L’archetipo dell’insipiente è il negatore dell’esistenza di Dio nel Salmo 52 (= 13) “Dixit insipiens in corde suo non est Deus”. Insipiens fa parte nel medioevo di quella nebulosa di termini con i quali si indicavano quanti, per motivi diversi e in prospettive diverse, non riconoscevano - o si riteneva che nascostamente (in corde suo) non riconoscessero - il Dio dei cristiani. Fanno parte di tale nebulosa infidelis, epicureus, hereticus o heresiarca, ethnicus. Nella tradizione medievale ad ogni modo insipiens si sovrappone soprattutto a stultus, sulla base di Salmi 48, 11 e 91 (92), 7. Passa così il messaggio secondo cui solo qualcuno che non è in grado di ‘intelligere’ può pensare che Dio non esista. L’insipiente della tradizione teologica latina è dunque un uomo stolto e irrazionale in quanto nega qualcosa che la ragione richiede in modo necessario. Nei manoscritti medievali in corrispondenza della D dell’incipit del salmo 52 (“Dixit insipiens in corde suo”) troviamo in genere l’insipiente dal testo biblico rappresentato con una serie di caratteristiche ricorrenti: il capo rasato, il corpo nudo o nascosto da una coperta oppure da un corto mantello, a volte con cappucci,; in mano un bastone dalle fattezze di una clava o scolpito in cima, spesso a forma di testa d’uomo (marotte); nell’altra mano un oggetto rotondo, forse moneta o pane. Tali caratteristiche sono tutte finalizzate a trasmettere l’immagine dell’insipiente come di un folle, un irragionevole povero vagabondo escluso da ogni contesto sociale. Con l’andare del tempo e soprttutto nel XIV e XV la figura dell’insipiente delle miniature si trasforma. Il mantello sbrindellato diviene un abito dai colori sgargianti, spesso di fattura elaborata e completo di calze; il cappuccio moltiplica il numero delle punte e si arricchisce di ornamenti, il bastone si trasforma in elaborato sonaglio: in poche parole, l’insipiente e stolto negatore dell’esistenza di Dio del salmo 52 è, nel basso medioevo, il giullare di corte e il jolly delle nostre carte da gioco. La tradizione iconografica si incrocia così con la riflessione esegetico-teologica e sembra evolversi in parallelo con essa. Inizialmente, le immagini miniate trasmettono l’idea del negatore dell’esistenza di Dio come di un autentico outsider. Siamo nel XII secolo e fino almeno agli inizi del XIV: un periodo in cui i pensatori latini erano concordi nel ritenere la loro fede conforme a ragione, tendenzialmente universale e in ampia misura dimostrabile. Negarla sarebbe pura follia.Ma a partire dalla seconda metà del XIV secolo l’esistenza di popoli senza Dio è cosa ormai assodata, alcuni intellettuali europei non nascondono la propria miscredenza e gli stessi teologi hanno ridimensionato la fiducia nella forza dimostrativa della ragione nei confronti delle verità della fede, compresa l’esistenza di Dio. Le immagini miniate ci mostrino ora l’insipiente come un giullare: il negatore dell’esistenza di Dio è quasi neutralizzato nel suo potenziale destabilizzante e trasformato in un personaggio benestante e integrato, per quanto certamente ancora sui generis.

“Dixit insipiens in corde suo ‘Non est Deus’”, mini-archeologia del soggetto insipiente / Valente, Luisa. - STAMPA. - (2018), pp. 327-334.

“Dixit insipiens in corde suo ‘Non est Deus’”, mini-archeologia del soggetto insipiente

Luisa Valente
2018

Abstract

L’archetipo dell’insipiente è il negatore dell’esistenza di Dio nel Salmo 52 (= 13) “Dixit insipiens in corde suo non est Deus”. Insipiens fa parte nel medioevo di quella nebulosa di termini con i quali si indicavano quanti, per motivi diversi e in prospettive diverse, non riconoscevano - o si riteneva che nascostamente (in corde suo) non riconoscessero - il Dio dei cristiani. Fanno parte di tale nebulosa infidelis, epicureus, hereticus o heresiarca, ethnicus. Nella tradizione medievale ad ogni modo insipiens si sovrappone soprattutto a stultus, sulla base di Salmi 48, 11 e 91 (92), 7. Passa così il messaggio secondo cui solo qualcuno che non è in grado di ‘intelligere’ può pensare che Dio non esista. L’insipiente della tradizione teologica latina è dunque un uomo stolto e irrazionale in quanto nega qualcosa che la ragione richiede in modo necessario. Nei manoscritti medievali in corrispondenza della D dell’incipit del salmo 52 (“Dixit insipiens in corde suo”) troviamo in genere l’insipiente dal testo biblico rappresentato con una serie di caratteristiche ricorrenti: il capo rasato, il corpo nudo o nascosto da una coperta oppure da un corto mantello, a volte con cappucci,; in mano un bastone dalle fattezze di una clava o scolpito in cima, spesso a forma di testa d’uomo (marotte); nell’altra mano un oggetto rotondo, forse moneta o pane. Tali caratteristiche sono tutte finalizzate a trasmettere l’immagine dell’insipiente come di un folle, un irragionevole povero vagabondo escluso da ogni contesto sociale. Con l’andare del tempo e soprttutto nel XIV e XV la figura dell’insipiente delle miniature si trasforma. Il mantello sbrindellato diviene un abito dai colori sgargianti, spesso di fattura elaborata e completo di calze; il cappuccio moltiplica il numero delle punte e si arricchisce di ornamenti, il bastone si trasforma in elaborato sonaglio: in poche parole, l’insipiente e stolto negatore dell’esistenza di Dio del salmo 52 è, nel basso medioevo, il giullare di corte e il jolly delle nostre carte da gioco. La tradizione iconografica si incrocia così con la riflessione esegetico-teologica e sembra evolversi in parallelo con essa. Inizialmente, le immagini miniate trasmettono l’idea del negatore dell’esistenza di Dio come di un autentico outsider. Siamo nel XII secolo e fino almeno agli inizi del XIV: un periodo in cui i pensatori latini erano concordi nel ritenere la loro fede conforme a ragione, tendenzialmente universale e in ampia misura dimostrabile. Negarla sarebbe pura follia.Ma a partire dalla seconda metà del XIV secolo l’esistenza di popoli senza Dio è cosa ormai assodata, alcuni intellettuali europei non nascondono la propria miscredenza e gli stessi teologi hanno ridimensionato la fiducia nella forza dimostrativa della ragione nei confronti delle verità della fede, compresa l’esistenza di Dio. Le immagini miniate ci mostrino ora l’insipiente come un giullare: il negatore dell’esistenza di Dio è quasi neutralizzato nel suo potenziale destabilizzante e trasformato in un personaggio benestante e integrato, per quanto certamente ancora sui generis.
Sujet libre. Pour Alain de Libera
978-2-7116-2837-7
insipiens; stultus; medieval atheism; medieval iconography
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
“Dixit insipiens in corde suo ‘Non est Deus’”, mini-archeologia del soggetto insipiente / Valente, Luisa. - STAMPA. - (2018), pp. 327-334.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1119733
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