The house is a psychic even before than an architectural artifact: a safe place of easy mediation where the human being, now as yesterday, learns to negotiate the inner world – the self – and the outer world – the other. In this exercise of mutual domestication between things and people that shapes the in- dividual identity, the house is like a womb that encourages the emotional development of its volatile residents, a reservoir where emotions and feelings are lodged and nurtured. Played in residual spaces and built with a collection of “scraps” the tailor-made architecture of azab does not result in aesthetic cataclysms – its ambition is rather to define new realms for bliss, in a double perspective according to which the architect is both a subject and a middleman, an “agitator”, who can effectively wake up a lethargic social body engulfed in inertia or barricaded within undefined, tasteless spaces.

Per Azab la casa non è solo un artefatto architettonico, ma prima di tutto un artefatto psichico, un luogo sicuro, di docile mediazione, dove l’essere umano, oggi come ieri, impara a misurarsi con il mondo interno – l’io – e con il mondo esterno – l’altro. In questo esercizio di addomesticamento reciproco tra cose e persone, attraverso cui si forgia l’identità individuale, la casa si comporta come un grembo che asseconda lo sviluppo emotivo dei suoi mutevoli abitanti, un serbatoio dove albergano e maturano le emozioni e le sensazioni. Giocata negli spazi dello scarto e realizzata con un campionario di “scampoli” l'architettura sartoriale di azab non prefigura cataclismi estetici, ha piuttosto l’ambizione di definire i nuovi confini dell’estasi, in una doppia prospettiva che consacra l’architetto come soggetto e come intermediario, “agitatore” capace di riscuotere dal torpore un corpo sociale fagocitato dall’inerzia o barricato in spazi indefiniti, insipidi.

Un’architettura sartoriale | A tailor-made architecture / Padoa Schioppa, Caterina. - (2021), pp. 6-15.

Un’architettura sartoriale | A tailor-made architecture

Caterina Padoa Schioppa
2021

Abstract

Per Azab la casa non è solo un artefatto architettonico, ma prima di tutto un artefatto psichico, un luogo sicuro, di docile mediazione, dove l’essere umano, oggi come ieri, impara a misurarsi con il mondo interno – l’io – e con il mondo esterno – l’altro. In questo esercizio di addomesticamento reciproco tra cose e persone, attraverso cui si forgia l’identità individuale, la casa si comporta come un grembo che asseconda lo sviluppo emotivo dei suoi mutevoli abitanti, un serbatoio dove albergano e maturano le emozioni e le sensazioni. Giocata negli spazi dello scarto e realizzata con un campionario di “scampoli” l'architettura sartoriale di azab non prefigura cataclismi estetici, ha piuttosto l’ambizione di definire i nuovi confini dell’estasi, in una doppia prospettiva che consacra l’architetto come soggetto e come intermediario, “agitatore” capace di riscuotere dal torpore un corpo sociale fagocitato dall’inerzia o barricato in spazi indefiniti, insipidi.
978 88 6764 254 0
The house is a psychic even before than an architectural artifact: a safe place of easy mediation where the human being, now as yesterday, learns to negotiate the inner world – the self – and the outer world – the other. In this exercise of mutual domestication between things and people that shapes the in- dividual identity, the house is like a womb that encourages the emotional development of its volatile residents, a reservoir where emotions and feelings are lodged and nurtured. Played in residual spaces and built with a collection of “scraps” the tailor-made architecture of azab does not result in aesthetic cataclysms – its ambition is rather to define new realms for bliss, in a double perspective according to which the architect is both a subject and a middleman, an “agitator”, who can effectively wake up a lethargic social body engulfed in inertia or barricaded within undefined, tasteless spaces.
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