I radicali mutamenti verificatisi con l’avvento di Roma Capitale nel settore urbano attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore hanno coinvolto inevitabilmente anche l’insediamento monastico vallombrosano annesso alla chiesa di Santa Prassede. Posto alle spalle di quest’ultima, esso definiva con il suo fianco, prima delle trasformazioni avvenute, il margine sud-occidentale della grande piazza innanzi al monumentale complesso isolato del santuario mariano; mentre con la fronte si affacciava all’imbocco della via dell’Olmata. L’espropriazione nel 1874 di gran parte del fabbricato, destinata a nuove funzioni, le conseguenti alterazioni interne, nonché l’abbassamento della quota stradale antistante di oltre tre metri e mezzo e la successiva realizzazione di nuovi prospetti, hanno sostanzialmente cancellato l’entità originaria dell’organismo religioso, completato all’inizio del Seicento dopo un lungo processo costruttivo. La stessa evoluzione edilizia circostante relativa alla formazione del quartiere Esquilino ha inoltre mutato la configurazione spaziale della piazza, tanto che l’isolato del vecchio monastero non concorre più a delimitarla. Pertanto, non è più possibile comprendere quale ruolo giocasse un tempo la presenza della fabbrica religiosa nell’ambiente storico della basilica Liberiana. In realtà, molto dell’organismo vallombrosano sopravvive ancora, in parte come sede residua della comunità di monaci (ospitata nell’ala subito a ridosso del transetto e dell’abside dell’antica basilica di Santa Prassede e in una porzione dell’ala lungo la via omonima), in parte nel complesso scolastico che è subentrato a fine Ottocento; il cui cortile interno corrisponde al manomesso chiostro cinquecentesco del monastero. L’edificio, che in ogni caso era piuttosto ampio, occupando un’area rettangolare con il lato in facciata pari a poco meno di 50 metri e con una profondità di circa 40, può quindi rileggersi tutt’ora nelle sue caratteristiche generali. Ma ciò è reso ancora più agevole dalla possibilità di ricorrere alla documentazione e soprattutto alle piante redatte in occasione dell’esproprio.

Il monastero vallombrosano di Santa Prassede a Roma. Caratteri dell'insediamento e vicenda urbana / Caperna, Maurizio. - (2019), pp. 697-720.

Il monastero vallombrosano di Santa Prassede a Roma. Caratteri dell'insediamento e vicenda urbana

MAURIZIO CAPERNA
2019

Abstract

I radicali mutamenti verificatisi con l’avvento di Roma Capitale nel settore urbano attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore hanno coinvolto inevitabilmente anche l’insediamento monastico vallombrosano annesso alla chiesa di Santa Prassede. Posto alle spalle di quest’ultima, esso definiva con il suo fianco, prima delle trasformazioni avvenute, il margine sud-occidentale della grande piazza innanzi al monumentale complesso isolato del santuario mariano; mentre con la fronte si affacciava all’imbocco della via dell’Olmata. L’espropriazione nel 1874 di gran parte del fabbricato, destinata a nuove funzioni, le conseguenti alterazioni interne, nonché l’abbassamento della quota stradale antistante di oltre tre metri e mezzo e la successiva realizzazione di nuovi prospetti, hanno sostanzialmente cancellato l’entità originaria dell’organismo religioso, completato all’inizio del Seicento dopo un lungo processo costruttivo. La stessa evoluzione edilizia circostante relativa alla formazione del quartiere Esquilino ha inoltre mutato la configurazione spaziale della piazza, tanto che l’isolato del vecchio monastero non concorre più a delimitarla. Pertanto, non è più possibile comprendere quale ruolo giocasse un tempo la presenza della fabbrica religiosa nell’ambiente storico della basilica Liberiana. In realtà, molto dell’organismo vallombrosano sopravvive ancora, in parte come sede residua della comunità di monaci (ospitata nell’ala subito a ridosso del transetto e dell’abside dell’antica basilica di Santa Prassede e in una porzione dell’ala lungo la via omonima), in parte nel complesso scolastico che è subentrato a fine Ottocento; il cui cortile interno corrisponde al manomesso chiostro cinquecentesco del monastero. L’edificio, che in ogni caso era piuttosto ampio, occupando un’area rettangolare con il lato in facciata pari a poco meno di 50 metri e con una profondità di circa 40, può quindi rileggersi tutt’ora nelle sue caratteristiche generali. Ma ciò è reso ancora più agevole dalla possibilità di ricorrere alla documentazione e soprattutto alle piante redatte in occasione dell’esproprio.
2019
La memoria del chiostro. Studi di storia e cultura monastica in ricordo di Padre Pierdamiano Spotorno O.S.B.
978-88-222-6590-6
monastero; Ordine Vallombrosano; Santa Prassede; Santa Maria Maggiore a Roma
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Il monastero vallombrosano di Santa Prassede a Roma. Caratteri dell'insediamento e vicenda urbana / Caperna, Maurizio. - (2019), pp. 697-720.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1340975
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