Landscape today seems to be at the centre of any reasoning about city, the quality of urban spaces and the possibility of respond- ing to social needs and questions. Among the reasons, the growing awareness and the claim of environmental quality and a re- newed search for direct contact with nature, which in the city is mainly identified with veg- etation, play an important role. It is certainly not a re-edition of the proto-industrial myth of an ideal model of nature, but the search for a proximity with the natural elements that can be traced in the cycle of urban life and not further from the city. A change that has contributed to the overcoming of the consid- eration of “natural” spaces as limited places, isolated components in the body of the city. The landscape goes beyond the fence that bordered parks and gardens to “invade” the urban space and propose approaches that are based on the consideration of vegeta- tion as a “system” that increasingly interacts with the built environment. In Rome, landscape has a structural and structuring force, it has been able to keep in tension the shape of places, the geography and the construction of the city, the land- scape is a subject with its own evolutionary dynamics and not an external entity to be ob- served. The descriptions of travellers in the 19th century and the paintings of the great landscape painters, as well as literature and cinema, have witnessed the beauty, the fall and the new life of Roman landscapes. To- day the landscape in Rome seems to resist distraction and aggression through such strong relationships between its elements that they allow the revelation, even if in a discontinuous way, sometimes opaque and lacking in the energy of the past. The question seems to be how a heritage, deeply intertwined with the historical and ar- chitectural one, can become an active force, an expressive resource for the quality of the metropolitan habitat. The first thing to do is to overcome the separation between vege- tal systems and urban systems, recognizing the rise of a new species of spaces, which are difficult to classify in the traditional ty- pologies of urban morphology and which have gradually taken on an ever greater im- portance in terms of presence (qualitative and quantitative), decisive for newly conceived urban regeneration processes, giving life to a solid network of open spaces, trig- gering evolutionary processes to activate relationships and exchanges. An articulat- ed connective system where it’s possible to celebrate a new commonality between urban, rural but also wild characters of var- iable thickness and density. This is the indi- cation that comes from the experiences of contemporary landscaping: the overcoming of the “old” idea of landscape without archi- tecture in favour of an original attitude of the project as a solution of the open space be- tween buildings, but above all as the pursuit of relationships between architectures, ex- perimenting with other ways of using places to reinvent their imaginary.

Il paesaggio sembra oggi essere al centro di qualunque ragionamento sulla città, sulla qualità degli spazi urbani e sulla possibilità di rispondere ad esigenze e domande sociali. Tra le ragioni di ciò giocano un ruolo senz’altro la crescente consapevolezza e la conseguente rivendicazione di qualità ambientale e una rinnovata ricerca di contatto diretto con la natura che in città si identifica principalmente con la vegetazione. Non è certo una riedizione del mito proto-industriale di una natura intatta e desiderata, ma la ricerca di una prossimità con gli elementi naturali che possono essere rintracciati nel ciclo della vita urbana e non più lontano dalla città. Un cambiamento che ha contribuito al superamento della considerazione degli spazi "naturali" come luoghi circoscritti, componenti isolate nel corpo della città. Il paesaggio supera lo steccato che confinava parchi e giardini per "invadere" lo spazio urbano e proporre approcci che si fondano sulla considerazione della vegetazione come un "sistema" che sempre più interagisce con l'ambiente costruito. A Roma il paesaggio ha una forza strutturale e strutturante, ha saputo tenere in tensione la forma dei luoghi, la geografia e la costruzione della città, il paesaggio è un soggetto con proprie dinamiche evolutive e non un'entità esterna da osservare. Le descrizioni dei viaggiatori nell''800 e i dipinti dei grandi vedutisti, così come la letteratura e successivamente il cinema hanno testimoniato bellezza, caduta e nuova vita dei paesaggi romani. Oggi il paesaggio a Roma sembra resistere alla distrazione e alle aggressioni attraverso relazioni talmente forti tra i suoi elementi che ne consentono anche se in maniera discontinua la rivelazione pur se opaca e priva della energia di un tempo. La questione pare essere come un patrimonio, profondamente intrecciato con quello storico ed architettonico possa divenire una forza attiva, una risorsa espressiva per la qualità dell'habitat metropolitano. Una prima cosa da fare è superare la separazione tra sistemi vegetali e sistemi urbani, riconoscendo l’emergere di una nuova specie di spazi, difficilmente catalogabili nelle tipologie tradizionali della morfologia urbana e che via via hanno assunto una sempre maggiore rilevanza in termini di presenza (qualitativa e quantitativa), decisivi per processi di rigenerazione urbana di nuova concezione, dando vita ad una solida rete di spazi aperti, innescando processi evolutivi per attivare relazioni, scambi. Un articolato sistema connettivo dove celebrare una nuova comunanza tra caratteri urbani, rurali ma anche selvatici a spessore e densità variabile. E’ l’indicazione che arriva dalle esperienze del paesaggismo contemporaneo: il superamento della "vecchia" idea di paesaggio senza architettura in favore di un'attitudine originale del progetto quale soluzione dello spazio aperto tra gli edifici, ma soprattutto come ricerca di relazioni tra le architetture, sperimentando altri modi di usare i luoghi per reinventarne l'immaginario.

Il paesaggio come paradigma della città / Celestini, Gianni. - (2020), pp. 59-65. - LA CITTÀ COME CURA E LA CURA DELLA CITTÀ.

