Il lavoro propone una lettura parallela di alcuni episodi significativi della produzione di Luciano Baldessari nei quali arte e architettura si intrecciano indissolubilmente. Si mettono in evidenza non le brillanti soluzioni linguistiche, quanto la sovraordinata e profonda intenzione di unità delle arti nello spazio. Baldessari, infatti, tende fin dalla sua formazione di pittore e scenografo, ad una convergenza delle singole discipline attraverso messe in scena totali, dove il confine tra arte e architettura sfuma programmaticamente con-fondendosi nello spazio. I casi studio sono indicativi sia di alcune tematiche fondative del suo approccio, che della consonanza che vi era con gli artisti a lui coevi, e con i quali collaborerà. Spicca, tra tutti i sodalizi, quello con Lucio Fontana, attraverso realizzazioni magistrali che culmineranno in un poetico dialogo postumo con l’allestimento dell’esposizione personale a Palazzo Reale (1972). I temi spaziali risultano particolarmente eloquenti nella sua architettura effimera: il controllo dello spazio fisico vuoto e abitabile, la percezione attraverso il movimento, l’utilizzo dei colori e della luce artificiale, la potenzialità della proiezione. Strumenti compositivi che vengono discussi attraverso l’allestimento dello scalone d’onore nella IX Triennale di Milano (1951); del Padiglione Breda alla fiera Campionaria (1951); dell’allestimento Van Gogh (1952); del Padiglione Sidercomit (1953).

Con-fondere nello spazio. Arte e architettura negli ambienti effimeri di Luciano Baldessari / Marchese, Edoardo. - (2021), pp. 292-303.

Con-fondere nello spazio. Arte e architettura negli ambienti effimeri di Luciano Baldessari

Edoardo Marchese
Primo
2021

Abstract

Il lavoro propone una lettura parallela di alcuni episodi significativi della produzione di Luciano Baldessari nei quali arte e architettura si intrecciano indissolubilmente. Si mettono in evidenza non le brillanti soluzioni linguistiche, quanto la sovraordinata e profonda intenzione di unità delle arti nello spazio. Baldessari, infatti, tende fin dalla sua formazione di pittore e scenografo, ad una convergenza delle singole discipline attraverso messe in scena totali, dove il confine tra arte e architettura sfuma programmaticamente con-fondendosi nello spazio. I casi studio sono indicativi sia di alcune tematiche fondative del suo approccio, che della consonanza che vi era con gli artisti a lui coevi, e con i quali collaborerà. Spicca, tra tutti i sodalizi, quello con Lucio Fontana, attraverso realizzazioni magistrali che culmineranno in un poetico dialogo postumo con l’allestimento dell’esposizione personale a Palazzo Reale (1972). I temi spaziali risultano particolarmente eloquenti nella sua architettura effimera: il controllo dello spazio fisico vuoto e abitabile, la percezione attraverso il movimento, l’utilizzo dei colori e della luce artificiale, la potenzialità della proiezione. Strumenti compositivi che vengono discussi attraverso l’allestimento dello scalone d’onore nella IX Triennale di Milano (1951); del Padiglione Breda alla fiera Campionaria (1951); dell’allestimento Van Gogh (1952); del Padiglione Sidercomit (1953).
978-84-1320-168-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1596097
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