L’illusionismo è una costante dell’arte di Bernini che si esplica principalmente nella manipolazione ottica dell’immagine e della percezione visiva per indurre lo spettatore a confondere la realtà fisica con quella sensoriale. È dunque una chiave interpretativa fondamentale per comprendere il processo formativo delle sue creazioni, incluse quelle di architettura. I risultati del restauro della decorazione della cupola di S. Andrea al Quirinale – diretto nel 2014 da Paolo Castellani per la Soprintendenza SPSAE e il Polo Museale di Roma (responsabile Adriana Capriotti) – hanno fatto emergere inaspettamente quest’opera come il caso di illusionismo più riuscito di Bernini in architettura, il cui inganno, protrattosi fino ad oggi, consiste nel dissimulare una realtà morfologico-strutturale molto più complessa di quanto si sia creduto. Come è noto la struttura della cupola è solitamente presentata come un caso di neocinquecentismo barocco per le derivazioni dalla cupola di S. Giacomo in Augusta, opera di Francesco da Volterra e Carlo Maderno. Bernini si sarebbe limitato a decorare l’introdosso con l’intreccio visivo di costoloni e cassettoni ispirato dalla calotta della chiesa dei Ss. Luca e Martina di Pietro da Cortona e a sovrapporvi ricche figurazioni in stucco. L’iconografia storica della cupola, limitandosi alle sezioni verticali, ha contribuito a trasmettere un’idea di regolarità classica della struttura, ovvero quella di una calotta ovale ad intradosso continuo con articolazione duale. Questa lettura dell’opera, cristallizzatasi nella storiografia architettonica da R. Wittkower fino ai giorni nostri, non tiene conto dell’accumulo stratificato di mostre e figure in stucco che, disposte intorno alle aperture finestrate, dissimulano la struttura reale polilobata e ampliano illusivamente la cupola proiettando verso l’osservatore l’immagine di un alveare continuo di cassettoni esagoni. Siamo quindi di fronte a un caso eclatante di falso classicismo berniniano.

Bernini e la cupola di Sant’Andrea al Quirinale / Tabarrini, Marisa. - (2015). ((Intervento presentato al convegno Convegno Internazionale Lo spazio della Roma barocca: il paesaggio ideale e l’illusionismo, promosso dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, dal Centro di Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma e dagli Amici dell’Accademia Nazionale di San Luca. tenutosi a Roma, Teatro Quirinetta.

Bernini e la cupola di Sant’Andrea al Quirinale

Marisa Tabarrini
2015

Abstract

L’illusionismo è una costante dell’arte di Bernini che si esplica principalmente nella manipolazione ottica dell’immagine e della percezione visiva per indurre lo spettatore a confondere la realtà fisica con quella sensoriale. È dunque una chiave interpretativa fondamentale per comprendere il processo formativo delle sue creazioni, incluse quelle di architettura. I risultati del restauro della decorazione della cupola di S. Andrea al Quirinale – diretto nel 2014 da Paolo Castellani per la Soprintendenza SPSAE e il Polo Museale di Roma (responsabile Adriana Capriotti) – hanno fatto emergere inaspettamente quest’opera come il caso di illusionismo più riuscito di Bernini in architettura, il cui inganno, protrattosi fino ad oggi, consiste nel dissimulare una realtà morfologico-strutturale molto più complessa di quanto si sia creduto. Come è noto la struttura della cupola è solitamente presentata come un caso di neocinquecentismo barocco per le derivazioni dalla cupola di S. Giacomo in Augusta, opera di Francesco da Volterra e Carlo Maderno. Bernini si sarebbe limitato a decorare l’introdosso con l’intreccio visivo di costoloni e cassettoni ispirato dalla calotta della chiesa dei Ss. Luca e Martina di Pietro da Cortona e a sovrapporvi ricche figurazioni in stucco. L’iconografia storica della cupola, limitandosi alle sezioni verticali, ha contribuito a trasmettere un’idea di regolarità classica della struttura, ovvero quella di una calotta ovale ad intradosso continuo con articolazione duale. Questa lettura dell’opera, cristallizzatasi nella storiografia architettonica da R. Wittkower fino ai giorni nostri, non tiene conto dell’accumulo stratificato di mostre e figure in stucco che, disposte intorno alle aperture finestrate, dissimulano la struttura reale polilobata e ampliano illusivamente la cupola proiettando verso l’osservatore l’immagine di un alveare continuo di cassettoni esagoni. Siamo quindi di fronte a un caso eclatante di falso classicismo berniniano.
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