Il Centro Studi Geopolitica.info, a cui è stato affidato questo complicato quanto ambizioso esercizio intellettuale, ha scelto di declinarlo dalla prospettiva italiana. Inutile nascondere, d’altronde, che anche all’interno di un’alleanza tanto consolidata quanto la NATO si verifichi incessantemente un gioco di sovrapposizione, scontro e integrazione tra interessi generali e particolari . Al suo interno, ogni Paese membro cerca di massimizzare i vantaggi della partecipazione provandone a ridurre – per quanto possibile – i costi. L’Italia non può essere da meno. La NATO, d’altronde, ha rappresentato a lungo per Roma il più importante garante della sua sicurezza e l’interlocutore principale per la gestione delle crisi al di fuori dei confini nazionali. L’Italia non ha solamente partecipato a tutte le principali iniziative assunte dalla NATO negli ultimi trent’anni, ma lo ha anche fatto giocando spesso un ruolo di primo piano . La consolidata tradizione italiana di impiego dello strumento militare prevalentemente sotto l’egida dell’Alleanza Atlantica ha consentito alle nostre Forze Armate di rinunciare allo sviluppo di alcune capacità fondamentali per la condotta di operazioni fuori area , rendendo il nostro apparato bellico in qualche modo dipendente dagli alleati. La capacità di Roma di proiettare forza militare all’estero – e le modalità con cui essa lo fa – resta così saldamente vincolata alla struttura militare della NATO . Di conseguenza, appare nel suo interesse l’assenza di contraddizioni tra le strutture dell’Alleanza e gli impegni assunti al suo interno e quei progetti in tema di difesa che la UE sta – lentamente – sviluppando . L’Approfondimento, pertanto, è strutturato concettualmente in tre parti. - Nella prima si riflette su come, alla luce dell’emergente instabilità internazionale e della parziale redistribuzione del potere in corso tra le grandi potenze, siano cambiati i rapporti interni ed esterni della NATO e gli interessi di alcuni dei suoi attori più rilevanti. - Nella seconda parte, invece, l’enfasi è stata posta sulle vecchie e nuove minacce denunciate dall’Alleanza Atlantica, sia quelle legate alle potenze revisioniste e agli attori non statuali, sia quelle connesse alle nuove dimensioni del confronto internazionale. - Nella terza, infine, si è andati a approfondire il concetto di Mediterraneo Allargato, che è stato recentemente rilanciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi quale raggio d’azione della politica estera italiana , nei diversi quadranti che lo compongono. L’obiettivo è quello di far emergere gli interessi che l’Italia potrebbe perseguire nella stesura del nuovo Concetto Strategico e il contributo che potrebbe assicurare in vista del mantenimento della centralità strategica della NATO nel decennio che la separa dal 2030. - Nelle conclusioni saranno tirate le somme di quanto emerso nelle precedenti sezioni e tracciate alcune raccomandazioni per i decisori politici che saranno chiamati a rappresentare l’Italia nella stesura del prossimo Concetto Strategico. Infine, i curatori dell’Approfondimento si augurano che esso possa costituire un piccolo contributo utile ad alimentare quel dibattito tra politica, diplomazia, forze armate, think tank e università che troppo spesso sembra esser mancato alla comunità italiana di esperti di relazioni internazionali.

Verso un nuovo Concetto strategico della NATO. Prospettive e interessi dell’Italia / Natalizia, Gabriele; Termine, Lorenzo. - (2021).

Verso un nuovo Concetto strategico della NATO. Prospettive e interessi dell’Italia

Natalizia Gabriele
Primo
;
Termine Lorenzo
Secondo
2021

Abstract

Il Centro Studi Geopolitica.info, a cui è stato affidato questo complicato quanto ambizioso esercizio intellettuale, ha scelto di declinarlo dalla prospettiva italiana. Inutile nascondere, d’altronde, che anche all’interno di un’alleanza tanto consolidata quanto la NATO si verifichi incessantemente un gioco di sovrapposizione, scontro e integrazione tra interessi generali e particolari . Al suo interno, ogni Paese membro cerca di massimizzare i vantaggi della partecipazione provandone a ridurre – per quanto possibile – i costi. L’Italia non può essere da meno. La NATO, d’altronde, ha rappresentato a lungo per Roma il più importante garante della sua sicurezza e l’interlocutore principale per la gestione delle crisi al di fuori dei confini nazionali. L’Italia non ha solamente partecipato a tutte le principali iniziative assunte dalla NATO negli ultimi trent’anni, ma lo ha anche fatto giocando spesso un ruolo di primo piano . La consolidata tradizione italiana di impiego dello strumento militare prevalentemente sotto l’egida dell’Alleanza Atlantica ha consentito alle nostre Forze Armate di rinunciare allo sviluppo di alcune capacità fondamentali per la condotta di operazioni fuori area , rendendo il nostro apparato bellico in qualche modo dipendente dagli alleati. La capacità di Roma di proiettare forza militare all’estero – e le modalità con cui essa lo fa – resta così saldamente vincolata alla struttura militare della NATO . Di conseguenza, appare nel suo interesse l’assenza di contraddizioni tra le strutture dell’Alleanza e gli impegni assunti al suo interno e quei progetti in tema di difesa che la UE sta – lentamente – sviluppando . L’Approfondimento, pertanto, è strutturato concettualmente in tre parti. - Nella prima si riflette su come, alla luce dell’emergente instabilità internazionale e della parziale redistribuzione del potere in corso tra le grandi potenze, siano cambiati i rapporti interni ed esterni della NATO e gli interessi di alcuni dei suoi attori più rilevanti. - Nella seconda parte, invece, l’enfasi è stata posta sulle vecchie e nuove minacce denunciate dall’Alleanza Atlantica, sia quelle legate alle potenze revisioniste e agli attori non statuali, sia quelle connesse alle nuove dimensioni del confronto internazionale. - Nella terza, infine, si è andati a approfondire il concetto di Mediterraneo Allargato, che è stato recentemente rilanciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi quale raggio d’azione della politica estera italiana , nei diversi quadranti che lo compongono. L’obiettivo è quello di far emergere gli interessi che l’Italia potrebbe perseguire nella stesura del nuovo Concetto Strategico e il contributo che potrebbe assicurare in vista del mantenimento della centralità strategica della NATO nel decennio che la separa dal 2030. - Nelle conclusioni saranno tirate le somme di quanto emerso nelle precedenti sezioni e tracciate alcune raccomandazioni per i decisori politici che saranno chiamati a rappresentare l’Italia nella stesura del prossimo Concetto Strategico. Infine, i curatori dell’Approfondimento si augurano che esso possa costituire un piccolo contributo utile ad alimentare quel dibattito tra politica, diplomazia, forze armate, think tank e università che troppo spesso sembra esser mancato alla comunità italiana di esperti di relazioni internazionali.
Natalizia, Gabriele; Termine, Lorenzo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1594327
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