Per illustrare la sperimentazione del Bosco la narrazione si sviluppa secondo gli step chiave della procedura suggerita dal Tactical Urbanism, illustrando convergenze e difficoltà di un processo rapido che si svolge nella concretezza. Emphatize. Who is the project for? L’Oasi della Dogana è un progetto che nasce e si realizza nel 2017, in appena otto settimane, e intende condensare, nella forma fisica di un bosco, l’importanza del ruolo della natura nelle aree urbane, accrescendo la consapevolezza di amministratori e di cittadini e la loro responsabilità / disponibilità ad accogliere e a prendersi cura degli alberi in un ambiente cittadino. Quindi amministratori e cittadini rappresentano il target dell’iniziativa. Define. Identify a specific opportunity site; articulate the root causes of the problems that need to be adressed. Il luogo che è destinato ad accogliere il Bosco non viene scelto ma si impone perché è l’unica area disponibile a San Lorenzo. Tuttavia le caratteristiche della ex-Dogana sono tali da giustificare la scelta: “parlando di ex- Dogana, non avrei potuto immaginare un’area migliore” (Marta Fantini); “l’incanto della sperimentazione è data dal contrasto tra una macchia di verde vivente e l’ex - area industriale sovrastata dalla tangenziale” (Agnese Micozzi). Ma la localizzazione nella ex- Dogana costituisce anche uno dei motivi per i quali non è stato possibile coinvolgere la cittadinanza nel processo di ideazione / realizzazione / fruizione e cura del Bosco. Rossella Russo, responsabile del verde per il Comitato di quartiere, afferma: “avrei immaginato un maggior coinvolgimento degli abitanti. Pensavo che il Bosco non facesse parte del quartiere; la Dogana, storicamente, è stata sempre considerata un’area esterna e così anche il Bosco”. Ideate. L’idea progettuale che emerge dagli obiettivi e dal confronto con il luogo si concretizza nella realizzazione, in quest’area inospitale, all’insegna dell’asfalto e sovrastata dalla tangenziale, di un prototipo di forestazione urbana: un progetto esemplare per aprire il confronto sul destino verde dello Scalo e sulla possibilità di un futuro green per San Lorenzo e, più in generale, per Roma. Nella fase di ideazione prende forma anche il network degli attori a sostegno del progetto. Il network per il Bosco si forma rapidamente in occasione di un convegno internazionale organizzato nell’ambito della Biennale INU dello Spazio Pubblico di Roma (2017) in cui il gruppo di ricerca presenta la filosofia del programma Oasi verdi e i primi sondaggi progettuali svolti dagli studenti del corso di Urbanistica II . In quell’occasione la rete della ricerca “Green Network Municipio II” invita la presidente del Municipio II, Francesca Del Bello, che aderisce al progetto con l’obiettivo di “portare la natura all’interno della città cementificata, auspicando la presenza di alberi, collocati uno accanto all’altro, a formare un vero e proprio bosco”; la responsabile della cultura della Ex-Dogana, Agnese Micozzi, e ne sonda la disponibilità ad accogliere il Bosco e a finanziare l’azione; crea i presupposti per coinvolgere la direttrice della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, per verificare la possibile donazione di alberi finalizzata a formalizzare un atto simbolico a favore del Bosco e di una sperimentazione di incontro tra natura e città. What to do and how? La disponibilità dei soggetti contattati concretizza il progetto. Il Bosco si farà ma il cosa e il come dipendono dai vincoli derivati dalla temporaneità del progetto e dalla localizzazione. La durata del Bosco è fissata a diciassette mesi. Al momento dell’ideazione l’area, di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), è affittata alla Ex-Dogana Smart City Culturale, il cui core business è basato sull’organizzazione di concerti e di mostre. Allo scadere dell’affitto, dicembre 2018, è prevista l’apertura del cantiere per la realizzazione di un residence per studenti, in collaborazione con la società olandese Student Hotel: oltre tredicimila metri quadri collocati sotto il viadotto della tangenziale. Nell’intervallo di tempo che separa l’oggi dalla costruzione del residence, il progetto viene accolto dalla struttura Ex - Dogana pronta a finanziare sperimentazioni che si conformino al profilo artistico delle proprie attività. Così, se il riferimento ideale per una sperimentazione di forestazione urbana da collocare in una area ferroviaria dismessa è il parco berlinese di Südgelände, ciò che può essere allestito alla ex-Dogana non ha niente in comune con questo esempio ed è l’opposto di un esperimento di wilderness in città. L’unico bosco possibile per la ex-Dogana è una forma di natura inconsueta, nomade, impermanente costituita da alberi che non possono essere impiantati perché dovranno migrare altrove. Tuttavia l’insieme deve evocare l’immagine di un bosco per diventare la metafora della forestazione urbana che avrebbe dovuto essere. Così, cento grandi esemplari di cinquantaquattro specie diverse diventano il Bosco Temporaneo San Lorenzo. L’artificio evoca l’originale e tanto basta: la presenza della natura si impone sul paesaggio in dismissione dello scalo, sui container dello street food, diventa luogo e catalizza l’attenzione. I primi alberi provengono dalla Riserva Presidenziale di Castelporziano e appartengono alla grande famiglia della macchia mediterranea: diciotto piante tra lecci, crenate, sughere, corbezzoli e allori. Questo primo contributo è rilevante e simbolico perché dimostra quanto siano fondative di una cultura condivisa ai massimi livelli istituzionali le azioni a favore della natura. Gli altri, acquistati dalla struttura “Ex - Dogana”, rompono con la scelta di piante autoctone per offrire una “versione trasgressiva” di orto botanico, rendendo il Bosco più attrattivo. Inoltre, la ricerca programmata può giovarsi della presenza di molte specie per testare la loro resistenza in condizioni urbane “estreme”. In definitiva, difficoltà e successi hanno permesso di costruire una storia del Bosco che ha consentito al Bosco nomade di rimanere impresso nell’immaginario di San Lorenzo. Grazie a questa storia, una nuova consapevolezza green sta maturando tra i cittadini e le associazioni, affiancando la progettualità culturale e il welfare sociale che caratterizzano le attività delle associazioni di quartiere. Ne è un esempio la proposta presentata per il Concorso relativo alla Rigenerazione del Borghetto dei Lucani (2020) dove il verde sboccia e conquista, nei cantieri del possibile , il cuore dell’isolato.

