Nel novero delle culture del Mediterraneo dell’età di mezzo, quella Bisanzio si presenta come un campo d’osservazione particolarmente interessante per ricostruire le modalità con cui l’uomo ha immaginato l’elemento acquatico, delineando e ridefinendo continuamente il proprio rapporto con esso. Memori di un’ininterrotta tradizione classica di impronta ellenistica, e allo stesso tempo stimolati dalle esigenze rappresentative della nuova letteratura cristiana, gli artisti bizantini hanno saputo rispondere alla necessità di dover raffigurare l’acqua in modi molto differenti, per far fronte ai numerosi e diversi contenuti testuali che richiedevano la visualizzazione di questo tema: dalle sorgenti portatrici di vita ispirate ai Salmi, fino agli oceani, ai fiumi e alle piogge, elementi integranti di alcuni tra i più importanti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento (dalla Creazione al Diluvio, dal Battesimo di Cristo all’Apocalisse). Il repertorio di possibili soluzioni si amplia di molto se, insieme alla Bibbia, si considerano anche le opere storiche, geografiche e scientifiche, e soprattutto il ricchissimo corpus della letteratura patristica e agiografica, fondamentale complemento per la formazione culturale dell’uomo bizantino: in questi testi l’acqua assume un ruolo fondamentale, essendo spesso raffigurata all’interno delle complesse allegorie teologiche dei padri della Chiesa, o diventando protagonista di eventi miracolosi nelle vite dei santi. Se in molti casi l’acqua si configurava secondo connotazioni assolutamente positive – come fonte di vita e simbolo di salvazione eterna - altrettanto comunemente essa poteva essere considerata come portatrice di distruzione e morte: l’elemento all’origine di cataclismi e alluvioni, la dimora privilegiata di creature mostruose, lo strumento principe della punizione divina. In campo artistico, le medesime personificazioni antropomorfe e divinità acquatiche di tradizione classica, che in molti casi assistevano pacifiche e benevole alle vicende della storia sacra, si presentavano talvolta come vere e proprie interpreti di una volontà sovrannaturale indirizzata all’annullamento dello stesso genere umano. L’episodio del Diluvio, che compare precocemente già nel manoscritto cosiddetto della Genesi di Vienna (VI secolo), insieme alle visionarie rappresentazioni del Giudizio Universale, diventavano così occasione per una suggestiva e allo stesso tempo inquietante riflessione escatologica condotta attraverso le immagini, nelle quali il fenomeno naturale e la dimensione ultraterrena giungevano a coincidere.
Quando il diluvio inondò la terra. Immagini di catastrofi acquatiche nell’arte bizantina / Gasbarri, Giovanni. - (2014), pp. 13-32.
Quando il diluvio inondò la terra. Immagini di catastrofi acquatiche nell’arte bizantina
Gasbarri, Giovanni
2014
Abstract
Nel novero delle culture del Mediterraneo dell’età di mezzo, quella Bisanzio si presenta come un campo d’osservazione particolarmente interessante per ricostruire le modalità con cui l’uomo ha immaginato l’elemento acquatico, delineando e ridefinendo continuamente il proprio rapporto con esso. Memori di un’ininterrotta tradizione classica di impronta ellenistica, e allo stesso tempo stimolati dalle esigenze rappresentative della nuova letteratura cristiana, gli artisti bizantini hanno saputo rispondere alla necessità di dover raffigurare l’acqua in modi molto differenti, per far fronte ai numerosi e diversi contenuti testuali che richiedevano la visualizzazione di questo tema: dalle sorgenti portatrici di vita ispirate ai Salmi, fino agli oceani, ai fiumi e alle piogge, elementi integranti di alcuni tra i più importanti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento (dalla Creazione al Diluvio, dal Battesimo di Cristo all’Apocalisse). Il repertorio di possibili soluzioni si amplia di molto se, insieme alla Bibbia, si considerano anche le opere storiche, geografiche e scientifiche, e soprattutto il ricchissimo corpus della letteratura patristica e agiografica, fondamentale complemento per la formazione culturale dell’uomo bizantino: in questi testi l’acqua assume un ruolo fondamentale, essendo spesso raffigurata all’interno delle complesse allegorie teologiche dei padri della Chiesa, o diventando protagonista di eventi miracolosi nelle vite dei santi. Se in molti casi l’acqua si configurava secondo connotazioni assolutamente positive – come fonte di vita e simbolo di salvazione eterna - altrettanto comunemente essa poteva essere considerata come portatrice di distruzione e morte: l’elemento all’origine di cataclismi e alluvioni, la dimora privilegiata di creature mostruose, lo strumento principe della punizione divina. In campo artistico, le medesime personificazioni antropomorfe e divinità acquatiche di tradizione classica, che in molti casi assistevano pacifiche e benevole alle vicende della storia sacra, si presentavano talvolta come vere e proprie interpreti di una volontà sovrannaturale indirizzata all’annullamento dello stesso genere umano. L’episodio del Diluvio, che compare precocemente già nel manoscritto cosiddetto della Genesi di Vienna (VI secolo), insieme alle visionarie rappresentazioni del Giudizio Universale, diventavano così occasione per una suggestiva e allo stesso tempo inquietante riflessione escatologica condotta attraverso le immagini, nelle quali il fenomeno naturale e la dimensione ultraterrena giungevano a coincidere.| File | Dimensione | Formato | |
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