Nel disordine che caratterizza il nostro spazio visivo, uno sguardo men che accorto difficilmente riesce a cogliere esteticamente il perverso e diffuso effetto locale dei punti di accesso alle reti. Con qualche ragione quando si pensa a una rete infrastrutturale in prima istanza si ragiona in termini transregionali: ovvero si pone attenzione alla configurazione del network, alle relazioni, alle ridondanze, alle caratteristiche prestazionali della rete e dei suoi terminali. In questo periodo l'attenzione è concentrata a varare un disegno efficiente delle reti che sia in grado di garantire i servizi istituzionali nelle varie parti del Paese. Si pensi alle reti della mobilità su gomma e ferroviaria, alle reti per la distribuzione dell'energia, alle reti informatiche wired. Necessariamente questo livello di progettazione si confronta con una conoscenza/rappresentazione del territorio/paesaggio indiscutibilmente astratta. Anche limitandoci per un momento al tema delle connessioni fisiche tra i nodi, è facile constatare che alla prima fase progettuale di scala transregionale, dovrebbe seguire una seconda fase che si occupi "dell'atterraggio" della rete sul territorio nella sua articolazione reale. Una terza fase, che a ben guardare riguarderebbe anche le reti wireless, dovrebbe poi ragionare sulla qualità locale così come viene determinata dalla presenza dei manufatti dei punti di accesso. Nella prassi però si deve constatare come vi siano forti resistenze nel dare corpo alle due fasi più di dettaglio che, in termini di paesaggio e di spazio pubblico, potrebbero invece fare una certa differenza tra una rete percepita come detrattore e una rete percepita come opportunità di sviluppo e di utile servizio. Sarebbe certo necessario dedicare un'approfondita analisi all’individuazione delle molte cause tecnico amministrative che presiedono a questo stato di cose. Nel frattempo, sul piano più strettamente culturale, non possiamo non registrare come la logica dell'affermazione del marchio come valore si proponga come "apparato teorico" per concepire l'idea di un'opera infrastrutturale pensata come veicolo di divulgazione dell'identità aziendale con un design ubiquo , con un oggetto fortemente autoreferenziale e in ogni dove riconoscibile, che traduce in tragica banalizzazione il delicato rapporto opera/territorio-ambiente-paesaggio. Testimonianze di una tale cultura sono quotidianamente evidenti nel nostro panorama visivo: si pensi ai manufatti delle cabine Enel - identico sfregio di ogni paesaggio -, ai deprimenti manufatti per le telecomunicazioni presenti in ogni strada urbana, senza dimenticare i molti lampioni di "design" che devastano molti dei nostri "lungomare". Indifferenti ai diversi contesti, trincerati dietro le specifiche prestazionali, agli accordi sindacali, alle norme per la sicurezza, si impongono di fatto manufatti insensibili alle specificità locali. Il progetto dello spazio urbano, del paesaggio, tende quindi ormai a configurarsi come spazio residuale tra le pertinenze delle reti che impongono la loro burocratica indifferente estetica. Ancora una volta è necessario constatare come il progetto transcalare espressione di una forte sensibilità multidisciplinare sia il necessario presupposto di trasformazioni del territorio che siano compatibili con la conservazione, gestione e innovazione programmata del paesaggio e degli spazi urbani aperti. Ancora una volta si deve ribadire con forza come tali criteri debbano essere posti al centro della programmazione economica e delle politiche per il territorio. In questo contributo si propone una visione correlata di alcune distinte sperimentazioni condotte a diverse scale sul tema delle infrastrutture su gomma: brevi richiami ad esperienze di scala territoriale già pubblicate e trattazioni di sperimentazioni inedite condotte a scala di dettaglio . L'intento è di dimostrare con "esempi virtuosi di integrazione tra generazione di valore, valorizzazione dell’identità storica e sistemi di spazi pubblici mostrando panorami articolati di attività proiettate nello spazio ad esse più o meno armonizzate" che, in definitiva, ancora esiste la possibilità teorica di conseguire con una progettazione multiscalare e multidisciplinare, soluzioni condivise e sostenibili in termini ambientali e paesistici, sostanzialmente alternative alla tristi prassi dei nostri tempi.

Progetto di paesaggio: l'insostenibile disturbo delle reti infrastrutturali (materiali e immateriali) / Valorani, Carlo. - In: URBANISTICA DOSSIER. - ISSN 2240-0133. - ELETTRONICO. - :13(2017), pp. 387-392.

