Il volume ripercorre le vicende, iniziate alla fine del XVIII secolo, legate al definirsi dell’identità culturale degli Slovacchi – ossia gli Slavi dell’alta Ungheria come erano generalmente chiamati al tempo – attraverso le discussioni tra cattolici e protestanti sulla norma linguistica, la comune lotta contro la magiarizzazione dell’alta Ungheria e i contemporanei tentativi di germanizzazione da parte di Giuseppe II, l’affermarsi di un pensiero panslavista entro cui gli Slovacchi rivendicano però un ruolo autonomo rispetto agli altri popoli slavi limitrofi come Cechi e Polacchi. In questa temperie culturale, il poeta Ján Hollý, parroco di un paesino di campagna della Slovacchia occidentale, dotto classicista, traduttore dell’Eneide ed altri classici latini nella lingua da poco codificata dal cattolico Anton Bernolák, decide di comporre intorno agli anni ‘30 del XIX secolo, due poemi in esametri sui motivi della Grande Moravia e di Cirillo e Metodio, (Svatopluk 1833; Cirillo-Metodiada 1835) per celebrare il passato glorioso del suo popolo e sottolineare il ruolo dei due santi nella conversione delle terre slovacche e morave. Egli scrisse inoltre una Biografia (in prosa) dei fratelli tessalonicesi che venne pubblicata insieme al secondo poema nel 1835. Il presente volume intende ricostruire e analizzare il bagaglio di conoscenze utilizzato da Holly per ricostruire la vicenda cirillo-metodiana, il suo debito con gli studi di Dobrovský, Papánek, Kollár e altri studiosi del suo tempo e definire il suo eventuale contributo alla storiografia sull’argomento. Nello stesso stesso tempo si cerca di mostrare come fosse riuscito a comporre due lunghi poemi in esametri, combinando gli scarsi dati storici e le scarse fonti note all'epoca con la fantasia creatrice/poetica. Hollý con le sue opere fornirà un riferimento culturale indispensabile alla costruzione dell‘ identità nazionale di questo popolo slavo da sempre vissuto all’interno del Regno d’Ungheria, riferimento utilizzato anche dai patrioti delle generazioni successive, sia cattolici che protestanti, in nome di un più alto ideale. Per tutti Hollý fu considerato una sorta di „ padre della patria“. Il volume riporta in appendice una traduzione in lingua italiana di una selezione di versi tratti dai poemi Svatopluk e Cirillo-Metodiada – si tratta della prima resa italiana dell’opera di Hollý – e si conclude con un saggio su una fonte latina relativa ai santi Cirillo e Metodio, la cosiddetta Legenda Italica, composta a Roma nel IX secolo, in ambiente vicino alla curia papale, proposta anch’essa in traduzione italiana. Questo testo (edito già nel 1668) rappresenta la fonte principale sull’operato dei due fratelli tessalocinesi fino alla scoperta delle Vite slave di Cirillo e Metodio avvenuta nel 1843, quando ormai Holly aveva da quasi 10 anni dato alle stampe le sue opere. Altre due traduzioni dal latino concludono il volume, la cosiddetta Leggenda morava e la celebre epistola di papa Giovanni VIII Industriae tuae (880).

Ján Hollý (1785-1849) cantore di Cirillo e Metodio. (2a edizione riveduta e ampliata) / Toscano, Silvia. - (2021), pp. 1-186.

Ján Hollý (1785-1849) cantore di Cirillo e Metodio. (2a edizione riveduta e ampliata)

Silvia Toscano
2021

Abstract

Il volume ripercorre le vicende, iniziate alla fine del XVIII secolo, legate al definirsi dell’identità culturale degli Slovacchi – ossia gli Slavi dell’alta Ungheria come erano generalmente chiamati al tempo – attraverso le discussioni tra cattolici e protestanti sulla norma linguistica, la comune lotta contro la magiarizzazione dell’alta Ungheria e i contemporanei tentativi di germanizzazione da parte di Giuseppe II, l’affermarsi di un pensiero panslavista entro cui gli Slovacchi rivendicano però un ruolo autonomo rispetto agli altri popoli slavi limitrofi come Cechi e Polacchi. In questa temperie culturale, il poeta Ján Hollý, parroco di un paesino di campagna della Slovacchia occidentale, dotto classicista, traduttore dell’Eneide ed altri classici latini nella lingua da poco codificata dal cattolico Anton Bernolák, decide di comporre intorno agli anni ‘30 del XIX secolo, due poemi in esametri sui motivi della Grande Moravia e di Cirillo e Metodio, (Svatopluk 1833; Cirillo-Metodiada 1835) per celebrare il passato glorioso del suo popolo e sottolineare il ruolo dei due santi nella conversione delle terre slovacche e morave. Egli scrisse inoltre una Biografia (in prosa) dei fratelli tessalonicesi che venne pubblicata insieme al secondo poema nel 1835. Il presente volume intende ricostruire e analizzare il bagaglio di conoscenze utilizzato da Holly per ricostruire la vicenda cirillo-metodiana, il suo debito con gli studi di Dobrovský, Papánek, Kollár e altri studiosi del suo tempo e definire il suo eventuale contributo alla storiografia sull’argomento. Nello stesso stesso tempo si cerca di mostrare come fosse riuscito a comporre due lunghi poemi in esametri, combinando gli scarsi dati storici e le scarse fonti note all'epoca con la fantasia creatrice/poetica. Hollý con le sue opere fornirà un riferimento culturale indispensabile alla costruzione dell‘ identità nazionale di questo popolo slavo da sempre vissuto all’interno del Regno d’Ungheria, riferimento utilizzato anche dai patrioti delle generazioni successive, sia cattolici che protestanti, in nome di un più alto ideale. Per tutti Hollý fu considerato una sorta di „ padre della patria“. Il volume riporta in appendice una traduzione in lingua italiana di una selezione di versi tratti dai poemi Svatopluk e Cirillo-Metodiada – si tratta della prima resa italiana dell’opera di Hollý – e si conclude con un saggio su una fonte latina relativa ai santi Cirillo e Metodio, la cosiddetta Legenda Italica, composta a Roma nel IX secolo, in ambiente vicino alla curia papale, proposta anch’essa in traduzione italiana. Questo testo (edito già nel 1668) rappresenta la fonte principale sull’operato dei due fratelli tessalocinesi fino alla scoperta delle Vite slave di Cirillo e Metodio avvenuta nel 1843, quando ormai Holly aveva da quasi 10 anni dato alle stampe le sue opere. Altre due traduzioni dal latino concludono il volume, la cosiddetta Leggenda morava e la celebre epistola di papa Giovanni VIII Industriae tuae (880).
9791280197351
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1572610
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