La rapida crescita del settore non bancario ha fatto sì che gli strumenti di politica monetaria convenzionale — quali l’aumento dell’offerta di moneta e l’accettazione di ulteriori garanzie reali — non risultassero sufficienti ad immettere liquidità nel sistema non bancario. In un contesto finanziario così variegato, il connubio più funzionale di policies implica l’acquisto da parte della Banca Centrale di attività di lungo periodo per stabilizzarne ulteriormente i prezzi attraverso un effetto di equilibrio generale. Ciò suggerisce che, anche nel caso in cui siano particolarmente onerose, tali acquisizioni di long–term assets possano avere effetti benefici per l’economia quando il funzionamento del mercato della moneta è compromesso ed il settore non bancario è particolarmente diffuso. Per tali ragioni, il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea nel 2020 ha lanciato il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), il cui solo annuncio ha immediatamente instillato fiducia e stabilizzato i mercati finanziari, riducendo il rischio sistemico. La profondità e la persistenza dello shock generato dalla pandemia enfatizzano alcune fonti di rischio: i tassi di interesse resteranno ridotti per un periodo di tempo più duraturo rispetto a quanto anticipato prima della crisi, stimolando comportamenti “azzardati” di assunzione di rischio da parte del settore non bancario. Infatti, attualmente, gli istituti finanziari non bancari hanno ribilanciato i propri portafogli verso attività a più alto rendimento, ma più rischiose e potenzialmente meno liquide. Durante il primo trimestre del 2020, le non–banks hanno venduto una parte significativa del proprio debito BBB–rated, un segmento in cui downgrading potenziali avrebbero causato “fallen angels”2. I titoli di debito venduti dai fondi di investimento durante le turbolenze dei mercati nel primo trimestre del 2020 avevano, in media, un rating superiore rispetto agli acquisti del secondo trimestre dello stesso anno. Il recente aumento nell’acquisto di titoli di debito con rischio di credito superiore è in parte dovuto ai rinnovati afflussi nei fondi corporate bonds, attraverso i segmenti ad alto rendimento e investment–grade, che hanno più che compensato i deflussi a cui erano andati incontro durante il marzo 2020. Alla luce di tali considerazioni, il volume 8° della collana di studi scientifici Finance & Development si pone come obiettivo lo studio della resilienza del sistema finanziario alle crisi di liquidità degli intermediari (bancari e non bancari) e al rischio sui titoli sovrani dei paesi più fragili finanziariamente ed economicamente.

La resilienza del sistema finanziario alle crisi di liquidità degli intermediari e al rischio sovrano / Di Clemente, Annalisa. - (2021), pp. 5-156.

La resilienza del sistema finanziario alle crisi di liquidità degli intermediari e al rischio sovrano

Di Clemente Annalisa
Primo
Investigation
2021

Abstract

La rapida crescita del settore non bancario ha fatto sì che gli strumenti di politica monetaria convenzionale — quali l’aumento dell’offerta di moneta e l’accettazione di ulteriori garanzie reali — non risultassero sufficienti ad immettere liquidità nel sistema non bancario. In un contesto finanziario così variegato, il connubio più funzionale di policies implica l’acquisto da parte della Banca Centrale di attività di lungo periodo per stabilizzarne ulteriormente i prezzi attraverso un effetto di equilibrio generale. Ciò suggerisce che, anche nel caso in cui siano particolarmente onerose, tali acquisizioni di long–term assets possano avere effetti benefici per l’economia quando il funzionamento del mercato della moneta è compromesso ed il settore non bancario è particolarmente diffuso. Per tali ragioni, il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea nel 2020 ha lanciato il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), il cui solo annuncio ha immediatamente instillato fiducia e stabilizzato i mercati finanziari, riducendo il rischio sistemico. La profondità e la persistenza dello shock generato dalla pandemia enfatizzano alcune fonti di rischio: i tassi di interesse resteranno ridotti per un periodo di tempo più duraturo rispetto a quanto anticipato prima della crisi, stimolando comportamenti “azzardati” di assunzione di rischio da parte del settore non bancario. Infatti, attualmente, gli istituti finanziari non bancari hanno ribilanciato i propri portafogli verso attività a più alto rendimento, ma più rischiose e potenzialmente meno liquide. Durante il primo trimestre del 2020, le non–banks hanno venduto una parte significativa del proprio debito BBB–rated, un segmento in cui downgrading potenziali avrebbero causato “fallen angels”2. I titoli di debito venduti dai fondi di investimento durante le turbolenze dei mercati nel primo trimestre del 2020 avevano, in media, un rating superiore rispetto agli acquisti del secondo trimestre dello stesso anno. Il recente aumento nell’acquisto di titoli di debito con rischio di credito superiore è in parte dovuto ai rinnovati afflussi nei fondi corporate bonds, attraverso i segmenti ad alto rendimento e investment–grade, che hanno più che compensato i deflussi a cui erano andati incontro durante il marzo 2020. Alla luce di tali considerazioni, il volume 8° della collana di studi scientifici Finance & Development si pone come obiettivo lo studio della resilienza del sistema finanziario alle crisi di liquidità degli intermediari (bancari e non bancari) e al rischio sui titoli sovrani dei paesi più fragili finanziariamente ed economicamente.
DI CLEMENTE, Annalisa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1602185
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