La Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli conserva, all’interno dell’assai cospicuo fondo di autografi di Giuseppe Martucci, un’opera di grande interesse per chi voglia entrare nel complesso incedere creativo del compositore, nel suo non facile stile, nella sua concezione della musica per certi versi rara nella storia musicale dell’Italia di fine Ottocento: il Quintetto per pianoforte e archi op. 45. Le evidenze e le circostanze che consentono di usare l’espressione “di grande interesse” sono diverse. Anzitutto le date e le occasioni legate alla prima stesura del Quintetto e alla successiva revisione: Martucci compose il Quintetto nel 1877; l’opera venne premiata l’anno successivo al concorso della Società del Quartetto di Milano, e avrebbe vinto il primo premio anche all’analogo concorso di San Pietroburgo se l’autore, per correttezza, non avesse deciso di ritirarsi prima della proclamazione; la versione che si conosce, quella appunto contenuta nell’autografo del Conservatorio San Pietro a Majella, è invece del 1892 (l’ultima pagina del manoscritto reca la scritta autografa: “Bologna, giugno 1892”, accompagnata dalla firma), anno in cui Martucci revisionò il Quintetto per la pubblicazione dell’editore Kistner di Lipsia (avvenuta nel 1893). Se esiste, dunque, un manoscritto del Quintetto così come fu composto nel 1877, non ne è stata trovata traccia, almeno al momento, negli archivi delle due Società del Quartetto di Milano e di San Pietroburgo. A partire da questi dati, il presente contributo prova ad esprimere una valutazione di massima sul manoscritto: sembrerebbe, infatti, da scartare l’ipotesi che si tratti della versione del 1877 con cui Martucci vinse nel 1878 il concorso della Società del Quartetto di Milano. Più plausibile credere che il manoscritto sia una versione vicina, ma non uguale a quella del 1877; una copia fatta dallo stesso Martucci contenente già alcune modifiche (riguardanti la struttura stessa dell’opera come sembrano indicare alcuni ampliamenti operati nell’Allegro, e le cuciture cui si è fatto riferimento – introduzione, struttura di quella indicata come la ‘prima parte’ dell’Allegro, revisione/aggiunta delle sezioni finali G, H, I). Il manoscritto non restituisce, dunque, la possibilità di scoprire l’opera così come doveva essere in origine; dice però molte cose sulle origini del Quintetto, e ancor di più sulla revisione del 1892.

Il Quintetto per pianoforte e archi op. 45. Modificazioni e intenzioni compositive nell’autografo del Conservatorio di Napoli / Caputo, Simone. - (2012), pp. 275-294.

Il Quintetto per pianoforte e archi op. 45. Modificazioni e intenzioni compositive nell’autografo del Conservatorio di Napoli

Simone Caputo
2012

Abstract

La Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli conserva, all’interno dell’assai cospicuo fondo di autografi di Giuseppe Martucci, un’opera di grande interesse per chi voglia entrare nel complesso incedere creativo del compositore, nel suo non facile stile, nella sua concezione della musica per certi versi rara nella storia musicale dell’Italia di fine Ottocento: il Quintetto per pianoforte e archi op. 45. Le evidenze e le circostanze che consentono di usare l’espressione “di grande interesse” sono diverse. Anzitutto le date e le occasioni legate alla prima stesura del Quintetto e alla successiva revisione: Martucci compose il Quintetto nel 1877; l’opera venne premiata l’anno successivo al concorso della Società del Quartetto di Milano, e avrebbe vinto il primo premio anche all’analogo concorso di San Pietroburgo se l’autore, per correttezza, non avesse deciso di ritirarsi prima della proclamazione; la versione che si conosce, quella appunto contenuta nell’autografo del Conservatorio San Pietro a Majella, è invece del 1892 (l’ultima pagina del manoscritto reca la scritta autografa: “Bologna, giugno 1892”, accompagnata dalla firma), anno in cui Martucci revisionò il Quintetto per la pubblicazione dell’editore Kistner di Lipsia (avvenuta nel 1893). Se esiste, dunque, un manoscritto del Quintetto così come fu composto nel 1877, non ne è stata trovata traccia, almeno al momento, negli archivi delle due Società del Quartetto di Milano e di San Pietroburgo. A partire da questi dati, il presente contributo prova ad esprimere una valutazione di massima sul manoscritto: sembrerebbe, infatti, da scartare l’ipotesi che si tratti della versione del 1877 con cui Martucci vinse nel 1878 il concorso della Società del Quartetto di Milano. Più plausibile credere che il manoscritto sia una versione vicina, ma non uguale a quella del 1877; una copia fatta dallo stesso Martucci contenente già alcune modifiche (riguardanti la struttura stessa dell’opera come sembrano indicare alcuni ampliamenti operati nell’Allegro, e le cuciture cui si è fatto riferimento – introduzione, struttura di quella indicata come la ‘prima parte’ dell’Allegro, revisione/aggiunta delle sezioni finali G, H, I). Il manoscritto non restituisce, dunque, la possibilità di scoprire l’opera così come doveva essere in origine; dice però molte cose sulle origini del Quintetto, e ancor di più sulla revisione del 1892.
9788895341460
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1408712
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