Il transmedia storytelling non è più una novità, ma contemporaneamente, per sua natura, costituisce da un lato un oggetto di studio e di ricerca difficilmente riconducibile a modelli cristallizzati, dall’altro un insieme di pratiche narrative e produttive costantemente in corso di evoluzione. L’unione della dimensione tecnologica e di quella narrativa, infatti, origina un intervallo, non soltanto semantico, in costante espansione, sia in virtù delle incessanti implementazioni delle forme di produzione e fruizione, sia in virtù della capacità creativa potenzialmente illimitata dello storytelling. In questo senso, allora, a prescindere dalla centralità dei contributi teorici fondativi, da Jenkins, a Gomez, a Scolari, relativi all’oggetto del presente articolo, il fenomeno della narrazione transmediale, oltre ad aver colonizzato territori e pratiche differenti da quella fiction (pubblicità, marketing, informazione, etc.), ha ormai raggiunto un grado di maturazione, tale da consentire tentativi di elaborazione di principi, in grado di mappare al meglio la vastità del fenomeno. Come ad esempio, la riconfigurazione delle coordinate spazio–temporali, l’insieme di inedite pratiche di partecipazione alle esperienze, fino ad una sorta di semiosi illimitata dei testi, che riporta alla luce e riattualizza immaginari cult della produzione culturale. Coinvolgendo competenze diverse, questo breve saggio punta a integrare il piano della teoria con quello della pratica, con un obiettivo principale: evidenziare alcuni dei principali elementi in grado di configurare una sorta di paradigma, condiviso e aggiornato, del transmedia storytelling, anche alla luce dell’analisi di una significativa esperienza di racconto transmediale attuata nel panorama produttivo italiano, come Frammenti.

Frammenti di un discorso transmediale / Ciofalo, Giovanni; Leonzi, Silvia; Di Paola, Valerio. - STAMPA. - (2018), pp. 77-86.

Frammenti di un discorso transmediale

GIOVANNI CIOFALO
;
SILVIA LEONZI
;
DI PAOLA, VALERIO
2018

Abstract

Il transmedia storytelling non è più una novità, ma contemporaneamente, per sua natura, costituisce da un lato un oggetto di studio e di ricerca difficilmente riconducibile a modelli cristallizzati, dall’altro un insieme di pratiche narrative e produttive costantemente in corso di evoluzione. L’unione della dimensione tecnologica e di quella narrativa, infatti, origina un intervallo, non soltanto semantico, in costante espansione, sia in virtù delle incessanti implementazioni delle forme di produzione e fruizione, sia in virtù della capacità creativa potenzialmente illimitata dello storytelling. In questo senso, allora, a prescindere dalla centralità dei contributi teorici fondativi, da Jenkins, a Gomez, a Scolari, relativi all’oggetto del presente articolo, il fenomeno della narrazione transmediale, oltre ad aver colonizzato territori e pratiche differenti da quella fiction (pubblicità, marketing, informazione, etc.), ha ormai raggiunto un grado di maturazione, tale da consentire tentativi di elaborazione di principi, in grado di mappare al meglio la vastità del fenomeno. Come ad esempio, la riconfigurazione delle coordinate spazio–temporali, l’insieme di inedite pratiche di partecipazione alle esperienze, fino ad una sorta di semiosi illimitata dei testi, che riporta alla luce e riattualizza immaginari cult della produzione culturale. Coinvolgendo competenze diverse, questo breve saggio punta a integrare il piano della teoria con quello della pratica, con un obiettivo principale: evidenziare alcuni dei principali elementi in grado di configurare una sorta di paradigma, condiviso e aggiornato, del transmedia storytelling, anche alla luce dell’analisi di una significativa esperienza di racconto transmediale attuata nel panorama produttivo italiano, come Frammenti.
978-88-255-1277-9
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