BOSCO TEMPORANEO SAN LORENZO. UN MANIFESTO PER LA SOSTENIBILITA’ / Fratini, Fabiola. - (2021). ((Intervento presentato al convegno IPER - FESTIVAL DELLE PERIFERIE tenutosi a online.

BOSCO TEMPORANEO SAN LORENZO. UN MANIFESTO PER LA SOSTENIBILITA’

Fabiola Fratini
2021

Abstract

Per illustrare la sperimentazione del Bosco la narrazione si sviluppa secondo gli step chiave della procedura suggerita dal Tactical Urbanism, illustrando convergenze e difficoltà di un processo rapido che si svolge nella concretezza. Emphatize. Who is the project for? L’Oasi della Dogana è un progetto che nasce e si realizza nel 2017, in appena otto settimane, e intende condensare, nella forma fisica di un bosco, l’importanza del ruolo della natura nelle aree urbane, accrescendo la consapevolezza di amministratori e di cittadini e la loro responsabilità / disponibilità ad accogliere e a prendersi cura degli alberi in un ambiente cittadino. Quindi amministratori e cittadini rappresentano il target dell’iniziativa. Define. Identify a specific opportunity site; articulate the root causes of the problems that need to be adressed. Il luogo che è destinato ad accogliere il Bosco non viene scelto ma si impone perché è l’unica area disponibile a San Lorenzo. Tuttavia le caratteristiche della ex-Dogana sono tali da giustificare la scelta: “parlando di ex- Dogana, non avrei potuto immaginare un’area migliore” (Marta Fantini); “l’incanto della sperimentazione è data dal contrasto tra una macchia di verde vivente e l’ex - area industriale sovrastata dalla tangenziale” (Agnese Micozzi). Ma la localizzazione nella ex- Dogana costituisce anche uno dei motivi per i quali non è stato possibile coinvolgere la cittadinanza nel processo di ideazione / realizzazione / fruizione e cura del Bosco. Rossella Russo, responsabile del verde per il Comitato di quartiere, afferma: “avrei immaginato un maggior coinvolgimento degli abitanti. Pensavo che il Bosco non facesse parte del quartiere; la Dogana, storicamente, è stata sempre considerata un’area esterna e così anche il Bosco”. Ideate. L’idea progettuale che emerge dagli obiettivi e dal confronto con il luogo si concretizza nella realizzazione, in quest’area inospitale, all’insegna dell’asfalto e sovrastata dalla tangenziale, di un prototipo di forestazione urbana: un progetto esemplare per aprire il confronto sul destino verde dello Scalo e sulla possibilità di un futuro green per San Lorenzo e, più in generale, per Roma. Nella fase di ideazione prende forma anche il network degli attori a sostegno del progetto. Il network per il Bosco si forma rapidamente in occasione di un convegno internazionale organizzato nell’ambito della Biennale INU dello Spazio Pubblico di Roma (2017) in cui il gruppo di ricerca presenta la filosofia del programma Oasi verdi e i primi sondaggi progettuali svolti dagli studenti del corso di Urbanistica II . In quell’occasione la rete della ricerca “Green Network Municipio II” invita la presidente del Municipio II, Francesca Del Bello, che aderisce al progetto con l’obiettivo di “portare la natura all’interno della città cementificata, auspicando la presenza di alberi, collocati uno accanto all’altro, a formare un vero e proprio bosco”; la responsabile della cultura della Ex-Dogana, Agnese Micozzi, e ne sonda la disponibilità ad accogliere il Bosco e a finanziare l’azione; crea i presupposti per coinvolgere la direttrice della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, per