Il paesaggio come paradigma della città

Gianni Celestini
Primo
Writing – Review & Editing
2020

Abstract

Il paesaggio sembra oggi essere al centro di qualunque ragionamento sulla città, sulla qualità degli spazi urbani e sulla possibilità di rispondere ad esigenze e domande sociali. Tra le ragioni di ciò giocano un ruolo senz’altro la crescente consapevolezza e la conseguente rivendicazione di qualità ambientale e una rinnovata ricerca di contatto diretto con la natura che in città si identifica principalmente con la vegetazione. Non è certo una riedizione del mito proto-industriale di una natura intatta e desiderata, ma la ricerca di una prossimità con gli elementi naturali che possono essere rintracciati nel ciclo della vita urbana e non più lontano dalla città. Un cambiamento che ha contribuito al superamento della considerazione degli spazi "naturali" come luoghi circoscritti, componenti isolate nel corpo della città. Il paesaggio supera lo steccato che confinava parchi e giardini per "invadere" lo spazio urbano e proporre approcci che si fondano sulla considerazione della vegetazione come un "sistema" che sempre più interagisce con l'ambiente costruito. A Roma il paesaggio ha una forza strutturale e strutturante, ha saputo tenere in tensione la forma dei luoghi, la geografia e la costruzione della città, il paesaggio è un soggetto con proprie dinamiche evolutive e non un'entità esterna da osservare. Le descrizioni dei viaggiatori nell''800 e i dipinti dei grandi vedutisti, così come la letteratura e successivamente il cinema hanno testimoniato bellezza, caduta e nuova vita dei paesaggi romani. Oggi il paesaggio a Roma sembra resistere alla distrazione e alle aggressioni attraverso relazioni talmente forti tra i suoi elementi che ne consentono anche se in maniera discontinua la rivelazione pur se opaca e priva della energia di un tempo. La questione pare essere come un patrimonio, profondamente intrecciato con quello storico ed architettonico possa divenire una forza attiva, una risorsa espressiva per la qualità dell'habitat metropolitano. Una prima cosa da fare è superare la separazione tra sistemi vegetali e sistemi urbani, riconoscendo l’emergere di una nuova specie di spazi, difficilmente catalogabili nelle tipologie tradizionali della morfologia urbana e che via via hanno assunto una sempre maggiore rilevanza in termini di presenza (qualitativa e quantitativa), decisivi per processi di rigenerazione urbana di nuova concezione, dando vita ad una solida rete di spazi aperti, innescando processi evolutivi per attivare relazioni, scambi. Un articolato sistema connettivo dove celebrare una nuova comunanza tra caratteri urbani, rurali ma anche selvatici a spessore e densità variabile. E’ l’indicazione che arriva dalle esperienze del paesaggismo contemporaneo: il superamento della "vecchia" idea di paesaggio senza architettura in favore di un'attitudine originale del progetto quale soluzione dello spazio aperto tra gli edifici, ma soprattutto come ricerca di relazioni tra le architetture, sperimentando altri modi di usare i luoghi per reinventarne l'immaginario.
9788822905505
Landscape today seems to be at the centre of any reasoning about city, the quality of urban spaces and the possibility of respond- ing to social needs and questions. Among the reasons, the growing awareness and the claim of environmental quality and a re- newed search for direct contact with nature, which in the city is mainly identified with veg- etation, play an important role. It is certainly not a re-edition of the proto-industrial myth of an ideal model of nature, but the search for a proximity with the natural elements that can be traced in the cycle of urban life and not further from the city. A change that has contributed to the overcoming of the consid- eration of “natural” spaces as limited places, isolated components in the body of the city. The landscape goes beyond the fence that bordered parks and gardens to “invade” the urban space and propose approaches that are based on the consideration of vegeta- tion as a “system” that increasingly interacts with the built environment. In Rome, landscape has a structural and structuring force, it has been able to keep in tension the shape of places, the geography and the construction of the city, the land- scape is a subject with its own evolutionary dynamics and not an external entity to be ob- served. The descriptions of travellers in the 19th century and the paintings of the great landscape painters, as well as literature and cinema, have witnessed the beauty, the fall and the new life of Roman landscapes. To- day the landscape in Rome seems to resist distraction and aggression through such strong relationships between its elements that they allow the revelation, even if in a discontinuous way, sometimes opaque and lacking in the energy of the past. The question seems to be how a heritage, deeply intertwined with the historical and ar- chitectural one, can become an active force, an expressive resource for the quality of the metropolitan habitat. The first thing to do is to overcome the separation between vege- tal systems and urban systems, recognizing the rise of a new species of spaces, which are difficult to classify in the traditional ty- pologies of urban morphology and which have gradually taken on an ever greater im- portance in terms of presence (qualitative and quantitative), decisive for newly conceived urban regeneration processes, giving life to a solid network of open spaces, trig- gering evolutionary processes to activate relationships and exchanges. An articulat- ed connective system where it’s possible to celebrate a new commonality between urban, rural but also wild characters of var- iable thickness and density. This is the indi- cation that comes from the experiences of contemporary landscaping: the overcoming of the “old” idea of landscape without archi- tecture in favour of an original attitude of the project as a solution of the open space be- tween buildings, but above all as the pursuit of relationships between architectures, ex- perimenting with other ways of using places to reinvent their imaginary.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1579530
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