The borgate (suburbs) have always had, and still have, a pivotal role in the characterisation of the city of Rome, both from a material and from a symbolic perspective. The idea of “borgata” has contributed, for better or worse, to the development of the identity of the Capital; it is now essential to its very nature, and its rich and complex symbolic value has proved resistant to any attempt at “urban renewal”. The suburbs are so well-known, and have affected the development of the city in its several phases so much, that the term “borgata” now covers a broad spectrum of very different phenomena, ranging from actual shantytowns to rural villages with their shacks, from the official districts of fascist origins and the numerous declinations of public housing that tried to renovate them, to the many stratifications and forms of unauthorised building that have dominated the development of the city from after the Second World War to the present day. Such unauthorised building has always existed in Rome, and it probably originated as a response to the housing problem when alternatives were not available, to later turn into some sort of parallel market for housing, accounting today for nearly one third of the entire urbanised area of the city. It is so common to combine all these different realities under the term “borgata” that we often need to specify that we are solely referring to the official fascist peripheries. Nonetheless, these declinations of illegal building came all to life as a response, whether institutional and carefully planned or informal and unauthorised, to the lack of adequate housing; but these solutions were often a huge compromise on architectural, urban and social quality, and they responded to specific demands of affordability and fast availability, with dramatic effects on people’s lives and with long-lasting, if not permanent, consequences on the urban layout. An attitude, this one, very common in the roman reality.

Le borgate hanno avuto e hanno tutt’oggi un ruolo caratterizzante la città di Roma, sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista simbolico. L’idea di “borgata” è un fattore strutturante, nel bene e nel male, dell’identità della Capitale, è ormai connaturato al suo essere, e tutti gli sforzi di “risanamento” non ne cancellano il ricco e complesso valore simbolico. Le borgate sono così note e hanno inciso così fortemente sulla storia della formazione della città, nelle sue diverse fasi, che ormai il termine accomuna una serie di fenomeni in realtà differenti tra loro, dai baraccati in senso stretto ai borghetti rurali e alle casette “poverissime” di epoca fascista, dalle borgate fasciste ufficiali alle diverse stagioni di edilizia popolare che hanno cercato di rinnovarle, sino alle diverse stratificazioni e tipologie di abusivismo a scopo abitativo che hanno lungamente caratterizzato la città dal dopoguerra fino ai nostri giorni. Si tratta di un abusivismo che non ha mai cessato di esistere e che ha costituito spesso la soluzione del problema casa in mancanza di alternative, trasformandosi poi in una sorta di mercato parallelo della casa; e che oggi costituisce un terzo della città. Tale è la tendenza a confondere ed accomunare i fenomeni che si è spesso dovuto specificare il riferimento alle borgate ufficiali fasciste. Sono fenomeni accomunati dall’essere la risposta, sia essa istituzionale e programmata o informale ed autoprodotta, al problema della casa attraverso l’accettazione di soluzioni al “ribasso”, soluzioni di più bassa qualità dal punto di vista sia edilizio che urbanistico e sociale, fatte in economicità ed il più rapidamente possibile, con effetti spesso pesanti sulla vita delle persone e delle comunità e con conseguenze durature se non permanenti sull’assetto urbano. Un atteggiamento e una situazione che si sono spesso verificati nella realtà romana.

Le borgate e l'identità della città

CELLAMARE, Carlo
2017

Abstract

Le borgate hanno avuto e hanno tutt’oggi un ruolo caratterizzante la città di Roma, sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista simbolico. L’idea di “borgata” è un fattore strutturante, nel bene e nel male, dell’identità della Capitale, è ormai connaturato al suo essere, e tutti gli sforzi di “risanamento” non ne cancellano il ricco e complesso valore simbolico. Le borgate sono così note e hanno inciso così fortemente sulla storia della formazione della città, nelle sue diverse fasi, che ormai il termine accomuna una serie di fenomeni in realtà differenti tra loro, dai baraccati in senso stretto ai borghetti rurali e alle casette “poverissime” di epoca fascista, dalle borgate fasciste ufficiali alle diverse stagioni di edilizia popolare che hanno cercato di rinnovarle, sino alle diverse stratificazioni e tipologie di abusivismo a scopo abitativo che hanno lungamente caratterizzato la città dal dopoguerra fino ai nostri giorni. Si tratta di un abusivismo che non ha mai cessato di esistere e che ha costituito spesso la soluzione del problema casa in mancanza di alternative, trasformandosi poi in una sorta di mercato parallelo della casa; e che oggi costituisce un terzo della città. Tale è la tendenza a confondere ed accomunare i fenomeni che si è spesso dovuto specificare il riferimento alle borgate ufficiali fasciste. Sono fenomeni accomunati dall’essere la risposta, sia essa istituzionale e programmata o informale ed autoprodotta, al problema della casa attraverso l’accettazione di soluzioni al “ribasso”, soluzioni di più bassa qualità dal punto di vista sia edilizio che urbanistico e sociale, fatte in economicità ed il più rapidamente possibile, con effetti spesso pesanti sulla vita delle persone e delle comunità e con conseguenze durature se non permanenti sull’assetto urbano. Un atteggiamento e una situazione che si sono spesso verificati nella realtà romana.
9788899231514
The borgate (suburbs) have always had, and still have, a pivotal role in the characterisation of the city of Rome, both from a material and from a symbolic perspective. The idea of “borgata” has contributed, for better or worse, to the development of the identity of the Capital; it is now essential to its very nature, and its rich and complex symbolic value has proved resistant to any attempt at “urban renewal”. The suburbs are so well-known, and have affected the development of the city in its several phases so much, that the term “borgata” now covers a broad spectrum of very different phenomena, ranging from actual shantytowns to rural villages with their shacks, from the official districts of fascist origins and the numerous declinations of public housing that tried to renovate them, to the many stratifications and forms of unauthorised building that have dominated the development of the city from after the Second World War to the present day. Such unauthorised building has always existed in Rome, and it probably originated as a response to the housing problem when alternatives were not available, to later turn into some sort of parallel market for housing, accounting today for nearly one third of the entire urbanised area of the city. It is so common to combine all these different realities under the term “borgata” that we often need to specify that we are solely referring to the official fascist peripheries. Nonetheless, these declinations of illegal building came all to life as a response, whether institutional and carefully planned or informal and unauthorised, to the lack of adequate housing; but these solutions were often a huge compromise on architectural, urban and social quality, and they responded to specific demands of affordability and fast availability, with dramatic effects on people’s lives and with long-lasting, if not permanent, consequences on the urban layout. An attitude, this one, very common in the roman reality.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1004604
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