verificare la possibile donazione di alberi finalizzata a formalizzare un atto simbolico a favore del Bosco e di una sperimentazione di incontro tra natura e città. What to do and how? La disponibilità dei soggetti contattati concretizza il progetto. Il Bosco si farà ma il cosa e il come dipendono dai vincoli derivati dalla temporaneità del progetto e dalla localizzazione. La durata del Bosco è fissata a diciassette mesi. Al momento dell’ideazione l’area, di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), è affittata alla Ex-Dogana Smart City Culturale, il cui core business è basato sull’organizzazione di concerti e di mostre. Allo scadere dell’affitto, dicembre 2018, è prevista l’apertura del cantiere per la realizzazione di un residence per studenti, in collaborazione con la società olandese Student Hotel: oltre tredicimila metri quadri collocati sotto il viadotto della tangenziale. Nell’intervallo di tempo che separa l’oggi dalla costruzione del residence, il progetto viene accolto dalla struttura Ex - Dogana pronta a finanziare sperimentazioni che si conformino al profilo artistico delle proprie attività. Così, se il riferimento ideale per una sperimentazione di forestazione urbana da collocare in una area ferroviaria dismessa è il parco berlinese di Südgelände, ciò che può essere allestito alla ex-Dogana non ha niente in comune con questo esempio ed è l’opposto di un esperimento di wilderness in città. L’unico bosco possibile per la ex-Dogana è una forma di natura inconsueta, nomade, impermanente costituita da alberi che non possono essere impiantati perché dovranno migrare altrove. Tuttavia l’insieme deve evocare l’immagine di un bosco per diventare la metafora della forestazione urbana che avrebbe dovuto essere. Così, cento grandi esemplari di cinquantaquattro specie diverse diventano il Bosco Temporaneo San Lorenzo. L’artificio evoca l’originale e tanto basta: la presenza della natura si impone sul paesaggio in dismissione dello scalo, sui container dello street food, diventa luogo e catalizza l’attenzione. I primi alberi provengono dalla Riserva Presidenziale di Castelporziano e appartengono alla grande famiglia della macchia mediterranea: diciotto piante tra lecci, crenate, sughere, corbezzoli e allori. Questo primo contributo è rilevante e simbolico perché dimostra quanto siano fondative di una cultura condivisa ai massimi livelli istituzionali le azioni a favore della natura. Gli altri, acquistati dalla struttura “Ex - Dogana”, rompono con la scelta di piante autoctone per offrire una “versione trasgressiva” di orto botanico, rendendo il Bosco più attrattivo. Inoltre, la ricerca programmata può giovarsi della presenza di molte specie per testare la loro resistenza in condizioni urbane “estreme”. In definitiva, difficoltà e successi hanno permesso di costruire una storia del Bosco che ha consentito al Bosco nomade di rimanere impresso nell’immaginario di San Lorenzo. Grazie a questa storia, una nuova consapevolezza green sta maturando tra i cittadini e le associazioni, affiancando la progettualità culturale e il welfare sociale che caratterizzano le attività delle associazioni di quartiere. Ne è un esempio la proposta presentata per il Concorso relativo alla Rigenerazione del Borghetto dei Lucani (2020) dove il verde sboccia e conquista, nei cantieri del possibile , il cuore dell’isolato.
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