La monografia riscrive il sistema penale alla luce del nullum crimen sine culpa. Concepito in temp coevo alla sentenza n. 364/1988 della Corte costituzionale, alla base dello studio c’è il convincimento che non si può pensare neppure l’elemento oggettivo in modo identico a prima, neppure il concetto di torto o di illecito può essere come prima, se vige il nullum crimen sine culpa. L’idea stessa di un illecito oggettivo (sine culpa) – l’antigiuridicità oggettiva – è incostituzionale. Per quanto si sia tratti di un lavoro dogmatico, esso era il risultato di un progetto di politica criminale interpretativa. occorreva attuare già in via ermeneutica la colpevolezza come principio, ma si doveva anche ricostruire la colpevolezza come categoria. Sennonché, quando si cambia una categoria del sistema, anche le altre, per vasi comunicanti, subiscono corrispondenti modifiche. Anche se cresciuto in costante dialogo con lai letteratura di lingua tedesca, lo studio nasce come un progetto di dottrina italiana garantista: italiana, perché alla base c’era una dogmatica di principi costituzionali, e non solo di categorie sistematiche “atemporali” o giusrazionaliste; e garantista, perché il sistema di legge ordinario viene delimitato da un disegno riduzionista del penale, attraverso il progetto di fissare alla prevenzione generale – che è l’anima di molte incriminazioni e della pena minacciata, l’anima dell’agente-modello e della colpa non soggettiva, del dolo eventuale come rischio, della causalità come aumento del rischio etc. – alcuni limiti rappresentati, oltre che dall’offensività, peraltro attuabile soprattutto in via legislativa, dalla colpevolezza, meglio attuabile già in via ermeneutica. Colpevolezza vs. prevenzione generale. Il momento generalista e generalpreventivo del diritto penale è riservato alla materia della ricostruzione del fatto, di ciò che è vietato fare, e delle regole impersonali che lo delimitano. Invece il giudizio sulla personalizzazione della responsabilità, sulla normalità della motivazione e delle sue condizioni, era (voleva essere) alieno da momenti di prevenzione generale, mirando a definire la colpevolezza secondo parametri di personalizzazione e individualizzazione del giudizio. Che la colpevolezza normativa fosse delimitata da parametri di legge era ovvio e con ciò l’ingresso di preoccupazioni generalpreventive nel definire l’evitabilità dell’ignorantia iuris, dell’ubriachezza, dell’età punibile, delle altre scusanti. Però il focus della colpevolezza doveva restare la barriera alla prevenzione generale, sia in termini di proporzione delimitante, sia in termini di individualizzazione (personalizzazione) del giudizio. Lo studio non si conclude però con una definizione della colpevolezza, dato che oltre a dolo e colpa, che sono elementi di tipicità soggettiva, del fatto, si provano soprattutto le scusanti: oggetto processuale sono dunque più le cause che "escludono" la colpevolezza che non un elemento di struttura. Si prospetta infatti il dubbio che vi sia l'imputazione di una struttura assente, ciò che comunque impedisce di fondare teoricamente l'idea che la colpevolezza sia un "rimprovero", come narrato dalla tradizione del Novecento, sia tedesco e sia di common law

Illecito e colpevolezza nell'imputazione del reato / Donini, M. - (1991), pp. XVI-655.

Illecito e colpevolezza nell'imputazione del reato

DONINI M
Primo
1991

Abstract

La monografia riscrive il sistema penale alla luce del nullum crimen sine culpa. Concepito in temp coevo alla sentenza n. 364/1988 della Corte costituzionale, alla base dello studio c’è il convincimento che non si può pensare neppure l’elemento oggettivo in modo identico a prima, neppure il concetto di torto o di illecito può essere come prima, se vige il nullum crimen sine culpa. L’idea stessa di un illecito oggettivo (sine culpa) – l’antigiuridicità oggettiva – è incostituzionale. Per quanto si sia tratti di un lavoro dogmatico, esso era il risultato di un progetto di politica criminale interpretativa. occorreva attuare già in via ermeneutica la colpevolezza come principio, ma si doveva anche ricostruire la colpevolezza come categoria. Sennonché, quando si cambia una categoria del sistema, anche le altre, per vasi comunicanti, subiscono corrispondenti modifiche. Anche se cresciuto in costante dialogo con lai letteratura di lingua tedesca, lo studio nasce come un progetto di dottrina italiana garantista: italiana, perché alla base c’era una dogmatica di principi costituzionali, e non solo di categorie sistematiche “atemporali” o giusrazionaliste; e garantista, perché il sistema di legge ordinario viene delimitato da un disegno riduzionista del penale, attraverso il progetto di fissare alla prevenzione generale – che è l’anima di molte incriminazioni e della pena minacciata, l’anima dell’agente-modello e della colpa non soggettiva, del dolo eventuale come rischio, della causalità come aumento del rischio etc. – alcuni limiti rappresentati, oltre che dall’offensività, peraltro attuabile soprattutto in via legislativa, dalla colpevolezza, meglio attuabile già in via ermeneutica. Colpevolezza vs. prevenzione generale. Il momento generalista e generalpreventivo del diritto penale è riservato alla materia della ricostruzione del fatto, di ciò che è vietato fare, e delle regole impersonali che lo delimitano. Invece il giudizio sulla personalizzazione della responsabilità, sulla normalità della motivazione e delle sue condizioni, era (voleva essere) alieno da momenti di prevenzione generale, mirando a definire la colpevolezza secondo parametri di personalizzazione e individualizzazione del giudizio. Che la colpevolezza normativa fosse delimitata da parametri di legge era ovvio e con ciò l’ingresso di preoccupazioni generalpreventive nel definire l’evitabilità dell’ignorantia iuris, dell’ubriachezza, dell’età punibile, delle altre scusanti. Però il focus della colpevolezza doveva restare la barriera alla prevenzione generale, sia in termini di proporzione delimitante, sia in termini di individualizzazione (personalizzazione) del giudizio. Lo studio non si conclude però con una definizione della colpevolezza, dato che oltre a dolo e colpa, che sono elementi di tipicità soggettiva, del fatto, si provano soprattutto le scusanti: oggetto processuale sono dunque più le cause che "escludono" la colpevolezza che non un elemento di struttura. Si prospetta infatti il dubbio che vi sia l'imputazione di una struttura assente, ciò che comunque impedisce di fondare teoricamente l'idea che la colpevolezza sia un "rimprovero", come narrato dalla tradizione del Novecento, sia tedesco e sia di common law
1991
88-14-03008-1
reato, illecito, colpevolezza, sistematica, norme, costituzione
03 Monografia::03a Saggio, Trattato Scientifico
Illecito e colpevolezza nell'imputazione del reato / Donini, M. - (1991), pp. XVI-655.
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