Progetto di paesaggio: l'insostenibile disturbo delle reti infrastrutturali (materiali e immateriali)

valorani carlo
2017

Abstract

Nel disordine che caratterizza il nostro spazio visivo, uno sguardo men che accorto difficilmente riesce a cogliere esteticamente il perverso e diffuso effetto locale dei punti di accesso alle reti. Con qualche ragione quando si pensa a una rete infrastrutturale in prima istanza si ragiona in termini transregionali: ovvero si pone attenzione alla configurazione del network, alle relazioni, alle ridondanze, alle caratteristiche prestazionali della rete e dei suoi terminali. In questo periodo l'attenzione è concentrata a varare un disegno efficiente delle reti che sia in grado di garantire i servizi istituzionali nelle varie parti del Paese. Si pensi alle reti della mobilità su gomma e ferroviaria, alle reti per la distribuzione dell'energia, alle reti informatiche wired. Necessariamente questo livello di progettazione si confronta con una conoscenza/rappresentazione del territorio/paesaggio indiscutibilmente astratta. Anche limitandoci per un momento al tema delle connessioni fisiche tra i nodi, è facile constatare che alla prima fase progettuale di scala transregionale, dovrebbe seguire una seconda fase che si occupi "dell'atterraggio" della rete sul territorio nella sua articolazione reale. Una terza fase, che a ben guardare riguarderebbe anche le reti wireless, dovrebbe poi ragionare sulla qualità locale così come viene determinata dalla presenza dei manufatti dei punti di accesso. Nella prassi però si deve constatare come vi siano forti resistenze nel dare corpo alle due fasi più di dettaglio che, in termini di paesaggio e di spazio pubblico, potrebbero invece fare una certa differenza tra una rete percepita come detrattore e una rete percepita come opportunità di sviluppo e di utile servizio. Sarebbe certo necessario dedicare un'approfondita analisi all’individuazione delle molte cause tecnico amministrative che presiedono a questo stato di cose. Nel frattempo, sul piano più strettamente culturale, non possiamo non registrare come la logica dell'affermazione del marchio come valore si proponga come "apparato teorico" per concepire l'idea di un'opera infrastrutturale pensata come veicolo di divulgazione dell'identità aziendale con un design ubiquo , con un oggetto fortemente autoreferenziale e in ogni dove riconoscibile, che traduce in tragica banalizzazione il delicato rapporto opera/territorio-ambiente-paesaggio. Testimonianze di una tale cultura sono quotidianamente evidenti nel nostro panorama visivo: si pensi ai manufatti delle cabine Enel - identico sfregio di ogni paesaggio -, ai deprimenti manufatti per le telecomunicazioni presenti in ogni strada urbana, senza dimenticare i molti lampioni di "design" che devastano molti dei nostri "lungomare". Indifferenti ai diversi contesti, trincerati dietro le specifiche prestazionali, agli accordi sindacali, alle norme per la sicurezza, si impongono di fatto manufatti insensibili alle specificità locali. Il progetto dello spazio urbano, del paesaggio, tende quindi ormai a configurarsi come spazio residuale tra le pertinenze delle reti che impongono la loro burocratica indifferente estetica. Ancora una volta è necessario constatare come il progetto transcalare espressione di una forte sensibilità multidisciplinare sia il necessario presupposto di trasformazioni del territorio che siano compatibili con la conservazione, gestione e innovazione programmata del paesaggio e degli spazi urbani aperti. Ancora una volta si deve ribadire con forza come tali criteri debbano essere posti al centro della programmazione economica e delle politiche per il territorio. In questo contributo si propone una visione correlata di alcune distinte sperimentazioni condotte a diverse scale sul tema delle infrastrutture su gomma: brevi richiami ad esperienze di scala territoriale già pubblicate e trattazioni di sperimentazioni inedite condotte a scala di dettaglio . L'intento è di dimostrare con "esempi virtuosi di integrazione tra generazione di valore, valorizzazione dell’identità storica e sistemi di spazi pubblici mostrando panorami articolati di attività proiettate nello spazio ad esse più o meno armonizzate" che, in definitiva, ancora esiste la possibilità teorica di conseguire con una progettazione multiscalare e multidisciplinare, soluzioni condivise e sostenibili in termini ambientali e paesistici, sostanzialmente alternative alla tristi prassi dei nostri tempi.
978-88-7603-174-8
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