Pensare la città a partire dal paesaggio significa intraprendere un nuovo dialogo progettuale tra città e campagna, tra spazi aperti e spazi edificati, tra aree di frangia urbana e aree agricole urbanizzate che, nel caso di Roma, sono una delle caratteristiche fondanti della sua stessa morfologia insediativa. Re-inventare, Re-urbanizzare, Re-strutturare, sono parole che devono insinuarsi nella realtà ai margini di una città e di una campagna resa fragile. La geografia dei luoghi deve essere posta al centro del progetto. Pensare la città a partire dal paesaggio diventa così una scelta etica, un modo di interrogarsi sulle dinamiche urbane al di là delle fratture sociali, manipolando continuamente la scala dell’intervento e la durata del progetto: dal più piccolo al più grande, dal quotidiano allo straordinario. Alla frenetica speculazione urbana, il paesaggio contrappone la permanenza delle ampie vedute e del panorama delle montagne.Alla frammentazione del territorio, legata ai tracciati delle infrastrutture, il paesaggio risponde con la lenta riqualificazione degli spazi aperti destinati a svolgere un ruolo fondamentale come riconnessione tra le parti e come rete di infrastrutture verdi.Alla progressiva lottizzazione della campagna, il paesaggio contrappone il valore etico del vuoto, una riflessione sulla possibilità di integrare questo vuoto nella città e di trovarne significati progettuali. A cominciare da un riposizionamento dei quartieri in contesti più ampi, alla scala del territorio, dall’oltrepassare i loro confini per comprendere e trovare nel paesaggio le risorse stesse di un progetto di rigenerazione. Allo sviluppo della periferia, che ne ha cancellato troppo spesso storie e geografie, il paesaggio risponde occupando i terreni vuoti o abbandonati vacanti, les delaissèes, rifugio dei viventi e supporto delle future attività urbane.

Riconnettere spazi aperti / Laforge, Christophe; Mattogno, Claudia. - (2019), pp. 275-286.

Riconnettere spazi aperti

Mattogno, Claudia
2019

Abstract

Pensare la città a partire dal paesaggio significa intraprendere un nuovo dialogo progettuale tra città e campagna, tra spazi aperti e spazi edificati, tra aree di frangia urbana e aree agricole urbanizzate che, nel caso di Roma, sono una delle caratteristiche fondanti della sua stessa morfologia insediativa. Re-inventare, Re-urbanizzare, Re-strutturare, sono parole che devono insinuarsi nella realtà ai margini di una città e di una campagna resa fragile. La geografia dei luoghi deve essere posta al centro del progetto. Pensare la città a partire dal paesaggio diventa così una scelta etica, un modo di interrogarsi sulle dinamiche urbane al di là delle fratture sociali, manipolando continuamente la scala dell’intervento e la durata del progetto: dal più piccolo al più grande, dal quotidiano allo straordinario. Alla frenetica speculazione urbana, il paesaggio contrappone la permanenza delle ampie vedute e del panorama delle montagne.Alla frammentazione del territorio, legata ai tracciati delle infrastrutture, il paesaggio risponde con la lenta riqualificazione degli spazi aperti destinati a svolgere un ruolo fondamentale come riconnessione tra le parti e come rete di infrastrutture verdi.Alla progressiva lottizzazione della campagna, il paesaggio contrappone il valore etico del vuoto, una riflessione sulla possibilità di integrare questo vuoto nella città e di trovarne significati progettuali. A cominciare da un riposizionamento dei quartieri in contesti più ampi, alla scala del territorio, dall’oltrepassare i loro confini per comprendere e trovare nel paesaggio le risorse stesse di un progetto di rigenerazione. Allo sviluppo della periferia, che ne ha cancellato troppo spesso storie e geografie, il paesaggio risponde occupando i terreni vuoti o abbandonati vacanti, les delaissèes, rifugio dei viventi e supporto delle future attività urbane.
978-88-4923785-6
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