Il mio contributo si propone di sollecitare la riflessione intorno al tema dell’eccedenza della materia rispetto al potere conoscitivo e di conferimento di senso proprio del soggetto umano. Il terreno su cui intendo muovermi è quello esistenzialistico e fenomenologico, prendendo principalmente spunto dalle questioni sollevate da Jean-Paul Sartre nel suo celebre romanzo del 1938 La nausée. In effetti, il primato ontologico della materia è il tema centrale di quest’opera – oltre a essere colonna portante del primo pensiero sartriano. La nausea del protagonista è infatti causata dalla rivelazione dell’esistenza nella sua «nudità» – ovvero nella sua verità – nel modo del manifestarsi della materia informe come sostrato fondamentale, assoluto ed eterno di ogni fenomeno ed ente intramondano. Il cuore del problema sollevato da Sartre è costituito dalla questione del senso – tutto umano e perciò fragile – della realtà. Tale questione è declinata con gli strumenti della fenomenologia husserliana, in una prospettiva critica che tende però al sovvertimento della stessa, proprio nell’ottica di depotenziare la pretesa sovranità assoluta dell’ego trascendentale. In effetti, è là dove Husserl presuppone il darsi di essenze passibili di intuizione da parte della coscienza, che Sartre mira a mettere in rilievo il predominio assoluto della contingenza dell’esistenza. E l’espressione di una tale potenza è costituita dal manifestarsi ribelle della materia come informe e indeterminata, asignificatoria e sempre originariamente presignificata, in quanto ontologicamente eccedente le capacità teoretiche umane. Che il disgregarsi delle (troppo umane) conoscenze e certezze nella vischiosità della materia susciti disgusto, è una mossa non scontata e che trova nel saggio sul disgusto del fenomenologo Aurel Kolnai (Der Ekel, 1929) un precedente rispetto al lavoro di Sartre. In tal senso, scopo del mio intervento è non da ultimo quello di attirare l’attenzione sulla correlazione tra il vissuto del disgusto e il manifestarsi materiale dell’ignoto. Questo nell’ottica di aprire il varco a interrogazioni di carattere pratico legate all’esigenza che si impone al soggetto umano di una costante ridefinizione del suo mondo circostante e dei suoi valori.

La ribellione della materia: riflessioni su contingenza e normatività a partire da La nausée di Jean-Paul Sartre / Vasari, Giorgia. - (2019). ((Intervento presentato al convegno (Dal)la parola alla cosa tenutosi a Roma "La Sapienza".

La ribellione della materia: riflessioni su contingenza e normatività a partire da La nausée di Jean-Paul Sartre

Vasari Giorgia
2019

Abstract

Il mio contributo si propone di sollecitare la riflessione intorno al tema dell’eccedenza della materia rispetto al potere conoscitivo e di conferimento di senso proprio del soggetto umano. Il terreno su cui intendo muovermi è quello esistenzialistico e fenomenologico, prendendo principalmente spunto dalle questioni sollevate da Jean-Paul Sartre nel suo celebre romanzo del 1938 La nausée. In effetti, il primato ontologico della materia è il tema centrale di quest’opera – oltre a essere colonna portante del primo pensiero sartriano. La nausea del protagonista è infatti causata dalla rivelazione dell’esistenza nella sua «nudità» – ovvero nella sua verità – nel modo del manifestarsi della materia informe come sostrato fondamentale, assoluto ed eterno di ogni fenomeno ed ente intramondano. Il cuore del problema sollevato da Sartre è costituito dalla questione del senso – tutto umano e perciò fragile – della realtà. Tale questione è declinata con gli strumenti della fenomenologia husserliana, in una prospettiva critica che tende però al sovvertimento della stessa, proprio nell’ottica di depotenziare la pretesa sovranità assoluta dell’ego trascendentale. In effetti, è là dove Husserl presuppone il darsi di essenze passibili di intuizione da parte della coscienza, che Sartre mira a mettere in rilievo il predominio assoluto della contingenza dell’esistenza. E l’espressione di una tale potenza è costituita dal manifestarsi ribelle della materia come informe e indeterminata, asignificatoria e sempre originariamente presignificata, in quanto ontologicamente eccedente le capacità teoretiche umane. Che il disgregarsi delle (troppo umane) conoscenze e certezze nella vischiosità della materia susciti disgusto, è una mossa non scontata e che trova nel saggio sul disgusto del fenomenologo Aurel Kolnai (Der Ekel, 1929) un precedente rispetto al lavoro di Sartre. In tal senso, scopo del mio intervento è non da ultimo quello di attirare l’attenzione sulla correlazione tra il vissuto del disgusto e il manifestarsi materiale dell’ignoto. Questo nell’ottica di aprire il varco a interrogazioni di carattere pratico legate all’esigenza che si impone al soggetto umano di una costante ridefinizione del suo mondo circostante e dei suoi valori.
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