Michele Barbi, convinto sostenitore fin dai primi anni di insegnamento messinese, della necessità di biblioteche speciali ad affiancare studi specialistici all’Università, decide di lasciare i propri libri e i manoscritti di studio alla Scuola Normale con l’intento di «fondare in perpetuo una biblioteca specializzata da servire per uso degli alunni di detta Scuola e degli studiosi in genere» ed in particolare per costituire una sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana, dove la sua biblioteca e le sue carte avrebbero potuto continuare con altrettanti buoni maestri, la stessa funzione formativa, che svolgevano nello studio privato, in cui impartiva ai più fidati collaboratori il suo magistero filologico. Sulla base di queste convinzioni inizia così, nell’estate 1939, a trasferire a Pisa alla Scuola Normale in più viaggi, sotto il suo controllo attento e scrupoloso, i libri e altri materiali di studio a supporto dei primi seminari di filologia italiana istituiti alla Normale da Gentile e delle relative esercitazioni pratiche, dove era particolarmente sentita da studenti e professori la mancanza di testi e riproduzioni di manoscritti. L’ordinamento da dare ai libri già inviati alla Scuola si dimostra fin dall’inizio per Barbi una questione essenziale in quanto, al di là della prima sistemazione provvisoria in attesa del trasferimento della restante collezione, il filologo ha idee ben precise circa l’organizzazione definitiva della biblioteca speciale, che voleva fosse costituita alla Normale con la propria raccolta di testi e studi in funzione del centro di studi filologici che doveva nascervi, suggerendo che fosse replicato l’ordinamento da lui dato presso casa sua, che riteneva il più funzionale al seminario di esercitazioni di filologia italiana a cui i suoi testi dovevano servire in una sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana che doveva essere la più idonea palestra per l’edizione dei testi critici della letteratura italiana. Allo stesso modo il filologo aveva idee ben chiare sulla fruizione e utilizzo futuri della sua privata biblioteca all’interno della biblioteca della Scuola, disponendo che fosse lasciata a libera disposizione degli studiosi.

La biblioteca di Michele Barbi da studio e officina del filologo a sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana / Allegranti, Barbara. - (2020), pp. 145-151.

La biblioteca di Michele Barbi da studio e officina del filologo a sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana

Allegranti, Barbara
Primo
2020

Abstract

Michele Barbi, convinto sostenitore fin dai primi anni di insegnamento messinese, della necessità di biblioteche speciali ad affiancare studi specialistici all’Università, decide di lasciare i propri libri e i manoscritti di studio alla Scuola Normale con l’intento di «fondare in perpetuo una biblioteca specializzata da servire per uso degli alunni di detta Scuola e degli studiosi in genere» ed in particolare per costituire una sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana, dove la sua biblioteca e le sue carte avrebbero potuto continuare con altrettanti buoni maestri, la stessa funzione formativa, che svolgevano nello studio privato, in cui impartiva ai più fidati collaboratori il suo magistero filologico. Sulla base di queste convinzioni inizia così, nell’estate 1939, a trasferire a Pisa alla Scuola Normale in più viaggi, sotto il suo controllo attento e scrupoloso, i libri e altri materiali di studio a supporto dei primi seminari di filologia italiana istituiti alla Normale da Gentile e delle relative esercitazioni pratiche, dove era particolarmente sentita da studenti e professori la mancanza di testi e riproduzioni di manoscritti. L’ordinamento da dare ai libri già inviati alla Scuola si dimostra fin dall’inizio per Barbi una questione essenziale in quanto, al di là della prima sistemazione provvisoria in attesa del trasferimento della restante collezione, il filologo ha idee ben precise circa l’organizzazione definitiva della biblioteca speciale, che voleva fosse costituita alla Normale con la propria raccolta di testi e studi in funzione del centro di studi filologici che doveva nascervi, suggerendo che fosse replicato l’ordinamento da lui dato presso casa sua, che riteneva il più funzionale al seminario di esercitazioni di filologia italiana a cui i suoi testi dovevano servire in una sala per esercitazioni pratiche sulla lingua e la letteratura italiana che doveva essere la più idonea palestra per l’edizione dei testi critici della letteratura italiana. Allo stesso modo il filologo aveva idee ben chiare sulla fruizione e utilizzo futuri della sua privata biblioteca all’interno della biblioteca della Scuola, disponendo che fosse lasciata a libera disposizione degli studiosi.
978-88-32028-02-7
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1589157
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