L’ultima tappa delle ricognizioni di Piranesi nella regione di Roma – la più remota ed eccentrica di un itinerario dedicato ai luoghi dei Colli Albani frequentati dalla corte pontificia di Clemente XIII Rezzonico, mecenate di quelle esplorazioni – portò l’architetto veneziano a Cori, l’antica città latina di Cora alle falde dei Monti Lepini, lungo l’itinerario storico e archeologico – ma, al tempo stesso, poetico ed estetico – della Via Appia. In uno o più soggiorni di cronologia e durata incerte – da collocare, tuttavia, tra il 1761 e il 1763 – Piranesi risiedette a Cori, attendendo allo studio e alla documentazione dei monumenti antichi della città. Il contributo intende analizzare in maniera sistematica l'opera dell'incisore frutto di questo soggiorno, le Antichità di Cora, le quali fecero scaturire una inedita attrazione dei Grand Tourists che, fino adallora, raramente si erano allontanati dall’itinerario che da Roma, dopo i Castelli Romani e prima di Terracina, li avrebbe condotti a Napoli. Giusto l’anno successivo alla pubblicazione dei rami coresi, infatti, Joseph-Jérôme Lefrançais de Lalande, autore di una delle più fortunate guide di viaggio della seconda metà del Settecento, visitò e descrisse i templi di Cori facendo esplicito riferimento all’opera di Piranesi e dando vita ad un nuovo capitolo della letteratura di viaggio. È in questo rapido processo che si rinnova l’identità dei luoghi e delle comunità locali, il cui patrimonio storico e monumentale è finalmente integrato nella cultura dell’Europa moderna: ne fu strumento la memoria dell’antico, declinata in una nuova forma di conoscenza, al tempo stesso scientifica e potentemente evocativa, di cui furono artefici Piranesi e i tanti artisti e colti viaggiatori che lo hanno seguito nel Lazio, oltre i confini di Roma.

Ai confini di Roma. Piranesi a Cori / Palombi, Domenico. - (2020), pp. 35-48.

Ai confini di Roma. Piranesi a Cori

domenico palombi
2020

Abstract

L’ultima tappa delle ricognizioni di Piranesi nella regione di Roma – la più remota ed eccentrica di un itinerario dedicato ai luoghi dei Colli Albani frequentati dalla corte pontificia di Clemente XIII Rezzonico, mecenate di quelle esplorazioni – portò l’architetto veneziano a Cori, l’antica città latina di Cora alle falde dei Monti Lepini, lungo l’itinerario storico e archeologico – ma, al tempo stesso, poetico ed estetico – della Via Appia. In uno o più soggiorni di cronologia e durata incerte – da collocare, tuttavia, tra il 1761 e il 1763 – Piranesi risiedette a Cori, attendendo allo studio e alla documentazione dei monumenti antichi della città. Il contributo intende analizzare in maniera sistematica l'opera dell'incisore frutto di questo soggiorno, le Antichità di Cora, le quali fecero scaturire una inedita attrazione dei Grand Tourists che, fino adallora, raramente si erano allontanati dall’itinerario che da Roma, dopo i Castelli Romani e prima di Terracina, li avrebbe condotti a Napoli. Giusto l’anno successivo alla pubblicazione dei rami coresi, infatti, Joseph-Jérôme Lefrançais de Lalande, autore di una delle più fortunate guide di viaggio della seconda metà del Settecento, visitò e descrisse i templi di Cori facendo esplicito riferimento all’opera di Piranesi e dando vita ad un nuovo capitolo della letteratura di viaggio. È in questo rapido processo che si rinnova l’identità dei luoghi e delle comunità locali, il cui patrimonio storico e monumentale è finalmente integrato nella cultura dell’Europa moderna: ne fu strumento la memoria dell’antico, declinata in una nuova forma di conoscenza, al tempo stesso scientifica e potentemente evocativa, di cui furono artefici Piranesi e i tanti artisti e colti viaggiatori che lo hanno seguito nel Lazio, oltre i confini di Roma.
Giambattista Piranesi. Matrici incise 1762-1769
978-88-6557-451-5
Piranesi; Cora; Latium
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Ai confini di Roma. Piranesi a Cori / Palombi, Domenico. - (2020), pp. 35-48.
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