide in tre fasi pratiche-concettuali: A. ricollegare i flussi B. rinnovare gli impianti C. riorganizzare un piano funzionale Bisogna riaprire tutti e 4 gli accessi per ricollegare i due assi e garantire sistemi di risalita in corrispondenza di ogni ingresso e di ogni incrocio tra le gallerie interne. Gli impianti devono essere posti in copertura e nei locali tecnici delle corti per garantire, come in un sistema circolatorio, la perfetta capillarità dei servizi. Nel rispetto del Genius Loci della struttura, è previsto l’inserimento nei piani 1, 2 e 3 del Liceo Archita, unico ospite con tutti i suoi laboratori, uffici, l’aula magna e la biblioteca. Al piano terra le due corti e gli ambienti circostanti ospiteranno rispettivamente la palestra (dal lato di corso Umberto) e “le nuove botteghe” (dal lato di via d’Aquino). L’idea è prendere le due principali funzioni storiche, scuola e bottega, e rinnovarle iconicamente e tecnologicamente. Un nuovo tipo di scuola è già realtà grazie alle Avanguardie Educative, un progetto pioniere ideato da INDIRE, che prevede la riorganizzazione del modello scolastico italiano seguendo l’esempio nord-europeo e in particolare finlandese. Secondo le Avanguardie, la scuola deve offrire il massimo supporto tecnologico e gli arredi e le aule devono essere progettate a seconda della necessità degli studenti e della materia che deve essere insegnata. In questo progetto il nuovo liceo Archita rientra nei canoni delle Avanguardie, diventando una Casa della Cultura aperta anche oltre l’orario scolastico per offrire attività aperte alla città. Anche un nuovo tipo di bottega e di ristorazione coniugata con la cultura è possibile, grazie alla valorizzazione delle tradizioni e delle radici. Infatti, è previsto l’allestimento di botteghe-bistrot che vendano prodotti alimentari tipici della regione, che fungano sia da mensa per gli studenti che da locali per i cittadini. Esclusi gli interventi di consolidamento strutturale e di riapertura di varchi necessari a ricollegare gli ambienti, tutti gli altri interventi di allestimento e arredo saranno realizzati in strutture leggere in legno e ferro, chiaramente leggibili come una sovra-scrittura degli spazi esistenti, realizzata per rendere gli ambienti fruibili e aggiornati tecnologicamente. L’atto di Attrezzare l’Architettura risiede alla base di questo progetto: è possibile dare una nuova vita a un edificio storico senza stravolgerne la funzione e l’aspetto.
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